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AstraZeneca cede il 4,9% in borsa in scia alla maxi fusione con Bristol Myers per creare un colosso farmaceutico da 400 miliardi
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AstraZeneca cede il 4,9% in borsa in scia alla maxi fusione con Bristol Myers per creare un colosso farmaceutico da 400 miliardi

03 agosto 2026, 09:37 Ultimo aggiornamento: 13:09

L’operazione creerebbe il quarto gruppo farmaceutico mondiale per valore di Borsa e aprirebbe una nuova fase di consolidamento nel Big Pharma

Una maxi-operazione destinata a ridisegnare gli equilibri dell'industria farmaceutica globale. AstraZeneca e Bristol Myers Squibb (Bms) hanno avviato colloqui per una possibile fusione che darebbe vita a un gruppo dal valore di mercato vicino ai 400 miliardi di dollari, destinato a diventare il quarto produttore farmaceutico al mondo per capitalizzazione. Lo ha rivelato il Financial Times, citando fonti vicine al dossier.

Secondo quanto emerge, le discussioni sono in corso da alcuni mesi e potrebbero sfociare in un accordo nel prossimo futuro, anche se non è escluso che il negoziato possa rallentare o interrompersi. Al momento né AstraZeneca né Bristol Myers Squibb hanno confermato ufficialmente l'operazione: il gruppo britannico ha rifiutato di commentare, mentre la società americana non ha risposto alle richieste della stampa. A metà seduta, il titolo del colosso farmaceutico britannico perde il 4,91% a 12.012 pence, finendo in fondo sia all’indice Ftse 100 sia allo Stoxx Europe 600.

Un’operazione che cambierebbe la geografia del settore

AstraZeneca capitalizza circa 264 miliardi di dollari (196 miliardi di sterline), mentre Bristol Myers Squibb vale circa 133 miliardi. L'eventuale integrazione darebbe vita a un gruppo da quasi 400 miliardi di dollari, collocandolo alle spalle dei maggiori colossi mondiali del comparto.

La notizia è stata accolta con prudenza dai mercati: il titolo AstraZeneca ha perso oltre il 7% nelle prime contrattazioni a Londra, segnale delle perplessità degli investitori sul costo e sulla complessità di una simile operazione.

L'eventuale accordo rappresenterebbe anche una svolta strategica per l'amministratore delegato Pascal Soriot, protagonista negli ultimi dodici anni della trasformazione di AstraZeneca in uno dei leader mondiali dell'oncologia. Sarebbe inoltre un deciso rafforzamento della presenza del gruppo nel mercato statunitense, che già oggi genera quasi metà dei ricavi della società britannica.

Dall’assalto di Pfizer alla nuova sfida americana

L'ipotesi assume un significato particolare alla luce della storia recente del gruppo. Nel 2014 fu proprio Soriot a respingere la maxi-offerta di Pfizer, che allora valutava AstraZeneca circa 70 miliardi di sterline. Da allora la società ha moltiplicato il proprio valore grazie allo sviluppo di nuovi farmaci, soprattutto nel comparto oncologico, fino a diventare la seconda società quotata più capitalizzata del Regno Unito.

Nelle ultime settimane AstraZeneca ha inoltre completato la quotazione diretta a New York, una mossa interpretata da molti osservatori come un ulteriore passo verso il rafforzamento della propria presenza negli Stati Uniti.

Sinergie e ostacoli

Sul piano industriale, una fusione consentirebbe di combinare due ampi portafogli di farmaci innovativi, con una forte esposizione all'oncologia. Proprio questo rappresenta però anche uno dei principali ostacoli regolamentari.

Gli analisti ritengono infatti che l'operazione sarebbe sottoposta a un rigoroso esame delle autorità antitrust negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altre giurisdizioni. Alcuni farmaci delle due società competono direttamente negli stessi segmenti terapeutici, come nel trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule, circostanza che potrebbe richiedere cessioni di asset per ottenere il via libera.

Anche il fronte politico potrebbe rivelarsi delicato. Una fusione transatlantica alimenterebbe infatti il dibattito nel Regno Unito sul progressivo spostamento verso gli Stati Uniti dei grandi gruppi britannici, soprattutto dopo la recente quotazione americana di AstraZeneca.

Le motivazioni strategiche

L'operazione arriverebbe in un momento diverso per i due gruppi. AstraZeneca punta a raggiungere ricavi per 80 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 58,7 miliardi registrati nel 2025, obiettivo che il management aveva dichiarato di poter conseguire anche senza grandi acquisizioni.

Bristol Myers Squibb, invece, è alle prese con una fase più complessa. Dopo l'acquisizione di Celgene da 74 miliardi di dollari nel 2019, il gruppo deve affrontare l'impatto della scadenza brevettuale di alcuni dei suoi farmaci di punta, che rischia di comprimere significativamente i ricavi nei prossimi anni.

Se dovesse concretizzarsi, la fusione rappresenterebbe una delle più grandi operazioni nella storia del settore farmaceutico e una delle principali transazioni globali di m&a degli ultimi anni, in un contesto in cui il mercato americano delle fusioni e acquisizioni sta tornando a crescere dopo il rallentamento del biennio precedente. (riproduzione riservata)



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