Il processo di investimento rappresenta uno degli snodi principali per la determinazione della entità della prestazione finale di un fondo pensione. Sono allora di particolare interesse le evidenze contenute nell'ultima Relazione annuale della Covip su come investono gli aderenti alle forme pensionistiche complementari. Restano rilevanti i profili con una quota azionaria bassa o addirittura nulla: i garantiti si confermano preminenti, con il 37,1% degli iscritti, gli obbligazionari concentrano un ulteriore 12,8% . Nei profili bilanciati si colloca il 39,9%; più esiguo il peso degli azionari, il 10,3%. Negli ultimi anni, il peso dei garantiti è tuttavia sceso: sul 2019, è diminuito di 5,5 punti percentuali a favore soprattutto dei profili più rischiosi (azionari e bilanciati, rispettivamente 3,4 e 2,3 punti percentuali in più).
In rapporto alle nuove iscrizioni effettuate nel 2023 risulta una maggiore preferenza per i profili più rischiosi: il 45,4% ha preferito i bilanciati e il 16,9% azionari; a quelli garantiti si è iscritto il 29% del totale e ai profili obbligazionari il restante 8,7%. Dalla distribuzione degli iscritti per profilo ed età si osserva una propensione maggiore per azionari e bilanciati nelle classi di età molto giovani (fino a 29 anni); nelle fasce centrali (30-54 anni), dove si colloca la maggioranza degli iscritti, i profili a rischio più basso si mantengono su livelli tra il 45 e il 50%, di cui i tre quarti costituiti da garantiti. Questi ultimi profili assumono via via un peso predominante a partire dai 55 anni. Distinguendo in base al genere, gli uomini sono più propensi verso i profili più rischiosi rispetto alle donne, con un divario che si mantiene intorno ai 10-15 punti percentuali per tutte le classi di età fino ai 54 anni. Si osserva tuttavia che il peso dei comparti azionari è modesto per entrambi i generi; comune è anche il forte incremento dei garantiti nelle classi più anziane.
Tra le diverse tipologie, gli iscritti ai pip si iscrivono in larga prevalenza, e già a partire da età molto giovani, in un profilo garantito (gestioni separate di ramo I). Invece, nelle altre tipologie, il peso dei profili garantiti è più basso e tende crescere oltre i 50 anni. La categorizzazione delle opzioni offerte in quattro profili principali se, da un lato, standardizza il confronto semplificando la scelta e la comunicazione nei confronti dell'iscritto, dall'altro, tende ad assimilare comparti alquanto diversi rispetto all'esposizione nelle singole classi di attività come, ad esempio, le azioni. È il caso delle linee bilanciate che incontrano la preferenza di circa il 40 % degli iscritti, ma che includono comparti nei quali la presenza di azioni può variare in modo considerevole. Il calcolo della quota azionaria nei portafogli previdenziali può quindi essere di ausilio per trarre indicazioni sull'adeguatezza del profilo scelto rispetto all'obiettivo previdenziale e per valutarne la coerenza con riguardo alle caratteristiche di tipo socio-demografico, quali ad esempio l'età. Per età inferiori a 25 anni, comunque poco numerose e formate per lo più da soggetti fiscalmente a carico, la quota azionaria si posiziona su valori più elevati, in media superiori al 40%. Nelle fasce centrali, il peso delle azioni è più basso e sebbene abbia una tendenza decrescente al crescere dell'età si mantiene intorno al 25-30%, con un'incidenza maggiore negli uomini. Nelle classi più anziane la flessione delle azioni è via via più pronunciata fino ad attestarsi intorno al 10-15% oltre i 60 anni di età. La tendenza alla riduzione della quota azionaria all'aumentare dell'età è più evidente nei fondi aperti, con percentuali intorno al 50-55% al di sotto dei 39 anni che poi tendono a diminuire progressivamente senza tuttavia scendere al di sotto del 25% anche per individui di oltre 60 anni. Per contro, gli iscritti ai fondi negoziali hanno una percentuale di azioni appiattita sul 20-25% su tutte le fasce di età fino a 59 anni, per poi scendere.
Nella relazione annuale si forniscono poi i risultati di uno studio interno sulle principali determinanti della scelta della linea di investimento da parte degli iscritti. Emerge che la preferenza, in termini di probabilità, verso le linee a maggiore contenuto azionario decresce con l'età.Tuttavia, non vi sono differenze significative nella probabilità di scegliere una linea azionaria ovvero bilanciata nell'ampio intervallo dai 30 ai 54 anni; la diminuzione della preferenza verso tali linee si fa più forte solo dai 55 anni. La probabilità di scegliere linee garantite è maggiore per le donne, minore per gli autonomi, minore per gli iscritti ai fondi aperti.
L'analisi ha anche indagato se il questionario di autovalutazione che la Covip ha introdotto dalla seconda metà del 2017 per i nuovi iscritti ha avuto un ruolo nell'orientare la scelta. Considerando il periodo di iscrizione ante e post seconda metà del 2017, il questionario diminuisce la probabilità di scegliere una linea garantita di circa quattro punti percentuali e determina un corrispondente aumento nella probabilità di scelta di una bilanciata ovvero azionaria. (riproduzione riservata)