
La buona notizia è comunque il fatto che il risparmio, quindi la visione economica del proprio futuro, non è solo dell'età matura, ma un pensiero che anche i giovani hanno ben presente, sia per motivi di investimento sia di consumo. Anzi, sembra quasi che siano proprio i giovani ad essere più insicuri per quello che riguarda il futuro.
È infatti il 53,5% dei giovani contro il 34,4% degli anziani che accantona somme "per sentirsi più sicuro nel quotidiano" e "per affrontare difficoltà ed eventi avversi", ma allo stesso tempo quasi in terzo dei giovani intervistati (contro il 20,8% degli adulti e il 18,6% degli anziani) mette via soldi, come ci si attenderebbe, per potersi permettere acquisti nel breve e medio periodo.
Ma come gestiscono i soldi i giovani quando ne hanno la possibilità? Come anticipato, le risposte tradiscono una evidentemente emozionalità nell'approccio alle tamatiche finanziarie, frutto probabilmente anche di scarse conoscenze in materia. Secondo il Rapporto, infatti, "la gestione dei soldi da parte dei giovani risparmiatori è condizionata da una serie di comportamenti potenzialmente nocivi", tra cui l'ansia che spinge a un controllo continuo e, quindi a continue modifiche della strategia, oppure l'impatto che hanno le notizie di eventi importanti, negative (per esempio un conflitto) o positive (buoni risultati economici). Addirittura il 35,2% dichira di "seguire i comportamenti della maggioranza".
E come investirebbero se ne avessero la possibilità? Il 44,4% dei giovani risparmiatori interpellati dichiara di essere interessato a "costruire nel tempo sicurezza per sé stesso", il 35,1% valuterebbe "proposte di differenziazione del portafoglio investimenti", come pure (35%) eventuali buoni rendimenti, mentre il 18,7% identifica come bisogno quello di non tenere liquidi i soldi. Il 23,7% sottolinea poi la necessità, anche negli investimenti, di rispettare i propri valori. Comune all'investitore medio italiano (e non solo), infine, la "paura di subire perdite", che però risulta più alta (82,7%) rispetto agli adulti (76,4%) e agli anziani (71,2%).
Di fronte a simili risultati, l'approccio di Assogestioni è quello di suggerire che anche i giovani hanno bisogno di un supporto alle decisioni d'investimento che non può che arrivare dalla consulenza finanziaria e al supporto da parte di professionisti. Il 41,7% dei giovani, infatti, "si aspetta dalla consulenza finanziaria aiuto nell’investire in prodotti dai buoni rendimenti", a fronte di un 40,5% che punta a minimizzare i rischi, di un 32,6% che vuole le informazioni "à la carte" (cioè solo quando servono).
Segue la necessità di avere consigli relativi a prodotti flessibili da cui per esempio uscire senza costi aggiuntivi (31,3%) e supporto nel capire ciò che conta per i loro investimenti (28,1%). Risposte che confermano recenti ricerche che mostrano come l'investitore medio italiano, anche di un'età più avanzata e con competenze finanziarie medio-alte, senta il bisogno di un vero e proprio "coach finanziario" più che semplici indicazioni d'investimento.
"I dati mostrano l’urgenza di una consulenza tailor-made per i giovani - conclude il Rapporto Assogestioni-Censis - capace di riorientare i comportamenti potenzialmente nocivi relativi alla gestione del risparmio, nonché in grado di supportarli anche nella gestione quotidiana. Una consulenza puntuale è essenziale anche per stimolare nei giovani un sentiment positivo sul futuro dei risparmi e degli investimenti".