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Treasury Usa al 5%: opportunità o rischio nascosto? Risponde Stealey (Jp Morgan Am)
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Treasury Usa al 5%: opportunità o rischio nascosto? Risponde Stealey (Jp Morgan Am)

22 maggio 2026, 20:00

Il Treasury trentennale offre un rendimento attraente, ma non privo di rischi. L'inflazione e la volatilità dei mercati potrebbero influenzare le aspettative sui tassi, avverte Iain Stealey di Jp Morgan

Oggi i rendimenti in forte rialzo dei titoli di Stato richiamano alla memoria il 2022, che era stato un anno orribile con perdite a doppia cifra per le obbligazioni a causa dell’aumento dell’inflazione che aveva dato l’avvio agli aumenti dei tassi di Fed e Bce. Questo scenario assomiglia davvero a quello di quattro anni fa? Per Iain Stealey, capo degli investimenti per l’obbligazionario globale e le valute di Jp Morgan Asset Management, oggi il contesto è diverso, ma bisogna sapersi muovere tra le scadenze.

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Perché la situazione attuale è differente dal 2022

I rendimenti governativi sono tornati ai livelli più alti degli ultimi 15-20 anni: il Treasury Usa trentennale è ai massimi dal 2007, il Bund tedesco dal 2011. Ma non siamo più nel mondo di quattro anni fa. Nel 2022 avevamo inflazione al 7-8%, tassi ufficiali a zero, piani di espansione monetari ancora attivi e banche centrali molto in ritardo. Oggi partiamo da una base completamente diversa: i tassi sono già elevati, l’inflazione è più bassa e i rendimenti obbligazionari incorporano già molta prudenza. Detto questo, il rischio esiste ancora, soprattutto se il petrolio dovesse salire molto oltre i livelli attuali.

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I rischi e le opportunità del Treasury a 30 anni al 5%

Sicuramente è un livello molto più attraente rispetto agli ultimi anni, perché ripristina un rendimento reale positivo e riporta il reddito fisso al centro delle asset allocation. Tuttavia non è un valore privo di rischi.

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Il principale rischio è legato all’inflazione: se lo shock energetico dovesse persistere o riaccendersi, le aspettative sui tassi potrebbero spostarsi ancora verso l’alto, soprattutto sulla parte lunga della curva. Inoltre il tratto lungo è più esposto alla volatilità dei mercati e alle revisioni delle aspettative sulle banche centrali. Quindi il 5% è interessante, ma non è gratuito e non è detto che sia un equilibrio stabile: è un rendimento che oggi paga anche l’incertezza macro e la sensibilità ai movimenti di petrolio e inflazione. Inoltre sul fronte del dollaro, vediamo rialzi nel breve, ma la dinamica potrebbe cambiare nel medio termine.

La strategia sulla duration: meglio il tratto breve della curva

Oggi il mercato è in una fase di forte incertezza e la parte lunga della curva è più volatile perché guidata come dicevo dal mercato e non dalle banche centrali. Per questo nei portafogli si tende a privilegiare il tratto breve, più ancorato alle decisioni della Fed e delle altre banche centrali. La duration lunga offre valore potenziale, ma richiede una visione molto chiara su inflazione in discesa e rallentamento della crescita, scenari che non sono ancora confermati. Se gli investitori iniziano a chiedere un premio più alto per detenere debito americano a lunga scadenza, i rendimenti possono salire ancora e i prezzi delle obbligazioni scendere. Pertanto molti gestori oggi preferiscono il tratto breve della curva, dove il rendimento resta elevato ma con una volatilità inferiore

L'impatto del petrolio sopra i 100 dollari sull'economia

Sì, la storia mostra che aumenti del petrolio di questa entità, circa +50% rispetto alla media recente, sono spesso associati a fasi di rallentamento economico globale. Il mercato però oggi non sta ancora prezzando questo rischio. E questo crea una fase delicata per gli investitori, perché l’impatto dell’energia sull’economia tende ad arrivare con ritardo, attraverso l’erosione del reddito disponibile e dei consumi.

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Dove trovare le migliori opportunità di investimento

Ci piacciono i mercati emergenti, l’investment grade e la parte breve della curva. Più in generale, l’approccio deve essere attivo: il rendimento è tornato, ma la direzione dei mercati dipende ancora da energia, inflazione e reazioni delle banche centrali. (riproduzione riservata)



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