
Con la presentazione da parte di Tim Berners Lee del progetto per il miglioramento della gestione delle informazioni del Cern, nel marzo del 1989, il mondo è cambiato per sempre. Il documento del ricercatore britannico ha infatti posto le basi per lo sviluppo di Internet, che nel giro di tre decenni ha letteralmente rivoluzionato il mondo in cui viviamo, creando dal nulla interi settori economici e ponendo le basi per ulteriori rivoluzioni, come quella dell’intelligenza artificiale, che iniziano ora a dispiegare il proprio potenziale. La rivoluzione di Internet, che ha disintermediato interi settori industriali e portato alla nascita di nuovi settori economici, ha anche stravolto la composizione dei principali listini azionari, che vedono ora al vertice i giganti tecnologici e non più i grandi gruppi industriali, specie del settore energetico e finanziario, protagonisti invece 35 anni fa.
Le prime quattro società per capitalizzazione al mondo sono infatti colossi tecnologici, ovvero Microsoft con un valore di 3.165 miliardi di dollari seguita da Apple (2.606 miliardi di dollari) e Nvidia, che grazie all’esplosione delle criptovalute prima e soprattutto dell’intelligenza artificiale ora ha conquistato il terzo gradino del podio con 2.183 miliardi di dollari di valore, sorpassando Alphabet, la controllante di Google, quarta con una capitalizzazione di 1.953 miliardi di dollari. Nvidia ha quindi surclassato la regina per decenni dei chip, Intel, ferma a 161 miliardi di capitalizzazione e surclassata dalla taiwanese Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc), protagonista indiscussa nella costruzione di processori con tecnologie avanzate progettati grazie ai brevetti di Arm da colossi del calibro di Apple e forte di una capitalizzazione di 632 miliardi di dollari. Un settore, quello dei processori originariamente pensati per i dispositivi mobili ma ora utilizzati anche nei personal computer e persino nelle grandi server farm, che continua a registrare una crescita impetuosa, come dimostra il recente rilascio da parte di Qualcomm di un processore pensato per i pc Windows capace di prestazioni pari o superiori a quelli basati sull’architettura x86 dominata da Intel, capace al tempo stesso di consumi energetici addirittura inferiori a quelli degli Apple Silicon, che ha già abbandonato i chip Intel.
Dopo aver realizzato a cavallo del millennio il sogno di Bill Gates, ovvero avere un pc su ogni scrivania e in ogni casa, Microsoft sotto la guida di Satya Nadella si è focalizzata sul cloud, di cui è protagonista indiscussa tanto in ambito corporate quanto in quello professionale, dove il servizio Microsoft 365 ha sostituito l’immancabile pacchetto Office per la produttività individuale aggiungendo funzioni di condivisioni dei documenti e sicurezza prima appannaggio solo delle grandi aziende che potevano sostenere i costi di installazione e gestione dei server e relativi software necessari all’erogazione degli stessi. Proprio il focus sui servizi cloud, specie in ambito business, ha permesso a Microsoft di posizionarsi in modo vincente anche nell’intelligenza artificiale, che ha dato ulteriormente spinta al titolo del colosso di Redmod che ha messo a segno in 35 anni un total return superiore al 130.000%, inferiore solo allo strabiliante, e per alcuni insostenibile, 352.000% di Nvidia. Microsoft ha infatti già integrato le enormi potenzialità di ChatGPT all’interno di un modello di business già ben rodato, ovvero le sottoscrizioni ai servizi cloud per aziende a partire da Microsoft 365, oltre che personalizzazioni realizzate mettendo a disposizione su Azure il motore tecnologico dell’intelligenza artificiale in spazi virtuali privati in cui le aziende possono mettere i propri dati senza timore di problematiche di privacy e usi impropri. Microsoft ha inoltre iniziato a offrire alle aziende versioni specializzate di Copilot, il servizio basato sull’intelligenza artificiale di Open AI in cui la società guidata da Satya Nadella ha investito 13 miliardi di dollari, così da offrire strumenti di lavoro capaci di aumentare la produttività di figure che spaziano dai chief financial officer ai responsabili della sicurezza, e accelerando così l’adozione di questi strumenti.
Diverso l’approccio al tema dell’intelligenza artificiale, nuovo mantra del settore It, da parte di Apple. Il colosso di Cupertino, protagonista di una corsa ai vertici del settore e dell’intero mercato iniziata con il rilascio di iPhone da parte di Steve Jobs nel 2007 e proseguita sotto la guida di Tim Cook, ha avuto il merito di rivoluzionare non solo il mercato della telefonia mobile, ma anche quello della distribuzione del software tramite l’app store e della musica, aprendo di fatto l’era della sottoscrizione di massa che ha permesso poi la nascita di Netflix e Spotify. Apple sta infatti portando avanti da mesi una silenziosa ma sistematica acquisizione di piccole società detentrici di servizi di intelligenza artificiale focalizzate su singole funzioni, che potrebbe così integrare più facilmente all’interno del proprio portafogli di prodotti rivolto in prima battuta a un pubblico consumer, e non business, che ha esigenze, aspettative e competenze diverso dal panorama dalle aziende, oltre a metterle a disposizione del proprio ecosistema di sviluppatori. L’app economy ha infatti costituito una storia di creazione di ricchezza non solo per Apple ma per l’intero ecosistema di sviluppatori, con un giro d’affari di 1.100 miliardi di dollari nel 2022 e una crescita su base annua del 29%.
Un ecosistema messo però sotto la lente delle autorità antitrust, in modo particolare quelle europee, molto attive nel campo della regolamentazione di tutte le nuove frontiere della tecnologia, con indubbi vantaggi per la privacy ma con il rischio di impedire lo sviluppo di nuovi campioni continentali della tecnologia. Non a caso i protagonisti del settore sono tutti statunitensi o cinesi, mentre l’unico campione europeo del settore, Nokia, ha anticipato e seguito il declino dell’intero settore delle telecomunicazioni.
Il ruolo della politica nello sviluppo tecnologico è comunque in costante crescita, come dimostra la vera e propria Guerra fredda tecnologica che sta dividendo il mondo in due comparti: l’Occidente sta riportando in patria, anche grazie a sovvenzioni miliardarie dei governi, la produzione di chip, che vedeva sinora Cina e soprattutto Taiwan in primo piano, mentre la Cina sta limitando l’uso di chip statunitensi, a partire da Intel, e il sistema operativo Window per i computer, dopo aver fortemente sconsigliato l’uso di smartphone Apple, sino allo scorso anno molto popolari nel Paese.
Una mossa a tutto vantaggio di Huawei, non a caso considerata molto vicina al governo cinese, che ha ripreso un ruolo di primo piano in patria nel settore degli smartphone con chip proprietari per superare almeno in parte i divieti di uso di tecnologia statunitense, e sta ampliando l’impiego del proprio sistema operativo proprietario, Harmony OS, nato come alternativa ad Android negli smartphone e ora utilizzato anche nei dispositivi iOT e in prospettiva negli stessi pc. Un dualismo tecnologico che potrebbe favorire la competizione ma dividerà i colossali investimenti necessari per lo sviluppo della nuova frontiera della tecnologia. Lo sviluppo dei processori basati sul silicio si avvicina infatti a limiti fisici, mentre la nuova frontiera del quantum computing, che rivoluzionerà l’intero settore, è appena iniziata. Se si ripeterà però l’evoluzione fatta nel mondo dei transistor, la caccia alle nuove Intel e Microsoft è appena iniziata. (riproduzione riservata)