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Rendimenti in tensione

25 marzo 2026, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

I rendimenti dei bond europei e americani sono in forte crescita, con il decennale italiano che ha testato il 4%. Le dinamiche di mercato offrono opportunità di trading e posizionamento a medio termine

Era da fine 2022 che non si osservava una simile accelerazione al rialzo nei rendimenti obbligazionari di mercato. In Italia, il decennale è schizzato, in sole 3 settimane, dal 3,28% di fine febbraio a oltre il 4% nella mattinata di lunedì 23 marzo, mentre il Gilt inglese è schizzato dal 4,2% al 5,10% di lunedì, i livelli dell’estate del 2008. D’altronde, il petrolio del mare del Nord è passato in meno di 3 settimane da circa 70 dollari a quasi 120 dollari, per poi stornare, innescando aspettative inflazionistiche enormi, che si sono parzialmente indebolite nella giornata di lunedì.

Il bello e cattivo tempo (sia per i bond che per le Borse) non lo fanno i dati macro e le banche centrali, ma le parole e i post di Trump sugli sviluppi delle dinamiche di guerra e di pace in Iran. E’ bastava una news lunedì ora di pranzo per far balzare i mercati azionari europei del 5% circa rispetto ai minimi della mattinata, e anche sui bond si è innescata una veloce sequenza di ricopertura o acquisti puri.

IL CROLLO DEL BTP FUTURE

Rendimenti in tensione

Volatilità e inversione dei rendimenti obbligazionari

Per i bond, si tratta di dinamiche probabilmente eccessive, destinate a rientrare salvo sviluppo ad oggi non stimabili in merito al conflitto in Iran.

Mentre per le azioni gli spike di volatilità sono più conconi all’asset class. E il movimento di lunedì lascia ben sperare in tal senso, con una inversione intraday al ribasso sui rendimenti impressionante: il decennale è passato dal 4,1% circa al 3,75% circa, una dinamica di magnitudo eccezionale in un arco di tempo molto compresso. Nella seduta di martedì la situazione si è ulteriormente stabilizzata, con lo yield italiano all’ora di pranzo prossimo al 3,85% annuo, e lo spread in ridimensionamento. Ma è in queste dinamiche estreme che, spesso, si annidano delle buone opportunità di entrata in ottica sia di trading sia di posizionamento di medio periodo.

Il mercato delle emissioni societarie e i rendimenti

Anche le emissioni societarie stanno evidenziando tensioni non da poco, anche sulla scia di un innalzamento degli spread creditizi legato al sell-off azionario. Guardando agli yield to maturity attuali, le emissioni ad alto rendimento in euro si sono portate ad un valore medio del 6,3% annuo, sufficientemente elevato per sopportare la volatilità dei prezzi e un eventuale ritorno dell’inflazione. L’ambiente in dollari è schizzato, invece, fino al 7,1% annuo, grazie al T-bond decennale verso il 4,4%.

A livello societario di livello investment grade, anche grazie alla duration più elevata, la correzione dei prezzi ha fatto si che lo yield è salito al 3,7% annuo per l’area euro, ma è sui singoli bond che si possono estrarre valori più interessanti. Ad esempio, l’emissione di Mediobanca scadenza settembre 2032 (Isin XS2896482598) rende oggi il 4% annuo, al pari del bond di Volkswagen scadenza settembre 2031 (XS2694874533). Si tratta, in ogni caso, di valori che non denotano eccessive tensioni per il segmento del credito.

Focus sui rating inferiori e mercati emergenti

Per i rating inferiori, ad esempio l’emissione di Piaggio scadenza ottobre 2030 (Isin XS2696224315, con rating BB-) rende oggi il 4,7% annuo, e il bond di New Princes scadenza febbraio 2031 (Isin XS2958536976, senza rating) ha un rendimento atteso analogo, in entrambi i casi callable ovvero richiamabili dall’emittente in anticipo. Il nervosismo per i rating di più basso livello si è trasmesso anche all’ambiente emergente, con i governativi in dollari (indici Jpm EMBI) saliti al 6,5% annuo come rendimenti a scadenza. Infine, tornando in ambito europeo e sviluppato, il Gilt inglese offre oggi poco meno del 5% annuo, livelli molto allettanti per chi non ha fretta e non teme un eccessivo deprezzamento della sterlina, ma anche i decennali polacchi in zloty rendono il 5,6% annuo lordo, con rating A- e un cambio sloty-euro piuttosto stabile. (riproduzione riservata)



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