A un anno dal suo insediamento François Provost è chiamato a guidare Renault in una delle fasi più delicate dell’industria automobilistica europea. La concorrenza cinese cresce, le regole europee sulle emissioni si fanno sempre più stringenti e i costruttori devono ridurre tempi e costi di sviluppo. In questo colloquio con Milano Finanza il ceo della casa francese spiega perché «Renault non seguirà altri gruppi europei» nella produzione di auto cinesi negli stabilimenti del continente, chiede a Bruxelles di «congelare le norme per dieci anni» e racconta come cambierà, secondo lui, il modo di progettare le vetture.
Domanda. L’industria europea è sotto pressione. Renault sta valutando nuove alleanze con costruttori europei o cinesi, come stanno facendo altri gruppi?
Risposta. Renault è un’azienda indipendente e il nostro piano Future Ready non dipende da nessuno. In Europa vogliamo continuare a sviluppare internamente le nostre tecnologie per dimostrare che un costruttore europeo può essere competitivo anche rispetto ai nuovi concorrenti cinesi. Per questo non abbiamo alcun progetto di nuove partnership in Europa e non intendo collaborare con un costruttore cinese per produrre auto cinesi nei nostri stabilimenti. Alcuni concorrenti stanno seguendo questa strada, ma non è la nostra strategia. Fuori dall’Europa, invece, continueremo a collaborare con partner come Nissan e Geely, mentre in Europa ci sarà la collaborazione per produrre vetture Ford.
D. State anche rivedendo il modo di collaborare con gli altri costruttori, a partire dall'Alleanza con Nissan e Mitsubishi e dall’accordo con Ford. Come cambierà questo approccio?
R. Abbiamo imparato che un modello sviluppato per un partner deve avere una propria identità. È quello che stiamo facendo con Ford: partirà da una piattaforma Renault, ma sarà al 100% una Ford, nel design, nell’esperienza cliente e nella dinamica di guida. Riceviamo molte richieste di collaborazione e valuteremo caso per caso, sempre nell’interesse di Renault e delle opportunità industriali che potranno nascere in futuro. Ma non apriremo i nostri impianti europei ai cinesi.
D. Ma che cosa pensa della concorrenza cinese?
R. La rispetto molto. Sono estremamente competitivi e dobbiamo imparare da loro in tre ambiti: batterie, software e velocità di sviluppo. Ma vogliamo rafforzare i nostri punti di forza: qualità industriale, manifattura, prodotti emozionali ed esperienza del cliente. Il nostro piano Future Ready nasce proprio per portarci allo stesso livello di competitività.
D. A proposito di competitività, perché lei sostiene il progetto europeo M1E per le piccole auto?
R. «Perché il mercato europeo è fatto di auto compatte. Oggi però elettrificazione e regolamentazione le hanno rese sempre meno accessibili. Non chiediamo di abbassare gli standard di sicurezza. Chiediamo semplicemente di congelare l’evoluzione delle norme per dieci anni. Così gli ingegneri potranno concentrarsi sulla riduzione dei costi invece che rincorrere continuamente nuove regolamentazioni. L’Europa ha bisogno di auto accessibili».
D. Ritiene che Bruxelles stia regolando troppo il settore?
R. Le regole sono importanti e anche Euro NCAP lo è. Ma oggi abbiamo raggiunto un livello eccessivo. Se le persone non possono più permettersi un’auto nuova continueranno a guidare una Euro 3 o Euro 4 con standard di sicurezza inferiori. È l’effetto opposto rispetto a quello che vogliamo ottenere.
D. Sempre riguardo alle norme Ue, sul fronte delle multe Co2 Renault è tranquilla?
R. Con la flessibilità introdotta dall’Unione Europea saremo conformi fino al 2027. Abbiamo una gamma elettrica molto forte e, per i veicoli commerciali, gli accantonamenti già effettuati sono sufficienti. Il vero problema però è il 2030 e cosa accadrà dal 2027 in poi. Oggi nessun costruttore è in grado di rispettare quegli obiettivi senza ulteriori decisioni o interventi da parte dell’Europa.
D. Come cambierà il modo di sviluppare un’automobile?
R. Abbiamo imparato molto dalla Cina. La Twingo è stata sviluppata lì in 24 mesi proprio per comprendere quel metodo. Ora vogliamo fare la stessa cosa in Europa: sviluppare tutte le nostre vetture in due anni. Non è un progetto, è ciò che stiamo già facendo. Una trasformazione enorme che coinvolgerà circa 2.500 ingegneri del nostro Technocentre.
D. Renault però intanto sta anche entrando sempre di più nel settore della difesa. Perché?
R. All’inizio è stata una richiesta del ministero della Difesa francese. Oggi sappiamo quale contributo possiamo dare. Ma il messaggio che voglio far passare è noi non utilizziamo la difesa per riempire stabilimenti vuoti, perché non abbiamo problemi di capacità produttiva. È semplicemente un’opportunità aggiuntiva e crediamo che un grande gruppo industriale europeo debba essere pronto a rispondere alle esigenze dell’Europa in uno scenario geopolitico sempre più incerto.
D. Lei parla spesso di emozione. È ancora un elemento decisivo nell’automobile di oggi?
R. Assolutamente sì. Si dice che l’auto sia diventata una commodity, ma non è vero. Le persone continuano ad amare le automobili. È per questo che investiamo tanto nel design, in Alpine e nella Renault 5 Turbo 3E. Dobbiamo restituire orgoglio all’industria europea. Voglio dimostrare che l’Europa può ancora essere un punto di riferimento mondiale nell’automobile.
D. A proposito di emozioni, la Formula 1 resta centrale nella strategia del gruppo?
R. Sì, restiamo in Formula 1 e vogliamo mantenere il controllo del team Alpine. Quando sono arrivato le prestazioni erano lontane dal livello che ci aspettavamo e la priorità è stata stabilizzare l’organizzazione dopo anni di cambiamenti. I risultati stanno iniziando a vedersi, anche se servirà ancora tempo. (riproduzione riservata)