Impiegare la liquidità per ottenere un rendimento e non tenerla parcheggiata nei conti correnti infruttuosi. Questo lo scopo dei fondi monetari (o fondi di liquidità): un trend che BlackRock ha deciso di cavalcare con il primo Etf attivo Ucits – acronimo che indica il passaporto Ue dei prodotti – che investe nel mercato monetario a breve termine.
Quotato allo Xetra di Francoforte (e prossimamente anche su Piazza Affari), l’iShares € Cash Ucits Etf ha un Total Expense Ratio (ter) dello 0,1% e l’obiettivo di ottenere rendimenti in linea con quelli del mercato monetario, che attualmente sono, a livello lordo annualizzato, nell’ordine del 3,12%. Come componente core del portafoglio il comparto consente di esporsi a strumenti del mercato monetario a breve termine con rating elevato che seguono le linee guida della normativa europea sui fondi comuni monetari.
Non ci sono periodi minimi di detenzione e l’investimento può essere fatto a partire da 1 euro. «Si tratta di una novità per il mercato europeo e italiano», spiega a MF-Milano Finanza Luca Giorgi, head of iShares and wealth Southern Europe di BlackRock. «Gli strumenti monetari sono diventati negli ultimi anni molto interessanti per via dei tassi alti, e sono stati scoperti anche dal retail». La novità di cui parla Giorgi «è relativa al tipo di strumento, in linea con la normativa europea sui fondi monetari e con vantaggi degli Etf, quindi negoziabilità e pricing intraday, liquidità, trasparenza ed efficienza nei costi».
Destinatari dell’Etf saranno anche gli investitori al dettaglio che usano le piattaforme digitali: «Si tratta di uno strumento finanziario che facilita l’investimento in modo diretto ed economico: coerente con la nostra strategia di ampliare gli strumenti a disposizione dei risparmiatori, inserendo anche la componente di cash, di solito usata solo nel risparmio amministrato, all’interno di una posizione di risparmio gestito». Il portafoglio, prosegue Giorgi, è stato studiato per avere «una componente di rischio bassa, ma con l’ambizione di dare un rendimento un po’ più alto rispetto ai benchmark, che compensi i costi un po’ più alti di quelli di un indice». (riproduzione riservata)