La crisi dell’auto tedesca non sta colpendo soltanto gli operai delle fabbriche. A pagare il prezzo delle profonde ristrutturazioni avviate dai costruttori sono anche dirigenti e quadri, con Volkswagen, Porsche e Bmw che stanno riducendo in modo significativo il personale amministrativo e manageriale nel tentativo di recuperare competitività di fronte all’avanzata dei produttori cinesi.
Secondo il Financial Times, Volkswagen avrebbe contattato società di executive search per trovare una nuova collocazione a circa 400-500 manager in uscita. La maggior parte degli head hunter avrebbe però rifiutato questo incarico, spiegando che il mercato non offre un numero sufficiente di posizioni dirigenziali da assorbire in tempi brevi.
Il gruppo di Wolfsburg ha già avviato la riduzione della forza lavoro nelle fabbriche tedesche, ma il piano di ristrutturazione punta soprattutto alle cosiddette funzioni indirette, come amministrazione, sviluppo prodotto e vendite. L’obiettivo è eliminare circa 50 mila posti di lavoro entro il 2030 tra il marchio Volkswagen, Audi e la software house Cariad.
Secondo un’analisi interna citata dal quotidiano britannico, il primo programma di riduzione non sarebbe stato sufficiente. I costi amministrativi del gruppo resterebbero ancora circa il 30% superiori rispetto a quelli dei principali concorrenti internazionali.
Il direttore finanziario Arno Antlitz ha attribuito il divario soprattutto all’eccessiva complessità della struttura organizzativa del gruppo. Anche nell’ipotesi di un taglio complessivo di 100 mila posti di lavoro, scenario comunque ritenuto difficile per l’opposizione dei sindacati, Volkswagen continuerebbe a impiegare circa 580 mila dipendenti, ben più dei circa 390 mila di Toyota e dei 335 mila di Hyundai.
La razionalizzazione coinvolge anche Porsche. Dopo il precedente piano che prevedeva la riduzione di 3.900 dipendenti, inclusi circa 2 mila lavoratori temporanei, la casa di Zuffenhausen ha annunciato un’ulteriore riorganizzazione focalizzata soprattutto sulle funzioni amministrative.
L’amministratore delegato Michael Leiters ha spiegato che negli ultimi anni le aree indirette e i livelli manageriali erano cresciuti in misura sproporzionata. Per questo l’azienda sta eliminando alcuni dipartimenti, accorpando diverse funzioni e ha già ridotto il numero dei membri del consiglio di amministrazione da otto a sette.
Anche Bmw ha avviato un programma di uscite volontarie rivolto principalmente ai dipendenti impiegati negli uffici, inclusi i settori sviluppo e pianificazione prodotto. Secondo fonti vicine al gruppo, il costruttore di Monaco punta a ridurre l’organico di circa 8 mila persone entro la fine del 2027, senza coinvolgere gli operai degli stabilimenti produttivi.
Il gruppo prevede anche una revisione della struttura manageriale e l'accorpamento di diverse unità organizzative. (riproduzione riservata)