Le aziende italiane non potranno mai competere con i colossi Usa e cinesi dell'intelligenza artificiale, ma la nuova tecnologia è comunque un'occasione da non perdere per l'economia del Paese.
Gran parte della partita sull'AI si gioca sulla sua applicazione, come ha ricordato il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni Finali.
Panetta ha evidenziato che l’AI può essere una «leva decisiva» per la produttività, anche se bisognerà monitorare i rischi per l'occupazione e per le banche, di cui mi sono occupato nella newsletter della scorsa settimana.
La Bce ha convocato una riunione ad hoc proprio sui rischi cyber per gli istituti di credito legati all'AI e a sistemi come Mythos di Anthropic. Come passo successivo, la Vigilanza invierà lettere ai ceo per chiedere interventi e investimenti tali da minimizzare i pericoli.
Tornando all'impatto dell'AI sull'economia, l’Italia e l’Europa stanno attraversando una fase chiave: rischiano di restare indietro come è accaduto con internet negli anni Novanta, quando si sono accumulati ritardi che hanno poi frenato la produttività per decenni.
Panetta ha sottolineato che «c’è ancora tempo» per evitare di ripetere l’esperienza.
Il lato positivo è che «nelle grandi rivoluzioni tecnologiche i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle», ha detto.
Tuttavia, ha aggiunto, il potenziale «non si realizzerà automaticamente» ma «dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese, a partire da quelle medie e piccole, e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi».
In gioco c’è la crescita futura e l’incremento della produttività del lavoro (punto debole del Paese), tra lo 0,2% e l’1% all’anno.
Secondo i calcoli Bankitalia, nello scenario più favorevole l’intelligenza artificiale potrebbe più che compensare il calo del pil potenziale dovuto alla contrazione della popolazione in età da lavoro.
Al momento però la diffusione dell’AI nelle aziende italiane è contenuta, soprattutto in quelle minori, a causa dei costi e delle competenze necessarie.
Bankitalia ha pubblicato il 3 giugno un’ampia ricerca sulla materia. «In Italia la quota di imprese che adottano tecnologie di intelligenza artificiale è in crescita, ma rimane significativamente inferiore alla media europea», ha osservato l’analisi.
Nel breve periodo «non emergono ancora effetti significativi sulla produttività a livello di impresa, nonostante guadagni documentati a livello di singola mansione».
Anche basandosi sull'esperienza di altri Paesi, la ricerca sottolinea «la necessità di adottare una strategia coerente che accompagni le imprese nell’adozione, favorisca l’offerta di applicazioni sostenendo lo sviluppo di fornitori specializzati e investa nei fattori abilitanti: certezza normativa, condivisione dei dati, facilità di accesso ai centri di calcolo».
Perciò anche l’intervento pubblico «può essere decisivo» secondo Panetta che ha suggerito l’avvio di strutture per far nascere imprese innovative e sostenerle nella crescita. Lo Stato può anche agire da «committente primario dell’innovazione».
La rivoluzione tecnologica, ha concluso il governatore di Bankitalia, sarà «il terreno decisivo» della crescita, ma «non produrrà spontaneamente benessere».
Un promemoria inviato anche all’Europa, dove ci sono regole e dati avanzati sull'intelligenza artificiale, ma anche «ritardi» nell’attuazione delle iniziative sulla materia. (riproduzione riservata)
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