La visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Italia si inserisce in un quadro di forte sviluppo dei rapporti tra Roma e Nuova Delhi. Dopo il riavvicinamento politico degli ultimi anni e l’elevazione a partenariato strategico nel 2023 delle relazioni tra Italia e India, la cooperazione si estende oggi a settori sensibili come difesa, aerospazio, sicurezza e connettività marittima, mobilità, innovazione tecnologica e intelligenza artificiale.
Siamo davanti a una fase nuova. Dopo un periodo di maggiore difficoltà nei rapporti tra Italia e India, legato anche alla vicenda dei marò e ai problemi che avevano coinvolto Leonardo-Finmeccanica, dal 2021-2022 il quadro bilaterale si è sempre più evoluto verso relazioni non più soltanto commerciali, ma caratterizzate da nuove partnership industriali in particolare nei settori della difesa e dell'aerospazio. Il piano di cooperazione 2026-2027, firmato di recente dai ministri della Difesa dei due Paesi, rientra pienamente in questa cornice.
In tale ambito si sono sviluppate recenti iniziative industriali di rilievo che coinvolgono grandi imprese italiane come Leonardo e Fincantieri, ma anche piccole e medie imprese del settore aerospaziale. Dall’accordo di Leonardo con Adani per la produzione di elicotteri, alle forniture di Fincantieri alla Marina militare indiana e ai programmi di collaborazione nell’elettronica della difesa si delinea un quadro ampio, al quale l’India guarda con grande interesse anche per sviluppare il programma Make in India. New Delhi punta infatti a diversificare gli approvvigionamenti e ad aumentare la propria autonomia nel campo della difesa e della sicurezza.
Italia e India si riconoscono oggi come partner strategici, anche alla luce delle preoccupazioni comuni sulla sicurezza tra Mediterraneo e Oceano Indiano. E sia da Roma che da Delhi si guarda a queste due aree in una crescente prospettiva di interconnessione a partire dal comune impegno per lo sviluppo del Corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec), il cui lancio avvenne nel 2023 a Delhi in occasione del G20 a presidenza indiana.
La gravissima crisi nello Stretto di Hormuz conferma quanto siano decisive la sicurezza della navigazione e la continuità dei flussi di trasporto attraverso Oceano Indiano, Golfo Persico, Medio Oriente e Mediterraneo. Il corridoio Imec nasceva proprio con l’obiettivo di rendere più estesa la connettività marittima e ferroviaria tra India, Medio Oriente e Europa.
A questo obiettivo si aggiunge anche una dimensione digitale, rappresentata dal primo progetto inserito nell’ambito del corridoio, un cavo ad altissima capacità tra Europa e India, con partenza dall’Italia, realizzato da Tim Sparkle in partnership con Google e la società di telefonia omanita.
Nel quadro delle prospettive di interconnessione tra India, Medio Oriente e Mediterraneo la transizione energetica rappresenta un’ulteriore dimensione strategica. Tra Italia e India si sono già sviluppati investimenti nel settore delle rinnovabili ed un notevole potenziale di crescita si presenta ora nella digitalizzazione delle reti, nelle tecnologie per lo stoccaggio e per lo sviluppo dell’idrogeno. In campo manifatturiero, in particolare nell’automotive e nei macchinari si sono accresciti gli investimenti cross-border a cominciare dall’acquisizione in corso di finalizzazione di Iveco da parte del gruppo Tata.
Un’area ancora da esplorare, ma che rientra senz’altro nel nuovo partenariato strategico speciale tra Italia e India, è lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale applicati alla manifattura dove possono incrociarsi le competenze tecnologiche italiane nel campo dell’automazione con le notevoli risorse e capacità innovative indiane nel digitale.
Una più avanzata integrazione dei sistemi produttivi dei due Paesi può oggi essere accompagnata anche da una maggiore mobilità delle risorse umane, tanto white collar quanto blue collar, grazie all’accordo bilaterale firmato nel 2023 che offre notevoli potenzialità per flussi migratori legali tra India e Italia.
Infine, la conclusione dei negoziati per l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, avvenuta nel gennaio scorso, al quale dovrebbe seguire anche un accordo sulla protezione degli investimenti, potrà favorire un ulteriore sviluppo dell’interscambio bilaterale che nel 2025 ha raggiunto un volume di 14,5 miliardi e che i due governi vorrebbero incrementare a 20 miliardi nel 2030.
E, sempre nel quadro europeo, insieme all’accordo di libero scambio un ulteriore potenziale per definire nuove frontiere di partenariato tecnologico potrà essere offerto dal Council on Trade and Technology, un formato promosso dall’Unione Europea finora soltanto con gli Stati Uniti, per condividere progetti avanzati di ricerca su tecnologie di punta.
L’Italia potrà quindi nei prossimi anni svolgere un ruolo di punta in ambito europeo per sostenere un impegno comune tra l’Unione Europea e l’India per affrontare le sfide globali del cambiamento climatico, della transizione digitale e per il rilancio del multilateralismo. (riproduzione riservata)
*ambasciatore
e of Counsel di Gianni & Origoni