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Simone Ranucci Brandimarte
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Assicurazioni e digitalizzazione: è sfida di competenze ed è sos giovani

di Anna Messia
17 settembre 2025, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:38

Secondo una ricerca di EY e IIA, il 67% dei manager assicurativi segnala un gap tra le competenze attuali e quelle necessarie. L'industria è pronta a raddoppiare gli investimenti in formazione ma deve anche riuscire ad attrarre laureati che oggi considerano poco attraente il settore

Sos giovani. Il settore assicurativo piace poco ai laureati. Nella classifica delle professioni più attraenti per chi ha scelto una facoltà economica l’insurance è solo al 14esimo posto, eppure mai come in questo momento nell’industria assicurativa, nel pieno di una rivoluzione tecnologica, c’è bisogno di forze fresche e nuove competenze. A rilevare il fenomeno è la ricerca 2025 di EY e Italian Insurtech Association (IIA) che sarà presentata oggi a Roma e che ha esplorato i nuovi trend del settore interrogando 25 tra i principali esponenti di compagnie assicurative, broker e Insurtech italiane.

La carenza di competenze digitali

«Nove manager su 10 sono consapevoli che al centro dello sviluppo del settore nei prossimi anni ci sono le competenze digitali. Solo 2 anni fa erano stati 7 su 10 a indicarla come priorità», osserva il presidente di IIA, Simone Ranucci Brandimarte, aggiungendo che «il 67% dei manager ha segnalato un gap tra le competenze attuali nella propria società e quelle che si dovrebbero avere». Dal sondaggio emerge che l’industria nei prossimi 5 anni è pronta a raddoppiare gli investimenti in formazione. «Otto su 10 tra i principali player del settore assicurativo italiano puntano sulla formazione interna e sull’upskilling del personale per affrontare la rivoluzione digitale e oltre la metà sulle collaborazioni con attori tech e startup», aggiunge Marco Concordati, partner Insurance di EY, «un orientamento strategico chiaro e molto importante perché valorizza il capitale umano e rappresenta una risposta concreta alla forte domanda di competenze tecnologiche emersa tra gli intervistati».

Professione poco attraente per i giovani laureati

Il vero problema sono i giovani neolaureati. Il 54% degli operatori, osserva EY, segnala la scarsa attrattività del settore assicurativo per i profili digitali e il 50% evidenzia la concorrenza di big tech e fintech nel reclutamento dei talenti. «Non c’è motivo di questo scarso appeal. Bisogna andare nelle università e spiegare agli studenti il forte ruolo sociale che hanno le compagnie che non sono più le vecchie assicurazioni di una volta ma imprese sempre più innovative e tecnologiche che fanno ottimi profitti e che, secondo le previsioni, continueranno a farli nei prossimi anni», aggiunge Ranucci Brandimarte.

Allo stesso tempo, bisogna fare formazione anche sulle competenze dei clienti, dice: «Il 92% delle imprese, in particolare le più piccole, ammette di non sapere praticamente nulla di polizze catastrofali proprio mentre il settore, con l’arrivo dell’obbligo di sottoscrivere una copertura di questo tipo, si trova davanti a un test fondamentale per la crescita ulteriore delle assicurazioni».

Crescono polizze «invisibili» e parametriche

Per quanto riguarda i nuovi trend sulla tipologia d’offerta assicurativa quello più rilevante emerso dall’analisi è la crescita delle polizze «invisibili», ovvero quelle integrate in altri prodotti e servizi che consentono un acquisto fluido e digitale, osservano da EY, «seguite dalla polizze parametriche, che sono sempre più apprezzate per la loro trasparenza e la rapidità nella liquidazione dei sinistri». Poi ci sono prodotti di «behavioural insurance» che hanno una forte personalizzazione e consentono di premiare comportamenti virtuosi degli assicurati, mentre in coda c’è «l’instant insurance», in cui il cliente dovrebbe avere un ruolo proattivo, ma non è mai decollata. (riproduzione riservata)



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