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Banche italiane, l’analisi su utili e prestiti nel primo trimestre di Intesa, Unicredit, BancoBpm, Bper, Mps e Credem
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Banche italiane, l’analisi su utili e prestiti nel primo trimestre di Intesa, Unicredit, BancoBpm, Bper, Mps e Credem

21 maggio 2026, 17:00

Questo articolo è stato pubblicato su Macrobussola, la newsletter di Francesco Ninfole che fa il punto sull’economia globale con focus su banche centrali e settore finanziario. Per riceverla ci si può iscrivere qui.

Gli utili aggregati delle maggiori sei banche italiane sono aumentati anche nel primo trimestre dell’anno. I profitti complessivi sono arrivati a 7,8 miliardi con un incremento del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Si è confermata anche nel primo trimestre la tendenza vista negli ultimi mesi: le commissioni sono salite (+2,7%), mentre il margine di interesse è calato (-1,2%) come conseguenza della discesa dei tassi Bce, secondo quanto emerso dall’analisi dei bilanci di Value Partners curata da Gabor David Friedenthal e Pietro Galiberti.

Osservando i risultati delle singole banche si osserva l’andamento positivo delle due big: Intesa Sanpaolo ha ottenuto profitti per 2,76 miliardi (+6%), mentre Unicredit per 3,22 miliardi (+16%).

«Per il 2026 confermiamo l’obiettivo di circa 10 miliardi di utile, in linea con il piano», ha detto nei giorni scorsi Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. «Quest’anno restituiremo circa 9,4 miliardi di euro agli azionisti, considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l’atteso interim dividend di novembre».

Andrea Orcel, ceo di Unicredit, in un’intervista a Class Cnbc ha sottolineato: «Riteniamo di poter raggiungere almeno 11 miliardi di utile netto nel 2026. Se lo scenario dovesse peggiorare in modo significativo rivaluteremo la situazione, ma ora non pensiamo sia necessario».

Le banche medie hanno invece registrato una flessione dei profitti: Mps a 617 milioni (-18%), Bper a 547 milioni (-13%) e Banco Bpm a 480 milioni (-13%). Value Partners ha considerato dati a parità di perimetro che includono le recenti acquisizioni, ovvero Anima per Banco Bpm, Popolare di Sondrio per Bper e Mediobanca per Mps.

La crescita delle commissioni e il calo del margine di interesse

Tra i ricavi salgono ancora le commissioni. I valori sono aumentati per Intesa (+76 milioni), Unicredit (+104 milioni), Bper e Credem, mentre sono scese per Banco Bpm e Mps. La crescita media delle commissioni riflette la focalizzazione delle banche sulla gestione patrimoniale e sull’attività di bancassurance.

Nel primo trimestre invece il margine di interesse è sceso per Unicredit (-74 milioni) e per Banco Bpm (-66 milioni), mentre è rimasto quasi invariato per Intesa, Mps, Bper e Credem.

I proventi legati agli interessi sono calati negli ultimi mesi sulla scia dei tassi Bce, che sono stati abbassati dalla banca centrale al 2% a partire da giugno 2025. A un anno di distanza da allora, tuttavia, la Bce potrebbe aumentare i tassi, secondo quanto atteso dai mercati per la riunione dell’11 giugno.

Altre strette monetarie potrebbero seguire nei prossimi mesi, soprattutto se il conflitto in Medio Oriente proseguirà e i prezzi dell’energia resteranno elevati. In tal caso le banche potrebbero avere un beneficio sui margini, anche se il pil potrebbe frenare.

«Se i tassi dovessero salire e la crescita rallentare, potremmo vedere una dinamica commerciale un po’ meno brillante, quindi volumi più bassi, ma margini più alti», ha detto Orcel. «Pensiamo quindi a un effetto sostanzialmente neutro sul net interest income. Potrebbe esserci qualche impatto sulle commissioni, ma abbiamo altre leve - a partire dai costi ancora in discesa - che ci consentono di compensare».

Sul fronte dei costi delle sei banche, quelli operativi sono calati dello 0,9% su base annua. In dettaglio, il costo del personale è sceso dello 0,4%, mentre le altre spese amministrative sono diminuite dell’1,8%.

La crescita dei ricavi, unita alla disciplina di costo mantenuta dai sei istituti, ha contribuito al miglioramento del cost/income, che si è attestato a 37,6%, in calo dell’1,5% su base annua.

L'andamento dei prestiti

Il credito è cresciuto nel periodo, anche se i criteri di finanziamento stanno diventando più rigidi a causa dei timori per l’impatto sull’economia della guerra in Medio Oriente.

I prestiti verso la clientela dei sei gruppi più grandi sono aumentati dell’1,7% nel primo trimestre rispetto a fine 2025. Nel complesso invece il margine di interesse «è calato a causa dell’andamento negativo dei tassi, anche se è possibile un rimbalzo se perdureranno le condizioni inflattive dovute al contesto internazionale», osserva Friedenthal, managing director di Value Partners.

La dinamica dei prestiti è «positiva soprattutto per i privati, con una crescita intorno al 2,5 % rispetto all’anno scorso», rileva Galiberti, associate di Value Partners. «Anche gli stock di crediti alle imprese sono cresciuti, soprattutto per quelle medio grandi e a minor rischio. Per le aziende più piccole i criteri di concessione del credito stanno diventando più rigidi».

Le attese sul credito secondo Bankitalia

L’ultima indagine sul credito della Banca d’Italia ha evidenziato che per il secondo trimestre le banche si attendono «un inasprimento dei criteri di offerta, marcato per i prestiti alle imprese».

Quanto alla domanda di credito, la richiesta di finanziamenti è «attesa in diminuzione sia per le imprese sia per le famiglie» secondo il sondaggio di Bankitalia. Le guerre hanno favorito «un atteggiamento attendista delle imprese, contribuendo alla flessione della domanda di prestiti, soprattutto a lungo termine».

Secondo le banche «questo impatto negativo potrebbe essere in parte compensato da maggiori necessità di finanziamenti a breve termine, per far fronte a esigenze di capitale circolante e di liquidità precauzionale».

L’andamento di npl e capitale

Nel frattempo la qualità dell’attivo resta buona. L’Npl ratio lordo è rimasto stabile al 2,2%.

Il costo del rischio per le banche, cioè il rapporto tra rettifiche e crediti totali alla clientela, è risultato «sostanzialmente stabile, ma il peggioramento delle condizioni dell’economia sta causando il passaggio di crediti in osservazione, noti come stage 2, a crediti non performing», rileva Friedenthal. «Ci aspettiamo che questo scricchiolio prosegua nei prossimi mesi».

Per quanto riguarda il patrimonio, i dati del primo trimestre hanno confermato la solidità delle principali banche italiane, che hanno un capitale Cet1 del 14%, superiore ai requisiti normativi, anche se in lieve diminuzione (di 28 punti base) rispetto a fine 2025. (riproduzione riservata)

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