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Banche italiane, il credito resiste. Prestiti in aumento nel primo trimestre, ma le condizioni stanno peggiorando
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Banche italiane, il credito resiste. Prestiti in aumento nel primo trimestre, ma le condizioni stanno peggiorando

16 maggio 2026, 12:00

I dati di Value Partners relativi ai bilanci dei sei maggiori istituti di credito italiani. Npl stabili. Utili in aumento a 7,8 miliardi

Il credito cresce nelle maggiori banche italiane, anche se i criteri di finanziamento stanno diventando più rigidi a causa dei timori per l’impatto sull’economia della guerra in Medio Oriente. I prestiti verso la clientela dei sei gruppi più grandi sono aumentati dell’1,7% nel primo trimestre rispetto a fine 2025, secondo l’analisi sui bilanci di Value Partners.

Nel complesso invece il margine di interesse «è calato a causa dell’andamento negativo dei tassi, anche se è possibile un rimbalzo se perdureranno le condizioni inflattive dovute all’attuale contesto politico internazionale», osserva Gabor David Friedenthal, managing director di Value Partners.

Le banche hanno operato nel primo trimestre con tassi Bce inferiori a quelli dell’anno prima, ma a giugno la banca centrale potrebbe aumentarli per contrastare gli effetti indiretti dell’aumento dei prezzi dell’energia legati alla guerra in Medio Oriente. Questo fattore potrebbe essere positivo per le banche, che però dovranno affrontare un contesto economico più difficile.

Nel primo trimestre i sei gruppi (Unicredit, Intesa, Banco Bpm, Mps, Bper e Credem) hanno registrato utili per 7,8 miliardi, in crescita del 4,2% rispetto al primo trimestre, come riportato su MF-Milano Finanza del 12 maggio.

La dinamica dei prestiti e i criteri di concessione

La dinamica dei prestiti è «positiva soprattutto per i privati, con una crescita intorno al 2,5 % rispetto all’anno scorso», osserva Pietro Galiberti, associate di Value Partners. «Anche gli stock di crediti alle imprese sono cresciuti, soprattutto per quelle medio grandi e a minor rischio. Per le aziende più piccole i criteri di concessione del credito stanno diventando più rigidi».

L’ultima indagine sul credito della Banca d’Italia ha evidenziato che per il secondo trimestre le banche si attendono «un inasprimento dei criteri di offerta, marcato per i prestiti alle imprese e di lieve entità per il credito al consumo».

Gli istituti italiani hanno segnalato che le attese di irrigidimento sui finanziamenti alle imprese «sarebbero in larga parte riconducibili agli effetti dei recenti sviluppi geopolitici e sui mercati energetici, con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti».

La flessione della domanda di credito

Quanto alla domanda di credito, la richiesta di finanziamenti è «attesa in diminuzione sia per le imprese sia per le famiglie» secondo il sondaggio di Bankitalia. I recenti sviluppi geopolitici e sui mercati energetici hanno favorito «un atteggiamento attendista delle imprese, contribuendo alla flessione della domanda di prestiti, soprattutto a lungo termine».

Secondo le banche «questo impatto negativo potrebbe essere in parte compensato da maggiori necessità di finanziamenti a breve termine, per far fronte a esigenze di capitale circolante e di liquidità precauzionale».

L’andamento degli npl

Nel frattempo la qualità dell’attivo resta buona. L’Npl ratio lordo è rimasto stabile al 2,2% «nonostante il contesto di maggiore incertezza per le imprese italiane legato alle tensioni geopolitiche internazionali, a conferma dell’importante attività di derisking realizzata dalle banche italiane nell’ultimo decennio», osserva Value Partners.

Il costo del rischio per le banche, cioè il rapporto tra rettifiche e crediti totali alla clientela, è rimasto «sostanzialmente stabile, ma il peggioramento delle condizioni dell’economia generale sta causando il passaggio di crediti in osservazione, noti come stage 2, a crediti non performing», rileva Friedenthal. «Ci aspettiamo che questo scricchiolio prosegua nei prossimi mesi».

Per quanto riguarda il patrimonio, i dati del primo trimestre hanno confermato la solidità delle principali banche italiane, che hanno un capitale Cet1 del 14%, superiore ai requisiti normativi, anche se in lieve diminuzione rispetto a fine 2025 (di 28 punti base).

Analisi del conto economico

Tornando al conto economico, oltre al calo del margine di interesse (-1,2% su base annua), i bilanci trimestrali delle sei banche hanno evidenziato una crescita delle commissioni nette (+2,7%), sostenuta dal livello record della raccolta indiretta raggiunto a fine 2025, nonostante un rallentamento nel primo trimestre 2026 (-2,5% rispetto a fine dicembre) dovuto alla performance negativa di mercato.

I ricavi sono cresciuti anche «grazie ai dividendi incassati da Unicredit per Commerzbank e Alphabank e al risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value della divisione corporate & investment banking di Intesa», osserva Galiberti.

Sul fronte dei costi, quelli operativi sono calati dello 0,9% su base annua. In dettaglio, il costo del personale è sceso dello 0,4%, mentre le altre spese amministrative sono diminuite dell’1,8%.

La crescita dei ricavi, unita alla disciplina di costo mantenuta dalle banche, ha contribuito al miglioramento del cost/income, che si è attestato a 37,6%, in calo dell’1,5% su base annua. (riproduzione riservata)



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