Un anno fa un Bot a sei mesi rendeva il 3,7%: oggi viaggia intorno al 2,7%. Un Bot a un anno è passato dal 3,8% al 2,6%, un Btp biennale dal 3,6% al 2,6%. Un apprezzamento importante (per i bond al diminuire del rendimento il prezzo cresce e viceversa) che mette gli investitori davanti a un bivio. Con l’avvio della stagione dei tagli ai tassi di interesse della Banca Centrale Europea ha ancora senso mettere in portafoglio i bond a cortissima scadenza, che per quasi due anni erano stati i grandi vincitori dell’era delle politiche restrittive di Francoforte?
Lo stesso ragionamento vale per i fondi monetari in euro, o fondi di liquidità: comparti che investono in titoli di debito a breve o brevissima scadenza, e che proprio per questo vengono equiparati, in una logica di portafoglio, a patrimonio liquido. Nel terzo trimestre, come calcolato da Assogestioni, sui fondi monetari (in euro e in altra valuta) sono confluiti finora 1,6miliardi di euro, con un apporto significativo (2,3 miliardi) nel solo terzo trimestre. Meglio di loro hanno fatto, nella macro-categoria dei fondi comuni, soltanto quelli obbligazionari di lungo termine, con 9,9 miliardi nel terzo trimestre e 37,8 miliardi da inizio anno.
Chi avesse deciso di investire in questi prodotti si sarebbe tolto finora delle discrete soddisfazioni, sempre considerando la loro natura di investimenti quasi-liquidi (il rendimento non è necessariamente l’obiettivo primario). Nel 2024 i primi 10 comparti della categoria, censiti da Fida, hanno un rendimento medio del 3,7%, che passa al 4,6% a un anno e sale al 6% in una prospettiva triennale. Ma attenzione: se la Bce continuerà a tagliare i tassi, spiega Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, «gli investitori orientati a un profilo di rischio molto basso potrebbero valutare attentamente la propria esposizione ai fondi monetari in euro, bilanciando la necessità di liquidità con il potenziale calo di rendimento e considerando alternative di investimento che possano offrire un margine di guadagno maggiore». In questo momento, aggiunge Federico Valesi, cfa lead portfolio manager credit strategies di Quaestio Sgr, «siamo convinti che in Europa i tassi scenderanno più di quanto prezzato e di conseguenza pensiamo che la componente investment grade a due-tre anni possa performare in maniera molto interessante nel 2025». Sul segmento high yield, aggiunge, «invece preferiamo le scadenze entro i 18 mesi».
Amundi è presente in graduatoria con quattro comparti: Enhanced Ultra ST Bond Sri (+4% da gennaio), Ultra Short Term Bond Sri (+3,7%), Euro Liquidity Sri e Euro Liquidity-Rated Sri (entrambi +3,4%). Patrick Carletto, head of investment strategy money market fund, fa notare che «l'investimento in un fondo monetario rimane ancora interessante per ottenere rendimenti sulla liquidità o come posizione di attesa per una successiva riallocazione in altre classi di attività». In che modo farlo? «Tra gli strumenti che utilizziamo figurano commercial paper, cioè cambiali finanziarie, emesse da società dell'Ocse e obbligazioni a breve termine, sotto i due anni», conclude.
Dal canto suo Lombard Odier Im (Loim) si approccia all’asset class dei fondi monetari in euro con il comparto Short Term Money Market Fund. «Preferiamo un approccio barbell», sottolinea il portfolio manager e head of cash solutions, David Callahan, «in cui preserviamo il rendimento attuale utilizzando commercial paper che presentano una scadenza molto breve, come gli asset-backed, e aggiungiamo con attenzione titoli a tasso fisso con scadenze tra i sei e i 13 mesi, quando i loro rendimenti superano il 2,25%-2,5%, ben al di sopra del tasso terminale Bce previsto per la fine del 2025, che è tra 1,75% e 2%».
Fineco Asset Management (Fam), con il fondo Core Series Fam Park, mette a segno da gennaio una performance del 3,7%. Il capo degli investimenti del gruppo, Lorenzo Di Pietrantonio, segnala che «il portafoglio include obbligazioni a brevissimo termine di emittenti sovrani come Francia, Germania e Italia, apprezzate per i loro elevati livelli di liquidità, oltre a titoli a breve termine emessi da banche con rating elevati, per massimizzare il potenziale di rendimento». Le duration? Quelle preferite, «sono comprese tra zero e un anno», conclude il money manager. (riproduzione riservata)