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La Bce lascia i tassi al 2%. Ma avverte: con la guerra in Iran rischi al rialzo per l’inflazione
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La Bce lascia i tassi al 2%. Ma avverte: con la guerra in Iran rischi al rialzo per l’inflazione

19 marzo 2026, 14:15 Ultimo aggiornamento: 17:56

Il consiglio direttivo: impatto rilevante sull’inflazione a breve termine a causa dell’energia. Lagarde: siamo ben posizionati per affrontare lo shock. Salgono le attese di mercato per rialzi dei tassi quest’anno

La Bce lascia i tassi al 2%. Il consiglio direttivo si è detto «determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sul nostro obiettivo del 2% a medio termine».

La guerra in Medio Oriente «ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici».

Le implicazioni a medio termine dipenderanno «dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia».

Le nuove proiezioni economiche

Le nuove proiezioni degli esperti Bce hanno considerato, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino all’11 marzo, una data di chiusura posticipata rispetto al consueto.

Nello scenario di base l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026 (dall’1,9% indicato a dicembre), al 2,0% nel 2027 (da 1,8%) e al 2,1% nel 2028 (da 2%). Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, «in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente».

L’inflazione core, al netto della componente energetica e alimentare, si porterebbe invece in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, «principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all’inflazione al netto di energia e alimentari», ha precisato Francoforte.

La Bce si attende una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026 (da 1,2% indicato a dicembre), all’1,3% nel 2027 (da 1,4%) e all’1,4% nel 2028 (stabile), con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli «effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia». Al tempo stesso, «il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita», ha aggiunto la banca centrale.

Bce: siamo in posizione favorevole per affrontare l’incertezza

Il consiglio direttivo Bce ritiene essere «ben posizionato» per affrontare l’incertezza: «L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri».
Le informazioni che il consiglio direttivo acquisirà in futuro «consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati». Il consiglio direttivo mantiene decisioni «riunione per riunione» e «segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio basato sui dati».

Gli scenari possibili

Lo staff Bce ha analizzato come la guerra in Medio Oriente potrebbe influire su crescita e inflazione, sulla base di alcuni scenari alternativi formulati a scopo illustrativo. Secondo l’analisi di scenario, «un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni». Le implicazioni per l’inflazione a medio termine «dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente».

Le parole di Lagarde

«Siamo ben posizionati e ben attrezzati per affrontare lo sviluppo di uno shock importante come quello che si sta manifestando», ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte, ricordando che l’inflazione e le aspettative di medio termine sono al 2% (nel 2022 il carovita era al 6%) e i tassi al 2%. 

«Quando dico anche che siamo ben attrezzati, penso che in questi quattro anni abbiamo imparato. Abbiamo migliorato i modelli. Abbiamo cambiato la strategia. E ora siamo, in particolare, più attenti ai rischi che circondano le prospettive. Quindi direi che questo ci consente di comprendere meglio e di prendere decisioni in modo più efficace».

La Bce, ha aggiunto Lagarde, sarà «particolarmente attenta» ai prezzi dell’energia, a eventuali colli di bottiglia nelle catene di fornitura, alle aspettative delle imprese sui prezzi di vendita, agli indicatori relativi alla domanda come il Pmi e all'andamento dei salari.

Lagarde ha precisato che la decisione di lasciare i tassi fermi è stata presa all’unanimità e che i membri del consiglio direttivo della Bce sono stati assistiti da un esperto militare per valutare il conflitto in Medio Oriente.

L'impatto del conflitto sui prezzi dell'energia

Il contesto economico è cambiato in modo radicale rispetto all’incontro di febbraio a causa della guerra nel Medio Oriente che ha fatto salire i prezzi dell’energia oltre le previsioni della Bce.

Prima del conflitto Usa-Iran, i rischi sull’inflazione erano in entrambe le direzioni, ma con prevalenza di quelli al ribasso secondo alcuni governatori. Perciò i mercati consideravano anche la possibilità di un taglio. Adesso invece gli operatori monetari scontano due rialzi quest’anno, con possibilità di una terza stretta entro dicembre. (riproduzione riservata)



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