Un search fund è un modo ordinato per passare il timone di una piccola-media impresa da chi l’ha fondata a chi è pronto a guidarla. Nasce negli Usa alla fine degli anni ‘80 ed è ormai presente anche in Europa. L’idea è semplice: un gruppo di investitori finanzia una persona (o un piccolo team), il searcher, perché cerchi una sola azienda solida da comprare e gestire per alcuni anni con l’obiettivo di farla crescere e poi venderla a un prezzo migliore.
Il processo si articola in quattro fasi. Nella prima, la ricerca, il searcher con un piccolo budget incontra nell’arco di 18–24 mesi imprenditori per studiare i conti, capire il mercato e trovare l’azienda giusta: stabile, con clienti fedeli e poca ciclicità.
Individuata la società target, si mette insieme capitale degli investitori e un prestito bancario (leva). Il prezzo non si decide a sensazione ma sui flussi di cassa e su un piano industriale credibile. Si arriva quindi alla gestione della società: il searcher diventa ceo (o guida il management), lavora su prezzi, rete commerciale, organizzazione, digitalizzazione, attenzione alla cassa. Insomma, si costituisce l’impresa, non la finanza creativa.
L’operazione si conclude poi con la exit, in genere dopo dopo 5-10 anni: si vende a un gruppo industriale o a un fondo, oppure si ricapitalizza. Se l’azienda nel frattempo è migliorata, tutti ci guadagnano: l’imprenditore che esce, infatti, lascia l’azienda in mani motivate, preserva lavoro e identità, e ha un percorso di passaggio del testimone chiaro; gli investitori mettono denaro in economia reale su un solo progetto, con visibilità e regole condivise; infine c’è un vantaggio per l’intero sistema delle pmi in quanto si incentiva la managerialità, l’innovazione e l’apertura ai mercati esteri.
Il successo dell’operazione dipende chiaramente dalla fase di ricerca dell’azienda target. In prima battuta vengono valutati profili di imprese con ricavi ripetibili, una base clienti diversificata, margini decorosi e pochi investimenti di peso, conti puliti e contenziosi limitati. È anche importante che i processi decisionali siano trasferibili. Poi, prima di firmare, si effettua una due diligence completa commerciale, industriale, finanziaria, legale e It.
Naturalmente questo tipo di operazioni presentano anche dei rischi, a cui però si possono opporre efficaci contromisure. Per esempio, nel caso di prezzi esagerati e tassi alti, la leva finanziaria non è la panacea: serve piuttosto disciplina sul prezzo e piani «anti-pioggia» se i margini scendono o i tassi salgono. È poi importante l’attitudine manageriale e di leadership del searcher e dei suoi collaboratori. Non basta un bravo analista: in fabbrica e in ufficio servono capacità di comando. Si prepara la successione, si rafforza il team, si ascoltano clienti e persone chiave. Infine, un terzo fattore di rischio è l’eccessiva concentrazione dell’azienda su pochi clienti. Se due clienti fanno metà fatturato, il rischio è alto e occorre un piano di diversificazione e un monitoraggio almeno mensile.
Ricapitolando, ci sono alcune buone pratiche che fanno la differenza. 1) Struttura semplice: settore, area, dimensione, aree di miglioramento. Se non la spieghi in tre righe, è troppo complicata. 2) Contatti diretti: non solo annunci e broker; telefonate, visite, rete locale. 3) Controlli sul campo: parli coi clienti e guardi i processi in azienda. 4) Piano misurabile: pochi obiettivi, scadenze trimestrali, responsabilità chiare. 5) Finanza prudente: interessi coperti, debito sostenibile, niente acrobazie.
A che punto siamo in Italia su queste operazioni? Nel nostro Paese siamo agli albori dei search fund ma nei prossimi cinque anni circa 7-9 mila aziende italiane affronteranno il passaggio generazionale.
In un Paese in piena crisi demografica è intuibile che in molti casi, mancherà l’erede capace di dare continuità all’azienda. Il search fund non è una moda né panacea: è un metodo per accompagnare il passaggio generazionale e far crescere una buona pmi con regole chiare, lavoro quotidiano e prezzi giusti. (riproduzione riservata)
*amministratore delegato di Scm sim