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Auto, GM e Ford puntano sul boom della difesa. E anche Stellantis potrebbe muoversi
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Auto, GM e Ford puntano sul boom della difesa. E anche Stellantis potrebbe muoversi

22 giugno 2026, 09:00 Ultimo aggiornamento: 09:07

Le case americane iniziano a contendersi le prime fette di un mercato che vale centinaia di miliardi di dollari

Detroit torna a riscoprire il ruolo di «arsenale della democrazia». A quasi un secolo dalla mobilitazione industriale che durante la Seconda Guerra Mondiale trasformò le fabbriche automobilistiche americane nella spina dorsale della produzione bellica alleata, i grandi costruttori auto statunitensi stanno preparando un nuovo ingresso nel settore della difesa.

La spinta arriva dalla crescente domanda globale di equipaggiamenti militari, alimentata dai conflitti in corso e dalla strategia dell’amministrazione Trump, che punta a rafforzare la capacità produttiva nazionale e a riportare negli Stati Uniti una maggiore quota della manifattura strategica.

Un mercato che vale centinaia di miliardi di dollari

A contendersi una fetta di un mercato che vale centinaia di miliardi di dollari sono soprattutto General Motors e Ford, ma anche Stellantis potrebbe aumentare il proprio peso nel comparto nei prossimi anni. Secondo l’analista di Wedbush Securities Daniel Ives citato da Detroit News, «ci sono centinaia di miliardi di dollari di contratti con il governo americano in gioco» e i grandi gruppi automobilistici vogliono conquistare una parte di questa opportunità.

«Stellantis è stata meno coinvolta nella difesa», ha spiegato l’esperto, «ma mi aspetto che anche il costruttore della Jeep e proprietario del marchio Ram diventi più attivo in questo comparto già a partire dal prossimo anno».

GM accelera con Lockheed Martin

Il gruppo guidato da Mary Barra è oggi il più avanti nella trasformazione della divisione difesa. GM Defense, nata nel 2017, ha stretto una partnership con Lockheed Martin con l’obiettivo di aumentare significativamente la capacità produttiva del colosso americano della difesa. La collaborazione ha l’obiettivo di sfruttare le competenze industriali sviluppate nell’automotive: piattaforme produttive flessibili, gestione delle catene di fornitura, capacità di produrre grandi volumi e tecnologie avanzate.

«Un intercettore per la difesa aerea e una Corvette hanno qualcosa in comune: entrambi richiedono ingegneria avanzata, produzione di precisione e filiere complesse», ha spiegato Bruce Brown, vicepresidente di GM Defense. La divisione militare di General Motors ha già raggiunto un miliardo di dollari di ricavi e lavora su diversi programmi: dai veicoli per la fanteria basati sui pickup Chevrolet Colorado ai suv blindati Suburban, fino ai sistemi di propulsione elettrica destinati ai nuovi rover lunari.

Ford punta invece con decisione sui veicoli tattici

Anche Ford sta cercando di trasformare la propria esperienza nei veicoli commerciali in un vantaggio competitivo nel settore militare. Il gruppo ha presentato la propria offerta alla fiera internazionale della difesa Eurosatory 2026, mostrando piattaforme tattiche e mezzi derivati dalla produzione civile, in particolare la famiglia Ranger.

Ford considera la difesa un segmento strategico per diversificare il business verso attività meno cicliche rispetto al mercato automobilistico tradizionale. Il gruppo ha già fornito veicoli a governi e forze di sicurezza, tra cui pickup Ranger destinati al trasporto militare e suv Police Interceptor per le flotte delle forze dell’ordine.

La variabile Stellantis: Jeep e Ram al centro della strategia nella difesa?

Per Stellantis la partita è ancora agli inizi, ma il gruppo dispone di asset industriali potenzialmente interessanti per il mercato della difesa. La presenza di marchi come Jeep e Ram offre una base tecnologica e commerciale rilevante: piattaforme fuoristrada, pickup, veicoli commerciali e competenze nella produzione globale potrebbero essere adattati alle esigenze militari, in un momento in cui molti governi stanno aumentando gli investimenti nella sicurezza.

Il gruppo guidato da Antonio Filosa non ha finora seguito la stessa traiettoria di GM Defense, ma per la stampa americana non è affatto escluso che possa decidere di farlo con le tecnologie dual use che potrebbero aprire nuove opportunità. Secondo gli esperti, un altro elemento da monitorare sarà anche l’evoluzione della strategia industriale europea: l’aumento delle spese militari dei Paesi Nato continuerà a creare certamente sempre più spazio e opportunità per partnership tra costruttori auto e grandi contractor della difesa, soprattutto nei settori dei veicoli logistici, delle piattaforme elettrificate e dei sistemi autonomi. Lo dimostrano l’alleanza di Renault con Thales per un suv militare e i recenti movimenti dei colossi tedeschi dell’auto. (riproduzione riservata)



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