Il private equity secondario, ovvero l'asset class che investe in quote di fondi di private equity già esistenti, rappresenta una formula che si sta facendo sempre più strada tra chi punta a mettere in portafoglio attivi alternativi. Parola di Ricardo Mirò-Quesada, head of private equity di Arcano Partners. Dai Dati Bain Company emerge che nel 2023 l'impasse dei disinvestimenti e l'aumento dei tassi di interesse sono stati temi nuovi per il private equity globale. E' proprio in questo scenario che i fondi secondari si sono affermati e sono cresciuti più velocemente di qualsiasi altra asset class, raccogliendo il 92% di capitale in più nel 2023 rispetto all'anno precedente (sebbene sia ancora relativamente contenuta in termini dimensionali: 120 miliardi di euro), come spiega Mirò-Quesada.
Domanda. Il private equity secondario quali vantaggi dà rispetto a un investimento diretto?
Risposta. Offre l'opportunità di investire in private equity in una fase più avanzata del ciclo di vita del fondo, con diversi vantaggi. All'inizio, la fase di costruzione del portafoglio può infatti essere influenzata dall'effetto della liquidità sul suo patrimonio netto in cui il valore tarda a materializzarsi, con il fondo che nel frattempo applica le commissioni previste. Inoltre, entrando in un fondo più avanti nella fase di costruzione del portafoglio, si riduce il rischio di incorrere in asset in difficoltà. I fondi più maturi sono anche più vicini al concretizzarsi degli eventi, abbreviando la durata complessiva dell'investimento sia in termini di impiego che di recupero del capitale. Gli investitori in secondario hanno anche la possibilità di entrare nei fondi a prezzi a sconto. Infine, i fondi secondari tendono a essere diversificati, il che comporta un'ulteriore protezione dai rischi di ribasso.
D. Quali sono i rischi?
R. Esistono rischi associati agli investimenti sui mercati privati, che non sono necessariamente esclusivi dei secondari. Tra questi c'è il rischio di mercato: analogamente ai fondi diretti, i fondi secondari sono influenzati da fattori macroeconomici. Poi c'è il rischio di liquidità: come nel caso di una strategia di private equity diretta, gli investimenti secondari sono generalmente illiquidi in quanto non sono scambiati sulle borse pubbliche. Anche una prolungata mancanza di attività di distribuzione può essere un fattore chiave per il mercato secondario, dove gli investitori istituzionali possono cedere quote prima della vendita definitiva di una società o della cessazione di un fondo per ottenere liquidità. Inoltre citerei il rischio di capitale: i fondi secondari non gestiscono attivamente le società sottostanti. Si affidano invece ai general partners per creare valore dopo l'investimento. Di conseguenza, è fondamentale concentrarsi sui general partners di prim'ordine e costruire portafogli ben diversificati.
D. In generale con i tassi alti come stanno cambiando le dinamiche nel private equity?
R. L'aumento dei tassi e la riduzione dell'accesso ai finanziamenti hanno avuto un impatto sulle opzioni di uscita tradizionali a disposizione dei general partners. Date le restrizioni alle vie di uscita tradizionali che si prevede persisteranno nel prossimo futuro, le transazioni secondarie sono emerse come un'interessante soluzione alternativa per fornire liquidità ai limited partner. Inoltre, i general partner stanno ora utilizzando il mercato secondario anche per ricapitalizzare gli investimenti di fondi precedenti in nuovi veicoli attraverso i GP-led (le transazioni condotte dai gestori dei fondi di private equity, ndr), un segmento che ora rappresenta il 45% del mercato secondario. Di conseguenza, il secondario ha registrato un aumento dei volumi del 23% dal 2020.
D. Quali sono i mercati dove il private equity secondario è più sviluppato?
R. Gli Stati Uniti rimangono il mercato più grande, con una quota del 66% del volume globale delle transazioni nel 2023 rispetto al 61% del 2022. I secondari europei rappresentano circa il 30%, in leggero aumento rispetto al 28% del 2022. L'Asia e il resto del mondo detengono la quota più bassa, pari a circa il 4%, e hanno registrato il calo più marcato dei volumi, circa il 64%, poiché la regione continua a sperimentare volatilità e incertezza, soprattutto a causa delle condizioni politiche e macroeconomiche della Cina. In ogni caso, il mercato secondario è ancora relativamente piccolo con 110-120 miliardi di dollari di volume di transazioni nel 2023 e rappresenta solo l'1% circa degli oltre 13 miliardi di dollari di asset in gestione nel settore.
D. A chi è più adatto il private equity secondario rispetto a un investimento diretto?
R. E' una classe di attività in cui alcune delle maggiori barriere all'ingresso, in particolare per gli investitori non istituzionali, sono rappresentate dai lunghi cicli di vita dei fondi, e quindi dai tempi della liquidità e dai requisiti minimi di sottoscrizione. Gli investitori che cercano un'esposizione a imprese di qualità, non quotate e con periodi di detenzione più brevi, trovano interessante il mercato secondario, che offre una delle migliori combinazioni rischio-rendimento nei mercati privati. Inoltre, le dimensioni minime dei ticket nel private equity diretto variano generalmente da 5 a 10 milioni di euro, il che suggerisce che un investitore avrebbe bisogno di oltre 50-100 milioni di euro per un portafoglio diversificato di più di 10 fondi. I fondi secondari offrono all'investitore l'opportunità di creare un portafoglio diversificato con un capitale inferiore e in un periodo di tempo più breve. Tuttavia, i fondi secondari sono stati ben accolti anche da investitori istituzionali che desiderano integrare il loro portafoglio di private equity esistente, fornendo un profilo di flusso di cash flow più interessante e un'esposizione a precedenti vintage o gestori e società in diverse aree geografiche e settori che potrebbero non essere accessibili attraverso un impegno nel primario.
D. Quali sono i numeri di Arcano nel private equity secondario?
R. In 18 anni di storia, il team di private equity di Arcano Partners ha accumulato oltre 6 miliardi di euro di masse, e ha investito in oltre 400 fondi e 4 mila società sottostanti. Attualmente abbiamo in raccolta il nostro quinto programma secondario, Arcano Secondary Fund V, con un obiettivo di 500 milioni di euro. (riproduzione riservata)