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Calcio e diritti tv, sta scoppiando la bolla? Perché il mercato soffre. Ed è una sfida per la sostenibilità dei club

06 settembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 08 settembre 2024, 09:26

Il mercato dei diritti tv del calcio è in contrazione in tutta Europa: i campionati nazionali faticano a vendere le partite, ma i prezzi per i clienti invece salgono. E le nuove competizioni internazionali Uefa e Fifa, dalla Champions League rinnovata nel formato al Mondiale per Club, drenano sempre più risorse. Uno scenario che apre nuove sfide per la sostenibilità dei club | Serie A, Iliad sponsor del Var. Accordo più ricco per i club italiani: quanto vale

Fra dieci anni dove, e come, vedremo il calcio italiano ed europeo? Dentro i confini nazionali o in Europa, il mondo dei diritti tv sembra caduto in un loop in cui gli introiti per i club sono sempre inferiori agli anni precedenti e i prezzi degli abbonamenti in costante aumento, ma mai adeguati a coprire i costi di broadcaster od Ott. I più allarmisti parlano di «bolla dei diritti». Magari non esploderà ma i campanelli d’allarme ci sono.

Il caso Serie B: più ascolti, meno introiti

A tenere banco nelle ultime settimane è stata la Serie B, il cui accordo per i diritti tv è stato chiuso in extremis - a campionato quasi iniziato - con un’offerta da parte di Dazn di 15 milioni di euro per trasmettere tutte le partite fino al 2027. Al momento l’accordo porterà nelle casse della serie cadetta una cifra nettamente inferiore rispetto ai 43 milioni intascati nel ciclo 2021-24, in cui oltre alla piattaforma guidata in Italia da Stefano Azzi aveva preso parte anche Sky. E questo nonostante ascolti in crescita. Prima che il gruppo guidato in Italia da Andrea Duilio scegliesse di focalizzarsi sulle coppe europee Dazn e Sky trasmettevano le gare non in esclusiva: 28 milioni li garantiva Sky (pagava due volte per trasmettere sul satellite e in streaming, nel ciclo precedente si pagava per piattaforma e non per prodotto), 12 milioni erano garantiti da Dazn e il resto dal mercato internazionale. Dove non c’è più Helbiz, aggiudicatario dello scorso pacchetto, che dopo due stagioni ha smesso di versare le somme dovute per vicissitudini aziendali.

La Serie A si è difesa: ancora con Dazn-Sky

Il caso Serie B non è isolato. Serie A, Bundesliga, Ligue 1 e l’inarrivabile Premier League sembrano tutte sulla stessa barca quando si tratta di monetizzare. Anzi, l’italia potrebbe essere quella che se la passa meglio, nonostante l’accordo dello scorso ottobre per il ciclo 2024-2029 si attesti a cifre leggermente più basse rispetto a quelle dell’ultimo triennio. L’intesa con Dazn e Sky, prima quinquennale in Italia, prevede un incasso di 900 milioni (dai 927,5 milioni precedenti), in cui Dazn verserà 700 milioni e Sky 200. Un passaggio importante, con merito dei vertici manageriali della Lega, è però la garanzia che, se i ricavi di Dazn superassero i 700 milioni, verrà applicato un meccanismo di revenue sharing che dovrebbe portare la Lega Serie A a ottenere quel miliardo di incasso l’anno a cui i 20 presidenti avevano fissato l’asticella.

La nuova Champions league e il Mondiale in arrivo

I presidenti delle 20 squadre devono aver riflettuto molto vedendo che i due player rimasti, Dazn e Sky, pur alzando le proposte non avrebbero potuto pareggiare l’offerta precedente. E forse, credendo in un possibile ulteriore calo delle offerte, hanno scelto di allungare il tempo di incasso a cinque anni invece dei canonici tre. Del resto, crescono anche per i club i bisogni di incassi a livello pratico. Con la nuova Champions, in cui le partite aumentano del 47%, e il nuovo Mondiale per Club, l’esigenza di avere rose più lunghe comporta costi maggiori.

Sul fronte dei diritti per le competizioni Uefa c’è l’accordo raggiunto con Sky: l’emittente di casa Comcast verserà (secondo indiscrezioni mai smentite) 220 milioni l’anno per tre anni per Champions, Europa e Conference League. Una mossa importante dettata anche dalla dimostrazione che ha dato il gruppo di poter tranquillamente progredire senza la Serie A, puntando su competizioni europee come la Premier League e sugli altri sport. Eppure anche l’Uefa si è dovuta accontentare incassando in totale 4,4 miliardi rispetto ai 5 preventivati. Ancora tutta da decidere invece è la partita per i diritti del Mondiale per Club, il cui bando è appena partito.

La Serie A sta ancora vendendo i diritti internazionali

Nel frattempo la Serie A deve ancora chiudere il cerchio per quanto riguarda la vendita dei diritti internazionali. All’appello manca, ad esempio, ancora la Francia (uno dei mercati più importanti), dove i contendenti principali sono BeIn Sports e Dazn. Quest’ultima ha partecipato a diverse gare anche all’estero per acquisire i diritti delle partite del campionato italiano. Al termine delle trattative comunque i ricavi della Serie A dai diritti esteri dovrebbero mantenersi sugli stessi livelli dell’ultimo triennio: circa 250 milioni di euro a stagione.

La Premier cresce solo perché vende più partite

La tendenza al ribasso si sta estendendo a macchia d’olio in tutta Europa: come rivelato da MF-Milano Finanza il 6 dicembre, perfino la Premier League per il ciclo 2025-29 incasserà solo sulla carta più di quanto non percepito per il quadriennio 2021/25. L’introito è salito da 1,6 a 1,675 miliardi di sterline annui ma aumentando da 200 a 270 il numero delle partite disponibili: l’incasso a partita è sceso da 8 a 6,203 milioni di sterline per un -22,5% rispetto al bando precedente.

Problemi per la Ligue 1 francese e la Bundesliga tedesca

Ancora peggio è successo in Francia. Dopo il flop con Mediapro la Ligue 1 solo all’inizio della stagione 2024/25 ha raggiunto un’intesa con Dazn e BeIn Sports (la tv di Nasser Al-Khelaifi, il patron del Psg) a prezzi inferiori anche rispetto al recente passato: Amazon, subentrata a Mediapro dopo il flop, e Canal+ versavano nell’ultimo triennio circa 630 milioni a stagione, mentre ora con Dazn e BeIn 500 milioni annui fino al 2029. E il culmine si è raggiunto in Germania, dove è in corso uno scontro legale con Dazn per il nuovo ciclo.

E la minaccia della pirateria incombe ancora...

In questo scenario forse è ora che il calcio imbocchi seriamente la via della sostenibilità. Un tema in realtà già caro a numerosi club europei, nonostante le cifre monstre - e talvolta ingiustificate - in ballo, ma che soprattutto nei tempi moderni (e soprattutto se si parla di tv) viene messo in crisi anche (e ancora) dalla pirateria, che in Italia succhia 300 milioni l’anno. Non c’entrano solo i prezzi o la «non abilità di vendere adeguatamente il prodotto calcio» come scritto da qualcuno. Il fenomeno è culturale. In Francia sono addirittura in 2,5 milioni a seguire il calcio illegalmente e per il 65% gli elevati prezzi degli abbonamenti «giustificano» la pirateria. (riproduzione riservata)



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