Un software per ridurre al minimo il tempo che intercorre tra un attacco cyber e la reazione, uno per monitorare in tempo reale le minacce, una piattaforma per migliorare il livello di preparazione delle aziende.
Sono alcune delle soluzioni presentate alla Cybertech Global Conference di Tel Aviv, l’evento - giunto alla dodicesima edizione - che porta in Israele gli esperti di sicurezza informatica.
L’ecosistema israeliano arriva all’appuntamento, confermato nonostante la ripresa degli attacchi contro Israele (sette i missili da Gaza e Yemen intercettati in una settimana secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza), con un bottino di 3,8 miliardi di dollari raccolti nel 2024 (+56%) - in media 32,7 milioni per deal - e oltre 17 mila incidenti cyber registrati dall’Israel National Cyber Directorate.
A Tel Aviv, dal 24 al 26 marzo, sfilano player del calibro di Nvidia insieme a decine di startup e consorzi pubblico-privato come Cyber7 e Synergy7. Quest’ultima, tra l’altro, alla ricerca di un «partner forte» in Europa. Alcune interlocuzioni ci sarebbero state con Airbus, ma senza risultati concreti, mentre è attiva una collaborazione con Accenture.
Israele si definisce una «cyber nation» (una nazione fondata sulla cybersecurity), spiega Daniel Martin, executive director di Cyber7. «Alla base c’è un ecosistema di startup, università, consorzi e industria. Nel 2021 la raccolta fondi del settore ha raggiunto gli otto miliardi di dollari, grazie alla spinta del Covid, e Israele dà vita a un terzo degli unicorni (le startup con una valutazione superiore al miliardo, ndr) del comparto». Come Wiz, appena comprata da Google per la cifra monstre di 32 miliardi di dollari, la più alta mai pagata per una società di cybersecurity israeliana.
Nel 2024 Israele aveva 546 compagnie cyber (erano 522 nel 2023), quasi tutte attive nel campo dei software. E se la raccolta fondi delle startup è in crescita, sostenuta anche dalla delicata situazione geopolitica che alimenta il settore della difesa (sia fisica sia digitale), le exit sono diminuite: il totale del 2024 si è fermato a 4,4 miliardi (-37%) con 26 transazioni, tutte operazioni di m&a tranne una quotazione in borsa.
Il tempo è denaro. Il modello israeliano parte da un forte sostegno pubblico. Il governo sovvenziona le startup e incoraggia gli investimenti riconoscendo ad alcune società tecnologiche aliquote fiscali agevolate. A determinate condizioni, si può scendere fino al 7,5%.
Queste misure contribuiscono al proliferare delle startup. Tra i padiglioni della fiera c’era SDefender, che sta preparando un sistema di difesa semi-automatizzato per i data center. Oppure CyberSafe con un pacchetto di servizi sperimentale, comprensivo di test di penetrazione, report sugli incidenti e indicazioni sulla compliance per le aziende.
L’obiettivo è racchiudere tutto ciò che serve in una sola interfaccia e comprimere i tempi di reazione alle minacce intercettate, quasi 250 al minuto. O, ancora, TripleP che propone degli strumenti per monitorare e approfondire la formazione aziendale. «In media ci vogliono quasi 200 giorni per identificare una violazione dei dati», osserva Eduardo Borrotchin, responsabile sales and business development di TripleP. «Ma il tempo è denaro, quindi tutti devono essere il più preparati possibile».
Accanto alle startup lavorano i colossi del settore tecnologico. Nvidia, ad esempio, è presente in Israele con numeri in forte aumento. «Abbiamo circa 5 mila dipendenti, una cifra raddoppiata dal 2019, e 1.200 startup che fanno parte del nostro network», spiega Nati Amsterdam, country director del gruppo di chip. «Qui sviluppiamo diverse tecnologie di intelligenza artificiale, legate ad esempio ai cosiddetti Agenti AI (sistemi molto avanzati che eseguono autonomamente delle attività definite attraverso un modello, ndr). Come ha detto l’amministratore delegato Jensen Huang, Israele è il posto ideale per fare ricerca sull’AI». (riproduzione riservata)