Il dialogo strategico sull’automotive in Europa si è finalmente aperto. Ma con ritardo di fronte alle sfide cruciali a cui è chiamato il settore. La pensa così Carlo Fidanza, capo delegazione Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, a cui MF-Milano Finanza ha chiesto se questa nuova direzione presa dall’Ue può essere l’inizio di un’inversione di rotta.
Domanda. Questo confronto porterà a qualcosa?
Risposta. Mi lasci dire che si è perso troppo tempo, lo stesso dialogo strategico si sarebbe potuto evitare, lasciando che il commissario ai Trasporti Tzitzikostas - che ha la delega al nuovo piano industriale per l’automotive - consultasse gli stakeholder per poi redigere la proposta di piano. Invece la sinistra, preoccupata per uno spostamento a destra sul tema, ha imposto a von der Leyen questa liturgia, utile a certa politica per scavallare le elezioni tedesche, vero snodo di questa fase.
D. Che cosa vi aspettate nel piano del 5 marzo?
R. Certamente dovranno essere eliminate le multe, che stanno portando alla chiusura di fabbriche, al blocco delle vendite e a un vergognoso mercanteggiamento di certificati verdi, a tutto vantaggio dei produttori elettrici americani e cinesi. Non basta: bisogna avere il coraggio di riaprire tutte le partite, sia quella legata al 2035 che quella - ancora più importante - della neutralità tecnologica. Penso che il re ormai sia nudo: una transizione solo elettrica è una follia irrealizzabile. Dobbiamo difendere il motore tradizionale e la filiera della componentistica, destinata a morire con l’elettrico tutto e subito.
D. L’Ue sembra aver aperto sulla neutralità tecnologica, ma includerà anche i biocarburanti o solo gli e-fuels?
R. Ci sarà da combattere; questa è per noi la partita più importante. Perché riaprendo a tutti i carburanti neutri - a partire da quelli già maturi e disponibili come i biocarburanti - saranno poi il mercato e le libere scelte dei consumatori a rendere superata nei fatti anche la scadenza del 2035. I cittadini hanno votato per un nuovo Parlamento Europeo che la pensa diversamente da quello precedente. Non è possibile che una casta di mandarini non eletti da nessuno imponga la continuità con le ricette di Timmermans bocciate dagli elettori. Vale per l’automotive come per tutto il Green Deal, che dovrebbe essere fermato e completamente rivisto con valutazioni di impatto serie e obiettive.
D. In questa battaglia per far cambiare le regole all'Europa qual è il ruolo del Partito Popolare Europeo?
R. Non può esistere maggioranza su questi temi senza il Ppe. Ci auguriamo quindi che sia conseguente alle promesse elettorali accettando di calendarizzare immediatamente a Strasburgo le risoluzioni sull’automotive, al momento congelate per non disturbare i partiti tedeschi impegnati nella campagna elettorale. Ovviamente ci auguriamo che il Ppe non cambi idea in Europa anche dopo le elezioni tedesche se la Cdu fosse costretta a un nuovo governo di coalizione. (riproduzione riservata)