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Bond, ecco le 11 obbligazioni emergenti per diversificare il portafoglio oltre Treasury e Btp

10 maggio 2024, 20:00

Oltre le obbligazioni sovrane degli Stati sviluppati c’è un universo di titoli emergenti, supportati da crescita dei Paesi e banche centrali locali espansive. I rendimenti fanno gola, ma attenzione al rischio volatilità e alla valuta

Mentre Fed e Bce si arrovellano su come e quando iniziare a tagliare i tassi di interesse, nel mondo c’è già chi ha iniziato a sforbiciare il costo del denaro. Il Brasile ha già ridotto i tassi per sette volte consecutive (l’ultima, di 25 punti base, è stata questa settimana), mentre il Cile, lo scorso dicembre, ha ridotto il tasso di riferimento di ben 75 punti base. Nel frattempo dall’altra parte del mondo, nel Sudest asiatico, i Paesi dell’area si stanno progressivamente smarcando dalla tradizionale dipendenza dagli Stati sviluppati. E in Africa, da sempre il continente più povero al mondo, stanno nascendo storie interessanti di successo economico e stabilità politico-finanziaria.

Giro del mondo coi bond

Ogni Paese del mondo si finanzia facendo debito e questo, per gli investitori, significa che ci sono molte opportunità nel reddito fisso, guardando oltre Stati Uniti ed Europa. Considerando solo le dimensioni del debito emergente in valuta forte, quindi in euro e dollaro Usa, questo mercato è valutato circa 1.500 miliardi di dollari, «cioè l’equivalente del mercato europeo del credito investment grade (Stati o società considerati a basso rischio di default, ndr) non finanziari», spiega Guillaume Riteau, gestore obbligazionario dei Paesi emergenti di Gemway Assets, boutique francese da 1,2 miliardi di euro di masse in gestione specializzata in investimenti all’infuori dei classici mercati sviluppati. «Dopo gli anni del Covid», sottolinea il gestore, «la situazione degli emergenti si è normalizzata e il differenziale di crescita rispetto ai Paesi sviluppati è tornato positivo, al 2,6%». Questa è la prima ragione, anche se non l’unica, per cui un investimento in bond emergenti può essere interessante come alternativa per diversificare il portafoglio.

Scegliere le tempistiche

La tabella in basso presenta un paniere di bond emergenti fornito da Gemway, che comprende diverse aree geografiche e tipologie di titoli con scadenze comprese tra il 2027 e il 2035. La cedola media degli 11 titoli considerati è del 7,1% e il rendimento lordo del 13,1%, con punte addirittura del 41% in casi molto particolari come può esserlo quello di un bond emesso dal governo turco in valuta locale, con scadenza ottobre 2035. La maggior parte dei bond del paniere sono denominati in dollaro Usa. È quindi importante fare una considerazione che riguarda le tempistiche di investimento: in generale, spiega Riteau, «questa asset class sovraperforma dal momento in cui la Federal Reserve è sul punto di modificare la sua politica monetaria». Secondo l’esperto il ciclo restrittivo della Fed dovrebbe ormai essere terminato, e se anche la banca centrale non abbasserà i tassi «l’investitore beneficerà del differenziale di tasso e di un carry positivo». C’è poi un altro fattore tecnico che, a detta del gestore, rende il debito emergente interessante oggi: «I 140 miliardi di dollari di emissioni per il 2024», dice, «saranno coperti da ammortamenti e cedole».

Scegliere gli emittenti

L’universo emergente di per sé è vastissimo, anche perché al suo interno rientrano anche i cosiddetti mercati di frontiera, cioè quei Paesi che sono sulla buona strada per ottenere lo status di emergente nei prossimi anni. Dove orientarsi a livello geografico? L’area del Sudest asiatico, tra fondamentali macro e stabilità politico-istituzionale, è sempre una buona scelta anche se, a detta del gestore di Gemway, «questi mercati ci sembrano già ben prezzati». Più interessante «è l’America Latina, proprio alla luce dell’allentamento monetario in corso». Un primo esempio è il Messico, dove «il governo conduce politiche fiscali restrittive, non sempre popolari, e la banca centrale si mostra reattiva» nel contrasto all’inflazione. Segnali di «buona governance, un primo elemento di fiducia». E poi, per Riteau, c’è la Colombia, che offre «tassi reali elevati e spread interessanti rispetto agli Usa». Il rendimento del bond sovrano al 2027 in tabella è del 10,5% e quello di un altro bond al 2034 è del 7,4%. «La Colombia rappresenta il 5,6% del nostro fondo GemBond contro il 2,8% dell’indice di riferimento», spiega il gestore.

Due casi particolari: Turchia e Costa d’Avorio

Fuori dall’America Latina, due Paesi meritano l’attenzione del gestore. Il primo è la Turchia, un Paese appena promosso da S&P al rating B+, in scia al miglioramento del mix di politiche monetarie, fiscali e salariali e nonostante la revisione al rialzo dell’inflazione di fine anno, dal 36% al 38%. «Le autorità», osserva l’esperto di Gemway, «stanno lavorando per ripristinare la fiducia degli investitori internazionali». E poi c’è la Costa d’Avorio, che rientra a pieno titolo nella rosa dei mercati di frontiera. Dall’elezione alla presidenza di Alassane Outtara nel 2010 «il Paese sta sperimentando un miglioramento strutturale della governance», dice Riteau. Tanto che il rating di Moody’s, a partire dal 2014, è salito da B1 a Ba2, con outlook positivo. «Per quest’anno la crescita è attesa al 6,6% e l’inflazione al 2,3%, con il 57% di rapporto debito/pil».

Occhio alla valuta

Infine, un’ultima scelta riguarda il tipo di valuta: meglio quelle forti (dollaro ed euro) o quelle locali? Statistiche alla mano, il gestore di Gemway mostra che «un portafoglio obbligazionario investito al 100% in un indice Euro Aggregate, cioè 80% titoli di Stato e 20% credito investment grade, presenterebbe una volatilità dell’euro del 3,7% con rendimento al 3,1%». Diversificando al 29% con debito emergente in valuta forte «la volatilità sarebbe del 3,5% con un rendimento del 4,1%: una leggera riduzione del rischio e un rendimento superiore di un punto». Mentre la valuta locale, seppur interessante per la diversificazione, «presenterebbe una volatilità ben più elevata, all’8,5%, a causa del rischio di cambio». Ecco perché, in generale, Riteau preferisce «le emissioni in valuta forte, che hanno il vantaggio di una correlazione inferiore al 50% con i prestiti obbligazionari dell’area euro». (riproduzione riservata)



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