Oltre 4 miliardi di euro investiti nel 2025 per acquisire, tra gli altri, Vimeo, America Online e Eventbrite hanno lanciato Bending Spoons in un’altra dimensione, certificata dalla nuova maxi-valutazione da 11 miliardi di dollari.
Una capitalizzazione che ha trasformato i quattro fondatori – l’ad Luca Ferrari e gli altri co-founder Luca Querella, Francesco Patarnello e Matteo Danieli – in miliardari, con le loro ancora corpose fette della big tech italiana che oscillano, stando ai calcoli effettuati da MF-Milano Finanza sulla base del nuovo azionariato, tra 1,25 e 1,4 miliardi di dollari a testa.
Nel corso dell’ultimo round da 710 milioni di euro (primario e secondario) i fondatori hanno ceduto il controllo su una piccola parte delle loro quote, circa 330 mila azioni a testa, pari a circa lo 0,25% del capitale. Pacchetti che singolarmente, con la maxi-valutazione da 11 miliardi di dollari, valgono oltre 27 milioni e sommate intorno ai 110 milioni. Tra la diluizione dettata dall’aumento di capitale del round e la cessione di circa l’1% delle quote, complessivamente i quattro fondatori sono così scesi da circa il 48,5% del capitale a poco più del 46%.
Ma il controllo non è affatto in dubbio, anzi. Come aveva rivelato questo giornale a fine ottobre, prima dell’ultimo round i quattro fondatori si erano assicurati la possibilità di mantenere salda nelle proprie mani la barra del comando grazie all’introduzione del voto multiplo per le azioni di categoria A, in mano esclusivamente ai quattro fondatori. Ferrari, Querella, Patarnello e Danieli, così, si sono garantiti cinque voti per azione fino a quando in occasione delle assemblee avranno almeno 7,5 milioni di azioni A (oggi ne hanno ciascuno tra i 15 e i 16 milioni) e saranno presenti all’interno del cda di Bending Spoons da almeno due anni consecutivi (condizione che tutti soddisfano attualmente).
Malgrado la piccola diluizione, insomma, i founder sono scesi da oltre il 90% dei diritti di voto a circa l’89%, un margine che lascia ampie possibilità di manovra per ulteriori operazioni straordinarie o in ottica quotazione.
Guardando agli altri azionisti con diritti di voto, il round ha allargato la compagine di soci che hanno in mano azioni con diritti di voto. Il primo è rimasto Baillie Gifford tramite diversi fondi in suo controllo, che ha partecipato anche al round (primario o secondario) passando così dal 6,1% al 6,5% del capitale. Il valore della sua quota, stando alla nuova valutazione di Bending Spoons, è incrementato da 670 a poco meno di 730 milioni di dollari.
Al secondo posto resta Renaissance Partners (ex Nb Renaissance), che ha scelto di non partecipare al round e si è diluito di un paio di decimi di punto percentuale intorno al 5% del capitale (valore di oltre 565 milioni di dollari). Sul gradino più basso del podio, invece, Cox Investments, confermatasi intorno al 4% (oltre 450 milioni).
Tra il 2 e il 3% ci sono Durable Capital (2,9%, circa 330 milioni), Tamburi Investments Partners (che ha valorizzato una parte delle azioni scendendo dal 3% al 2,7%, oltre 300 milioni di valore) e Nuo Capital (2%, circa 230 milioni di valore). A un soffio dalla soglia del 2% si posiziona T.Rowe Price, che ha guidato l’ultimo round, e controlla ora l’1,9% di Bending Spoons per un valore di quasi 210 milioni, seguita da Highland Europe (1,3%, circa 150 milioni) e AnchorWatch, veicolo di Capital International (intorno all’1%, 110 milioni).
Circa il 25% del capitale è composto invece da azioni senza diritto di voto. Il primo socio con azioni X-1, X-2 o X-3 è la stessa Bending Spoons, che controlla ancora oltre 13,3 milioni di azioni proprie pari a circa il 10% del capitale per un valore di circa 1,1 miliardi di dollari.
Le azioni proprie controllate dalla big tech italiana sono diminuite di circa 700 mila unità nell’ultimo aggiornamento del libro soci, ma non è chiaro se le quote mancanti sono state valorizzate (avendo fruttato, nel caso, intorno ai 59 milioni di dollari) oppure se sono state assegnate ai dipendenti nei piani di incentivazione. (riproduzione riservata)