Tutti pazzi per il Btp. Forse non è più un luogo comune, tanto più nel giorno in cui la quarta emissione di Btp Valore è stata chiusa con 11,2 miliardi di euro di raccolta retail, battendo anche le attese del Mef, che si aspettava ordini per 10 miliardi. A cavalcare l’onda di questa luna di miele tra mercato e titoli di Stato italiani è stata anche Blackrock, la società di gestione più grande al mondo, che ha deciso di ampliare la sua gamma europea di iBonds (3 miliardi di raccolta dal suo lancio ad agosto 2023) lanciando i primi Etf sul debito sovrano italiano, quindi sul Btp.
I due Etf, quotati su Borsa Italiana, replicano indici che contengono al loro interno Btp con scadenze rispettivamente nel 2026 e 2028. «La gamma iBonds», spiega Luca Giorgi, head of iShares and Wealth Southern Europe di Blackrock, «è formata da Etf obbligazionari a scadenza: arrivano a scadenza come un bond, si negoziano come un’azione e offrono diversificazione come un fondo». Praticamente, un replicante di questo tipo «si comporta come un bond ma diversificando le obbligazioni al suo interno: tutte le emissioni che compongono un Etf vanno a scadenza nello stesso anno». Mano a mano che i singoli titoli vanno a scadenza «vengono reinvestiti in strumenti di liquidità, cioè obbligazioni a brevissimo termine», prosegue Giorgi, fino ad arrivare alla data di scadenza dove il prodotto viene delistando e il nav viene liquidato.
Posto che questo è in generale il funzionamento della gamma iBonds, perché la più grande società di gestione al mondo ha scelto proprio il Btp per il debutto della sua gamma nel mondo del debito europeo? «Oggi il rendimento del governativo italiano è molto interessante», sottolinea Giorgi, «e paga di più rispetto ai governativi core centrali europei». Inoltre, spiega il manager, «abbiamo visto un appeal da parte degli investitori stranieri: il bond governativo italiano è conosciuto a livello europeo e globale». Quanto alle scadenze, due e quattro anni, «le abbiamo scelte perché la curva è molto piatta, non c’è un premio di duration. Gli investitori possono vedere ritorni ravvicinati nel tempo, e quindi oggi c’è una buona finestra per prodotti di questo tipo». Va ricordato che attualmente il Btp biennale viaggia intorno al 3,5% e il quadriennale al 3,3% (il decennale è al 3,8%). Non avendo al loro interno titoli corporate peraltro questi Etf godono della tassazione di vantaggio dei titoli di Stato, al 12,5% e non al 26%.
Spiegato il meccanismo generale, quali possono essere i vantaggi di un Etf di questo tipo in un contesto di concorrenza serrata da parte dei singoli titoli, Btp Valore in primis? Un primo punto è la soglia di ingresso particolarmente bassa, appena 5 euro, che fa di questi Etf prodotti «pensati per il cliente retail puro, anche un piccolissimo investitore», evidenzia Giorgi, che valuta la soglia dei 5 euro «molto più democratica ad esempio dei 1.000 euro del Btp Valore». Al contempo, secondo il manager di Blackrock, questi strumenti possono interessare anche i gestori (quindi gli investitori istituzionali) «che devono selezionare i titoli per un fondo di tipo target maturity a aumentare efficienza e liquidità della gestione del portafoglio». Infine, per Giorgi c’è una certa duttilità che può essere usato anche dai «consulenti che vogliono proporre il prodotto in portafogli di consulenza».
Al contempo, può essere utile comparare un Etf di questo tipo con l’acquisto di singoli titoli sul mercato secondario o sul primario in fase di emissione, per capire quali considerazioni sia opportuno fare al momento dell’acquisto.
Di base un Etf, al pari di un fondo, prevede dei costi di gestione che, per quanto particolarmente bassi (12 punti base, cioè lo 0,12%) sono comunque maggiori rispetto a un titolo singolo, che è di fatto a costo zero. Un altro aspetto riguarda la diversificazione: un Etf come quello di Blackrock, seppur composto da tante obbligazioni per spalmare il rischio il più possibile, ha come sottostanti dei bond molto simili tra loro, visto che l’emittente è lo stesso e anche la scadenza è uguale per tutti. Quindi, di fatto, il fattore diversificazione al momento della scelta non è poi così decisivo come potrebbe sembrare a prima vista. (riproduzione riservata)