Se i maxi-ordini da 17 e 19,7 milioni di euro non bastassero, a certificare l’infatuazione tra grandi patrimoni e titoli di Stato sono arrivati i dati del Mef relativi alla prima emissione di Btp Più, chiusa a un passo dai 15 miliardi di euro di ordini. La partecipazione del private banking, industria che investe portafogli tra i 500 mila e i 50 milioni (1,93 milioni la media), al collocamento è stata infatti pari al 31%, quasi un terzo del totale.
La quota, già alta in valore assoluto visto che il Btp Più era pensato prevalentemente per piccoli investitori (taglio minimo di 1.000 euro), assume maggiore rilevanza se confrontata con i precedenti collocamenti di Btp Valore: quello di maggio 2024 aveva captato l’interesse di grandi patrimoni per il 28% del totale, mentre quello di marzo (il Btp Valore dei record con oltre 18 miliardi raccolti) si era fermato al 26%.
A confermare il dato c’è anche il taglio medio dell’intera emissione: quasi 33.000 euro per il Btp Più contro 29.200 e 27.900 dei collocamenti di Valore.
Ma perché il private banking è stato così attratto dal Btp Più? La quota significativa di sottoscrizioni da parte del private banking «evidenzia come il debito pubblico italiano sia percepito come un’opportunità di investimento attrattiva, in grado di coniugare rendimento e sicurezza in un contesto di mercato ancora incerto», spiega a milanofinanza.it Antonella Massari, segretario generale di Aipb (Associazione Italiana Private Banking). «L'industria private si conferma quindi un attore chiave nel sostegno alla domanda di titoli di Stato da parte degli investitori privati, contribuendo alla stabilità e alla diversificazione dei portafogli», prosegue.
Insomma, avere in pancia titoli di Stato sta diventando sempre più un affare per Paperoni: basti pensare che solo negli ultimi due giorni di collocamento ci sono stati ben 80 ticket milionari, che hanno captato l’8% circa della raccolta finale. Ciò nonostante, il retail si conferma la componente primaria dell’emissione, con il 69% dei contratti sottoscritti. Va peraltro sottolineato che il 61,6% dei ticket è stato inferiore ai 20 mila euro, e l’89,2% è risultato più basso di 50 mila.
All’interno della quota sottoscritta dagli investitori retail lo sportello bancario (o l’ufficio postale) resta dominante, con il 53% degli ordini effettuati mediante questo canale. Attenzione però: i mezzi digitali, cioè l’home banking, arrivano a insidiare il primato della banca fisica, fermandosi al 47%. La quota di acquisto via home banking risulta significativa nel confronto con tutte le precedenti emissioni dedicate agli investitori individuali. (riproduzione riservata)