
Oltre il 70% degli italiani non si affida ai consulenti finanziari. La scelta di non avvalersi della consulenza è motivata soprattutto dalla percezione che il servizio non sia necessario, a fronte dell’investimento di piccole somme (29%) o in strumenti finanziari semplici (23%), ovvero sia troppo costoso (26%). E' questa la fotografia delineata dall’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento della famiglie italiane.
I risparmiatori italiani hanno dichiarato di preferire l'investimento in autonomia o affidarsi ai consigli di amici, parenti o conoscenti - cosiddetta consulenza informale - come indicato dal 45% del campione (dato in crescita rispetto all’anno precedente ancorché stabile rispetto al 2019).
Come sottolinea l'analisi, alla base della scelta sembrerebbe esserci un basso livello di conoscenza del servizio. In particolare, solo il 39% degli intervistati sa che la prestazione del servizio è riservata ai soggetti iscritti all’Albo unico dei consulenti finanziari; il dato è parzialmente disallineato rispetto alla conoscenza percepita della nozione di consulenza finanziaria che viene dichiarata dal 51% del campione. Inoltre, solo il 15% degli investitori sa identificare nella modalità di retribuzione una delle caratteristiche tipiche della consulenza indipendente, che il 27% afferma di aver compreso.
Infine, solo il 35% degli intervistati è consapevole del fatto che la consulenza è un servizio a pagamento, mentre il 57% dichiara di non essere disposto a pagare.
I requisiti del consulente finanziario: chiaro, attento e affidabile
A fronte di una percezione degli oneri della consulenza poco diffusa, gli investitori prestano scarsa attenzione ai costi sia al momento della scelta del consulente sia ai fini della valutazione della prestazione ottenuta.
I principali drivers dell’affidamento a uno specifico consulente sono la chiarezza (17% dei casi), l’attenzione alle esigenze del cliente (16%), l’affidabilità (15%). Questi fattori sono anche tra i primi elementi di soddisfazione nell’ambito della relazione con il professionista, subito dopo le competenze/le certificazioni (indicate in media dal 36% del sotto-campione e che nella fase della scelta sono citate solo nell’11% dei casi). Competenze, chiarezza, affidabilità e attenzione ai bisogni del cliente sono tanto più apprezzate quanto più la relazione investitore-consulente si consolida nel tempo. A quest’ultimo proposito, il 63% degli investitori dichiara di affidarsi allo stesso consulente da almeno 6 anni.