L'assemblea legislativa dello Stato di El Salvador ha approvato il disegno di legge che riconosce il bitcoin come moneta a corso legale (https://www.asamblea.gob.sv/node/11282). Non è cosa da poco: con questa decisione, El Salvador diventa il primo Paese al mondo a compiere il passo che riconosce una vera criptovaluta come moneta di Stato, aprendo anche alla possibilità di detenerne delle quantità nelle proprie riserve. Un gesto molto più ambizioso rispetto alle sperimentazioni che da più parti stanno avanzando per istituire le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency) o rispetto a tentativi come il Petro venezuelano, e che mancano di decentralizzazione.
Se per anni in diversi hanno criticato il bitcoin dicendo che era una moneta priva di valore in quanto non sorretta dall’economia reale di un Paese concreto, ora tale argomento sarà inutilizzabile (argomento, peraltro, di per sé privo di fondamento anche prima, in quanto un bene intangibile come la criptovaluta deve il suo valore alla fiducia che ne genera l’accettazione e non necessariamente alla sua associazione a una banca centrale). Ma non è certo solo questo che è importante sottolineare. Ci sono a mio avviso alcune rilevanti ragioni che impediscono di derubricare il passo compiuto da El Salvador d iniziativa da "Repubblica delle banane" o mero annuncio propagandistico. Eccole:
1. L'annuncio dato sabato 5 giugno (bwnews.pr/3itRzx0) è stato fatto con Jack Mallers (bit.ly/351Wopd), ceo di Zap, una società che gestisce wallet bitcoin, già abilitata per la tecnologia Lightening Network che, come sappiamo, utilizzando ulteriori livelli, consente transazioni in maniera molto più economica e tempestiva, ed è quindi utilizzabile anche per attività quotidiane, cosa non praticabile con la scrittura diretta su blockchain. Ora, il legame con realtà imprenditoriali affermate come appunto Zap porta a pensare che l'iniziativa di El Salvador abbia degli obiettivi pratici e precisi e non sia solo una trovata pubblicitaria. È quindi ragionevole ipotizzare che verranno utilizzati e introdotti sistemi di circolazione monetaria digitale per i cittadini salvadoregni (e non solo), una sorta di incrocio tra un wallet pubblico (come fa l'applicazione IO per il programma Cashback) e sistemi di circolazione di moneta elettronica tra utenti (come fanno applicazioni simili a Satispay), il tutto senza la necessità del supporto del sistema bancario;
2. Una porzione non trascurabile della popolazione di El Salvador ha legami con gli Stati Uniti, da cui arrivano notevoli quantità di rimesse, nonostante il 70% dei suoi abitanti non abbia un conto corrente (cnn.it/3x4oaxl) ed i costi per trasferimenti monetari internazionali siano esorbitanti. Ecco, dunque, che può diventare strategica, per El Salvador, la presenza di uno strumento di circolazione monetaria internazionale che possa consentire scambi coinvolgendo anche i cosiddetti soggetti "non bancabili";
3. L'economia salvadoregna è legata a doppio filo al dollaro, cosa che, come è avvenuto in altri Paesi sudamericani, può provocare notevoli squilibri, determinati dall’uso di una moneta decisamente più forte rispetto al reale peso economico interno. Il tentativo che evidentemente si sta portando avanti ad El Salvador è quello di recidere gradualmente questo legame col dollaro, o se non altro quello di dotarsi di "un'alternativa" monetaria che non sia di fatto determinata dalle politiche della Fed. Il bitcoin, insomma, consente una emancipazione rispetto a intermediari centralizzati che non è rivolta solo ai singoli ma può beneficiare anche piccoli Stati, non costringendoli ad adottare di fatto valute di cui non hanno il controllo;
4. Infine, ci sono aspetti di contorno. Il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha già dichiarato che El Salvador diventerà sostanzialmente bitcoin friendly al fine di attrarre investimenti e dando la residenza ai "cripto imprenditori", cercando insomma di attrarre i cervelli e i cosiddetti early adopters, con l'obiettivo di approfittare di questa nascente industria senza confini. La posizione di Bukele ha suscitato le reazioni favorevoli di esponenti del Centro e Sud America, come il politico brasiliano Fábio Ostermann, Carlitos Rejala deputato del Paraguay e il parlamentare panamense Gabriel Silva.
Dove porterà tutto questo ora è difficile dirlo. Ma anche se a tale iniziativa seguirà una chiusura da parte statunitense, sarà comunque difficile impedire la circolazione (promossa pubblicamente o meno) delle criptovalute almeno tra gli individui per lo scambio di beni e servizi, se non altro perché esse fanno proprio dell'incensurabilità la loro caratteristica principale. Comunque vada, la decisione assunta da El Salvador segnerà un ulteriore avanzamento delle criptovalute. E l’Italia? Come ha ricordato Consob nell'audizione del commissario Consob Paolo Ciocca di martedì scorso in Commissione Finanze, di fronte al fenomeno criptovalute stare fermi non si può. Anzi, il nostro Paese, a livello di attività economica ma anche politico e di regolamentazione, deve agire, esattamente come stanno facendo altri nella zona euro, a partire da Francia e Germania. (riproduzione riservata)