Di fronte alle incertezze della guerra, gli investitori italiani ai beni rifugio preferiscono le criptovalute. È quanto rilevato da Ubs nel suo sondaggio trimestrale Investor sentiment, che segnala una differenza in questo senso tra il dato italiano e quello globale. Guardando agli investitori nel mondo, la banca svizzera segnala che il 37% è più disposto, nell'attuale contesto, a puntare sull'oro. A seguire il 35% sulle azioni del proprio territorio e il 33% sul petrolio. Per quanto riguarda invece gli italiani la classifica recita: 42% criptovalute, 41% oro e 37% petrolio.
La maggiore preoccupazione sul futuro è invece comune per gli investitori di tutto il mondo e riguarda il rischio geopolitico relativo alla guerra tra Russia e Ucraina (57% a livello globale, 63% per l'Italia). Al secondo posto c'è l'inflazione, rispettivamente con il 54% e il 59%. Il tema su cui invece gli operatori di mercato dello Stivale dimostrano più attenzione è quello del riscaldamento globale: è un rischio rilevante per il 58% degli italiani, mentre a livello globale non è nemmeno nella top 5.
In generale, gli italiani ottimisti nei confronti della propria economia sono scesi al 60% dal 74% del quarto trimestre 2021 e si è registrato un calo di fiducia anche con riferimento alle performance azionarie: dal 72% di tre mesi fa al 67% di oggi. Questo però non ha impedito agli investitori di dichiarare di puntare sul "buy the dip": di fronte a un'ulteriore flessione del mercato il 31% ha detto che aumenterebbe gli investimenti mentre il 32% cambierebbe settore. Solo un quinto degli italiani diminuirebbe la componente azionaria degli investimenti. I settori ritenuti più attraenti sono sostenibilità (73%), tecnologia (72%) ed energia (70%), mentre a livello globale la classifica vede in testa la tecnologia (61%) seguita dall'energia (59%) e dall'health care (56%).
Entrando infine nel dettaglio delle preoccupazioni relative alla guerra in Ucraina, per gli italiani l'effetto negativo maggiormente temuto è l'aumento dei prezzi dell'energia (70%), seguito dall'instabilità globale (67%), l'espansione del conflitto ad altre aree geografiche (64%) e il rischio di recessione (60%). Tra le principali ragioni per avere speranza ci sono invece una più alta fiducia nella democrazia (79%) e un'alleanza Nato più forte (77%). (riproduzione riservata)