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Videogiochi: le aziende licenziano gli sviluppatori, ma il settore continua a guadagnare miliardi
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Videogiochi: le aziende licenziano gli sviluppatori, ma il settore continua a guadagnare miliardi

26 luglio 2026, 09:00

Microsoft annuncia tagli di oltre 3 mila posti di lavoro. L’ad della divisione Xbox: «La nostra attività non è in salute». intanto, il fatturato globale dell’industria sfiora i 200 miliardi di dollari. L’esperto Satvat: «Cresciuta la concorrenza geografica»

Gamer e sviluppatori. Queste le due facce del mondo dei videogiochi. Da una parte i consumatori che sono in continuo aumento, dall’altra gli sviluppatori alle prese con una profonda crisi del settore. Il mercato dei videogame, secondo l’ultimo report State of Video Gaming 2026 pubblicato da Epyllion, vale 195,6 miliardi di dollari di fatturato, in crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente. Eppure si stima che dal 2022 al 2025 siano stati tagliati circa 44 mila posti di lavoro. Vale a dire 30 persone al giorno.

I licenziamenti nella divisione Xbox

Ma come fa un comparto che macina ricavi più di cinema e musica messi assieme a finire a corto di fiato? Per capirlo bisogna partire dall’ultimo caso di cronaca, i licenziamenti nella divisione Xbox. All’inizio di luglio, Microsoft ha annunciato che taglierà circa 3.200 posti di lavoro nelle attività legate al gaming. Inoltre, ha deciso di cedere o scorporare quattro studi di sviluppo, per una perdita totale di altri 350 dipendenti. Il tutto non senza polemiche: l’azienda ha dovuto far fronte a una spiacevole accusa di pratica sleale per non aver fornito informazioni al sindacato Communications Workers of America.

La spiegazione dell’amministratrice delegata della divisione Xbox, Asha Sharma, è stata semplice: «La nostra attività al momento non è in salute». E poi ha aggiunto che il Game Pass, ovvero il sistema che permette di accedere a un’ampia libreria di giochi mediante un abbonamento, «non è cresciuto al ritmo che ci aspettavamo». Il Wall Street Journal ha riportato che, secondo alcuni documenti, Microsoft aveva previsto di raggiungere i 77 milioni di abbonamenti nel 2026. Ma attualmente il servizio languirebbe a meno della metà, circa 30 milioni di utenti.

Lo scoppio della bolla

Proprio le aspettative eccessive sono una delle principali cause della crisi. Le aziende, forti del boom registrato durante la pandemia, si sono ingrandite, hanno acquisito case di sviluppo per spingere i loro «game pass» e hanno assunto nuovi sviluppatori: dal 2019 al 2021, secondo Epyllion, i ricavi del settore dei videogiochi sono passati da 140 miliardi di dollari a oltre 183 miliardi (una crescita del 30%). Poi la bolla è esplosa e dal 2022 le aziende hanno iniziato a tagliare i posti di lavoro.

Secondo Amir Satvat, fondatore di Asgc (Always Supporting the Games Community) - una comunità che aiuta gli sviluppatori a trovare lavoro -, al 10 luglio erano state lasciate a casa 9.464 persone. E l’anno non è ancora finito: Satvat prevede 13.878 licenziamenti nel 2026, un aumento del 50,9% rispetto al 2025. «Senza dubbio la bolla post-Covid e l’AI sono tra le cause del taglio dei posti di lavoro. Ma credo che il fattore determinante sia la concorrenza geografica, in particolare la disponibilità di manodopera a costi inferiori in molte aree del mondo», ha spiegato Satvat a Milano Finanza. «I costi di produzione sono aumentati drasticamente, così come il numero di copie necessarie per rendere redditizio un titolo. Tutto questo rende sempre più appetibili i mercati caratterizzati da costi di sviluppo più contenuti».

In un contesto difficile, Sony e Microsoft sperano di ottenere una boccata d’ossigeno con l’arrivo di Gta VI, sviluppato da Rockstar Games. Il titolo più atteso del decennio uscirà il prossimo 19 novembre e Gareth Sutcliffe di Enders Analysis ha ipotizzato circa 60 milioni di copie vendute. Numeri record che potrebbero far ripartire il mercato delle console e degli abbonamenti. (riproduzione riservata)



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