È da valutare positivamente l'iniziativa con la quale la Bce e l'Eurosistema hanno proposto alla Commissione Ue una serie di modifiche innanzitutto, normative e di semplificazione per aumentare la competitività delle banche e le loro dimensioni.
Si tratta di istituire finalmente l'assicurazione europea dei depositi, di armonizzare le procedure per la risoluzione delle crisi, di prevedere libertà di movimento di capitali e liquidità delle banche transfrontaliere.
Un'altra parte riguarda la semplificazione normativa, non la deregolamentazione, e il privilegio da assegnare ai Regolamenti, che entrano immediatamente in vigore negli Stati dell'Unione, rispetto alle Direttive che sono soggette al recepimento a livello nazionale.
Una parte di questa iniziativa è di fatto sollecitata dalle difficoltà che incontrano le banche europee nel confronto con quelle statunitensi le quali hanno maggiori dimensioni e spesso beneficiano di una regolamentazione meno rigorosa rispetto a quella europea.
In sostanza, la spinta per le aggregazioni, in particolare transfrontaliere, una costante della Bce, viene ulteriormente impressa. Anche perché si ribadisce che l'attività di fusione, nel settore, resta fin qui dominata da operatori americani. Legislazione e supervisione frammentate sono un forte ostacolo alla competitività con istituti extra europei, in specie statunitensi.
Gli argomenti affrontati e le motivazioni sono certamente importati. Due di essi - l'assicurazione dei depositi e la risoluzione - fanno parte dell'Unione bancaria finora solo parzialmente attuata a 12 anni dal suo varo. E ciò, per quel che riguarda l'assicurazione, per gli ostacoli frapposti soprattutto dalla Germania con la richiesta di realizzare, prima dell'introduzione dell'assicurazione, una drastica riduzione dei rischi agendo in specie sull'investimento, da parte delle banche, in titoli pubblici: un rimedio peggiore del male.
Non si può non essere d'accordo, invece, sulla semplificazione. È da tempo che viene rilevata in Italia questa esigenza e si indica - in particolare, dal Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, e dal presidente dell'Abi Antonio Patuelli - l'opzione dei Testi Unici, valida anche per altre branche del diritto europeo.
Ma vi sono due condizioni da osservare: la semplificazione deve avvenire anche a livello di disposizioni di Vigilanza e di metodologie, materie che sono nella disponibilità della Bce; la preferenza per i Regolamenti presuppone che ab origine nella loro progettazione sia ampio il coinvolgimento in sede tecnica dei partner comunitari proprio perché viene meno il vaglio nazionale della fase del recepimento delle Direttive.
Ciò, a sua volta, richiede un potenziamento sul piano delle professionalità necessarie per seguire la progettazione in questione. Non bisogna mai dimenticare che «ius est factum» e che, dunque, non bisogna discostarsi da una visione realistica del diritto.
Dopo avere agito sulla regolamentazione si pone l'esigenza di valutare anche il funzionamento degli organi di supervisione, in particolare delle Authority, per considerare la possibilità, per migliorarne l'azione, anche attraverso loro aggregazioni. In questo quadro mancano, però, indicazioni sui fini ultimi, la ragion d'essere delle banche, soprattutto con riferimento a famiglie e imprese, la cui tutela andrebbe rafforzata. È sperabile un ripensamento. (riproduzione riservata)