La strategia europea di estensione globale dei trattati doganali a dazi minimizzati e regole di fair trade va vista come soluzione per una riglobalizzazione ordinata del commercio internazionale che contrasti le tendenze deglobalizzanti. Da mesi la crescente visibilità di questa tendenza ha portato ricercatori indiani, giapponesi, australiani, indonesiani, canadesi e britannici a connettersi con il programma di ricerca che coordino titolato «deglobalizzazione conflittuale e riglobalizzazione selettiva» (creato nel 2013).
Semplificando, la curiosità principale di questi nuovi colleghi globali è la seguente: potrà una Ue non sufficientemente integrata e geopoliticamente forte reggere il ruolo di una riglobalizzazione eurocentrica che di fatto sfida la centralità geoeconomica e geopolitica di Stati Uniti e Cina? Va detto che Canada e Giappone siglarono trattati doganali con l’Ue per la postura preoccupante della prima amministrazione Trump e che ora molteplici nazioni (India, area del Mercosur, ecc.) lo stanno facendo o preparando per la postura dazista della seconda.
A cui va aggiunta la posizione di molte nazioni del cosiddetto Sud globale di non voler dipendere troppo dalla Cina. Ho chiesto ai colleghi europei di avviare una riflessione su quale modello interno possa dare forza sufficiente alla strategia esterna europea, proponendo due termini di riferimento realistici e non ideologici: a) finora il successo esterno dell’Ue si è basato più sulla paura di America e Cina da parte delle altre nazioni che non su una capacità dell’Ue stessa; b) l’euroscenario non può prevedere né una confederalizzazione rapida dell’Ue né la continuità della sua insufficiente integrazione interna.
I primi risultati hanno portato ad una ipotesi con denominazione «Europe as a Service». Cioè l’Europa come servizio che implica un’intensificazione del metodo funzionalista per la cooperazione intraeuropea senza ridurre oltre misura le sovranità nazionali. Come? L’analisi ha mostrato la fattibilità di alcuni passi chiave per più integrazione selettiva: mercato unico finanziario più liscio, euro-coalizione militare Nato compatibile, politica energetica. Ora la ricerca sta valutando l’utilità per ogni nazione di tale integrazione selettiva (meno di un’unione, ma molto più di un’alleanza) per argomentare l’accelerazione di un metodo funzionalista non desovranizzante. Ma è anche emerso che il metodo funzionalista può essere esteso a nazioni convergenti extra Unione Europea.
In breve, la Ue può essere un servizio moltiplicatore di sicurezza e ricchezza non solo per le nazioni interne, ma anche per quelle esterne. E tale visione potrà essere una spinta per un G7 più inclusivo di altre democrazie, Nova Pax. Fantapolitica che sottovaluta gli euronazionalismi? No, ricerca di opzioni fattibili per portare la profezia verso un orizzonte ottimistico contrastando quello pessimistico del rifugio in sistemi chiusi e «corti». L’Italia? Quanto qui espresso ne faciliterebbe la proiezione economica globale. (riproduzione riservata)