La Uno, la Tipo e la Panda. Sono le tre auto, tutte a marchio Fiat, più vendute in Italia nel 1989, quando è nato questo giornale. Trentacinque anni dopo in testa alla classifica delle vendite c’è ancora la Panda, ma il mondo dell’auto è profondamente cambiato. Sta vivendo la rivoluzione industriale più grande dall’inizio della sua storia, una sfida epocale che cambierà, e sta già cambiando, il volto e probabilmente anche i protagonisti dell’automotive in tutto il mondo e di conseguenza anche in Italia. Indovinare chi saranno i vincitori della partita che si gioca sull’elettrico e sullo sviluppo software dell’auto, visti i rapidi mutamenti epocali che sono in atto, è un rebus.
Oggi Fiat esiste ancora ma come marchio di quello che è uno dei colossi globali dell’auto. Stellantis, nata dalla fusione tra Fca e la francese Psa, procede sfornando conti record – nel 2023 gli utili hanno sfondato quota 18 miliardi – e si è lanciata nella corsa all’auto elettrica. Con qualche titubanza però, mentre nel frattempo è alle prese con lo scontro che dura da mesi con governo e sindacati, che accusano il gruppo guidato da Carlos Tavares di produrre sempre meno auto in Italia. La società però resta concentrata sulla sua capacità, sempre più solida, di remunerare gli azionisti e soprattutto a quello guarda.
In Europa però la preoccupazione sale. Mentre Volkswagen cerca di recuperare terreno sull’elettrico, il ceo della più piccola Renault – in borsa vale 15 miliardi rispetto ai circa 80 di Stellantis – ha lanciato l’allarme. L’italiano Luca de Meo ha inviato una lettera appello all’Europa, in vista delle imminenti elezioni, per invitare l’intero settore automotive europeo a rendersi conto del fatto che «c’è da colmare un gap di sei-dieci anni» in particolare «nei confronti quelli che hanno iniziato prima con l’elettrico, i cinesi, e che bisogna reinventare completamente la supply chain, «oggi nelle mani di alcuni americani».
L’Europa, a livello industriale, rischia di rimpicciolirsi e diventare irrilevante nella corsa all’elettrico, schiacciata dal problema dei costi produttivi con i quali non riesce a competere e dalla guerra dei prezzi sulle auto a batteria ancora troppo poco accessibili per il mercato di massa. Una guerra scatenata da big del settore come Tesla di Elon Musk e la rivale cinese Byd di Wang Chuanfu, che in questa fase si contendono il primato globale nelle vendite di auto elettriche.
Quella che l’automotive sta affrontando è una vera sfida tecnologica, perché i veicoli elettrici sono sempre più simili agli smartphone. Tavares ha più volte dichiarato di prevedere che nei prossimi anni, a questa rivoluzione, sopravviveranno soltanto al massimo quattro o cinque grandi gruppi a livello globale: averà ragione lui? E la sua Stellantis sarà una di quelle? (riproduzione riservata)