
Lo studio è stato condotto analizzando sia le risposte sia le scelte compiute da un campione di 830 consulenti finanziari, di cui 585 uomini e 245 donne, con lo scopo di identificare "gli ostacoli, i fattori demografici, familiari e lavorativi, le motivazioni e le attitudini che portano le donne ad essere ancora sottorappresentate nella categoria professionale dei consulenti finanziari". Il punto di partenza della ricerca è dunque che questa sottorappresentazione vi sia.
Solo su due punti non sembrano essere emerse differenze di genere significative: la progressione della carriera e il cambiamento di lavoro. Nel primo caso, infatti, sia gli uomini sia le donne intervistate ritengono probabile nei prossimi tre anni un avanzamento, soprattutto in caso di assenza di figli all'interno del nucleo famigliare, mentre nella seconda anche l'ipotesi di un cambiamento è valutata "poco probabile" allo stesso modo da entrambi i generi.
Le differenze emergono invece negli ambiti maggiormente legati all'interazione famigliare. Un chiaro esempio ne è il fatto che l'87,1% dei 585 consulenti uomini intervistati è anche responsabile del sostentamento della famiglia, mentre sul campione di 245 donne lo è solo il 46,9%.
Dal punto di vista delle scelte compiute, emerge poi un’ulteriore disparità all’interno del nucleo familiare. Alla nascita dell'ultimo figlio solo il 10% dei consulenti finanziari uomini ha chiesto il congedo parentale, contro il 50% circa delle professioniste; pur mancando in questo caso un'analisi relativa alla motivazione della scelta, la differenza appare più che significativa.
È però nella percezione del rapporto tra vita personale e impegno lavorativo che le differenze si acuiscono. In quest'ambito, infatti, la ricerca dell'Università Bocconi rileva come le donne dichiarino "una maggiore difficoltà a concentrarsi sulle attività che riguardano la propria occupazione a causa delle responsabilità familiari di cui si fanno carico".
Allo stesso modo, gli uomini appaiono mediamente più soddisfatti della propria vita personale (con "una valutazione di 8.1 per il genere maschile rispetto a 7.9 del genere femminile su una scala da 1 a 10") e dell'attività professionale (8.1 per i maschi rispetto a 7.7 per le femmine).
"Questi dati - concludono le ricercatrici - dimostrano come, per le donne, sia la soddisfazione lavorativa che quella della vita personale diminuiscono con l’aumento della stanchezza e dei conflitti tra lavoro e vita privata, ma aumentano al crescere del reddito personale".