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AI Act, dal 2 agosto 2026 entrano in vigore gli obblighi di trasparenza per i chatbot: ecco cosa cambia

31 luglio 2026, 12:00 Ultimo aggiornamento: 19:28

Il regolamento europeo obbliga le aziende a informare gli utenti sull'uso di applicazioni AI, con sanzioni fino a 35 milioni di euro. Rinviati invece i vincoli per i sistemi ad alto rischio 

Tra meno di 48 ore un’altra tranche delle regole europee sull’intelligenza artificiale entrerà in vigore. Il 2 agosto 2026 scatta uno dei passaggi dell’AI Act, il regolamento dell’Ue approvato nel 2024 (ma già in parte revisionato) e soggetto ad applicazione graduale. Dopodomani diventano effettive in particolare le norme sulla trasparenza nell’uso dell’AI, mentre buona parte dei vincoli per i sistemi ad alto rischio sono stati rinviati dal Digital Omnibus.

«L’AI Act prevede specifici obblighi di trasparenza per i deployer dei sistemi di intelligenza artificiale. Nel frattempo l’Unione europea ha deciso di semplificare alcuni obblighi di adempimento attraverso il Digital Omnibus. Una delle modifiche riguarda l’obbligo previsto dall’articolo 50, paragrafo 2, dell’AI Act», spiega l’avvocato Mario Valentini, partner di Pirola Pennuto Zei & Associati. «Per i sistemi di AI già esistenti al 2 agosto l’obbligo per i fornitori di rendere noto che i contenuti sono generati dall’AI viene rinviato a dicembre. Per i modelli nuovi invece le nuove regole sono efficaci da subito».

Cosa cambia dal 2 agosto 2026

Non tutto però è posticipato. «Gli obblighi di trasparenza relativi ai chatbot, ad esempio, non sono interessati dalle modifiche del Digital Omnibus», precisa l’avvocato. «Chi utilizza un chatbot basato sull’intelligenza artificiale per rispondere agli utenti, ad esempio nell’ambito di un servizio di assistenza clienti, dovrà informare l’utente, a partire dal 2 agosto, che sta interagendo con un sistema di AI. Lo stesso vale per chi usa sistemi di riconoscimento emozionale o di produzione completamente automatizzata dei contenuti».

 Per facilitare l’attuazione delle nuove regole la Commissione Europea ha pubblicato il 20 luglio una serie di linee guida. «Queste spiegano come interpretare e applicare gli obblighi per provider e deployer», aggiunge Valentini. A questi principi i soggetti coinvolti potranno rifarsi per evitare violazioni e sanzioni che possono arrivare fino a 35 milioni di euro (o al 7% del fatturato globale) per chi violazioni delle pratiche vietate in materia di AI.

I controlli saranno in capo a un doppio sistema di autorità, nazionali e comunitarie. «Dal 2 agosto l’Europa sarà la prima al mondo a dotarsi di un’autorità con pieni poteri per vigilare sui modelli di intelligenza artificiale più avanzati. È un passaggio storico, ma la Commissione Europea deve dimostrare di saper usare questi strumenti fin dai primi casi», commenta Brando Benifei, europarlamentare del Partito Democratico. «Come Parlamento europeo verificheremo nei prossimi mesi l’operato dell’AI Office europeo e l’effettiva applicazione dell’AI Act».

La percezione delle aziende

Le aziende devono quindi essere pronte a comunicare in modo trasparente quali sistemi di AI usano, mentre hanno guadagnato tempo per allinearsi agli obblighi sui sistemi ad alto rischio. «Dal 2 agosto scattano gli obblighi di trasparenza e la piena operatività del regime sanzionatorio e della vigilanza nazionale con Acn e Agid. È il punto su cui registriamo il maggior disallineamento tra percezione e adempimenti effettivi: la maggior parte delle organizzazioni italiane opera come deployer, non come fornitore, e spesso non ha ancora completato la mappatura dei sistemi in uso», osserva l’Aipia, l’Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale che conta oltre 500 soci. 

Inoltre, «il settore ha visto l’aggiornamento (lo slittamento di alcuni obblighi, ndr) come un’occasione per tirare un sospiro di sollievo. Per le organizzazioni complesse questa percezione è fuorviante», sottolinea un approfondimento sul tema realizzato da Altermaind e Dla Piper. «La governance dell’AI non è un aggiornamento “plug-and-play”: si tratta di una trasformazione a livello aziendale».

Volontà di allentare?

Infine, le semplificazioni varate con il Digital Omnibus hanno dato adito ad alcuni dubbi sulle intenzioni politiche del provvedimento: è semplificazione o passo indietro da un regolamento spesso criticato dalle grandi aziende tecnologiche? «L’AI Act è una conquista europea, di umanità messa al centro, e non vedo un’intenzione di tornare indietro. Si tratta solo di adeguarsi al fatto che alcune regole sono complesse da applicare immediatamente», sostiene l’avvocato Valentini.

Le prossime date da segnare sul calendario sono il 2 dicembre 2026, il 2 dicembre 2027, il 2 agosto 2027 e infine il 2 agosto 2028. Con questi scaglioni l’elaborato sistema che classifica i modelli di AI, e le loro applicazioni, in base al rischio dovrebbe diventare del tutto operativo. (riproduzione riservata)



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