
STOXX EUROPE HEALTH CARE
Da inizio anno, i titoli europei del settore farmaceutico stanno esprimendo un certo ritardo nel seguire la evidente tonicità dell’indice generale. Quest’ultimo, infatti, viene principalmente alimentato, in questa fase, dai titoli a maggior beta, e il +4,2% espresso da inizio anno dai titoli health care europei si deve confrontare con un solido +13% circa del mercato generale. Anche allungando lo sguardo retrospettivo a 2-3 anni, la sottoperformance è evidente, ma nasce da motivazioni storiche ben radicate, da cui traggono origine anche le ragioni per mantenere questa asset class in portafoglio.
In linea generale, in fasi di mercato caratterizzate da tassi di interesse elevati, crescente incertezza geopolitica e segnali sempre più preoccupanti sul ciclo economico, il comparto farmaceutico europeo può tornare a svolgere una funzione strategica all’interno dei portafogli. Mantiene, infatti, le caratteristiche tipiche dei settori difensivi, ma presenta al tempo stesso interessanti elementi di crescita e potenziali opportunità di M&A. La principale ragione della sua natura difensiva risiede nella relativa stabilità della domanda: anche
Anche nelle fasi di maggiore difficoltà economica, il consumo di farmaci è difficilmente comprimibile e questo si traduce generalmente in una visibilità sugli utili superiore alla media del mercato, caratteristica che accomuna il pharma a comparti come utility e beni di consumo di base. A sostenere ulteriormente la domanda contribuisce la dinamica demografica europea, con l’invecchiamento della popolazione ormai evidente a livello continentale.
In merito al rischio, il pharma appare ben posizionato, grazie alla connotazione tipicamente difensiva: la
La correlazione tra le due variabili negli ultimi 3 anni si limita a 0,68, con un beta prossimo a 0,92, metriche che ne confermano una buona indipendenza e quindi la capacità di muoversi trasversalmente rispetto all’intero mercato. Infatti, nel delicato 2022, l’indice di settore europeo ha perso il 10% circa, rispetto al -16% circa del mercato, e il massimo drawdown mai registrato (dal 2007 al 2009) si è fermato a -43%, rispetto a -63% del mercato. Peraltro, nonostante l’elevata concentrazione dell’indice settoriale, la volatilità del paniere è inferiore a quella del mercato, sul lungo termine rispettivamente 12,8% rispetto a 13,2%.
Queste caratteristiche trovano riscontro anche nell’analisi dei fattori di stile, ben visibili nel Factor Box di Msci. Che mostra come il settore farmaceutico europeo, rappresentato dall’indice Msci Europe Health Care, presenti un mix interessante di qualità e bassa volatilità, a scapito del fattore Size, per via dei colossi farmaceutici. Le società del comparto dispongono generalmente di bilanci solidi, elevata capacità di generare cassa e livelli di indebitamento sotto controllo, mentre è meno rilevante il contributo del dividendo, con un rendimento attuale da dividendo del 2,42% annuo inferiore alla media del mercato (2,8% a fine luglio).
SANOFI IN RITARDO

All’interno di una strategia di portafoglio, l’esposizione al pharma europeo può quindi essere costruita, per gli amanti del rischio specifico (ovvero che non prediligono fondi ed Etf), combinando componenti con caratteristiche differenti. La componente core può essere affidata alle grandi società diversificate, capaci di offrire maggiore stabilità e dividendi, mentre una componente più orientata alla crescita può essere destinata a realtà più speculative, eventualmente includendo anche il segmento biotech; abbiamo visto il recente boom del titolo Moderna negli Usa, sulla scia di un grande successo in merito a farmaci sperimentali. In Europa, tra i titoli meglio posizionati e non eccessivamente cari guardando ai fondamentali si segnalano Novartis (P/e atteso di 18, dividend yield del 2,9%), Roche (P/e atteso di 18,3, dividend yield del 2,6%), Gsk (P/e atteso di 1,5, dividend yield del 3,6%), e tra i maggiori ritardatari Sanofi (P/e atteso di 9,2, dividend yield del 5,3%). (riproduzione riservata)