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Tra Biden, Macron e Scholz, traballa sempre più l'asse occidentale
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Tra Biden, Macron e Scholz, traballa sempre più l'asse occidentale

05 luglio 2024, 20:00

Di fronte a questa minaccia alla stabilità , la visita del Presidente Meloni a Pechino può rappresentare un'occasione unica

Avete presente quei carrelli con le rotelline a cui si appoggiano, per camminare, le persone disabili o molto, molto anziane? L’illustrazione di un editoriale di questa settimana di The Economist è la foto di uno di questi carrelli con sul davanti un grande disco, con sui lati una sorta di ciambella gialla e al centro lo stemma degli Stati Uniti. Nella fascia gialla in alto, la scritta President of the United States e poi nello spazio che rimane la scritta Seal of the President…. Tradotto: Sigillo del Presidente degli Stati Uniti.

Che un giornale compassato come The Economist sia arrivato a tanto, qualificando il presidente Joe Biden di fatto come un disabile, è davvero un allarme serio per il mondo intero. E l’attacco del testo è feroce: «Il dibattito presidenziale è stato orribile per Joe Biden, la copertura tentata è stata peggiore. È stata un’agonia guardare un vecchio confuso, che lottava per ricordare parole e fatti. La sua incapacità di riuscire ad avere un argomento contro un avversario debole è stata scoraggiante. L’operazione dei gestori della sua campagna per negare ciò che decine e decine di milioni di americani (e poi miliardi in tutto il mondo) hanno visto con i propri occhi è più tossica della sua figura, perché la sua disonestà provoca disprezzo…». Amen. Anche se andando avanti l’editoriale è ancora più duro.

Un vero allarme per tutto il mondo democratico

Se il giornale dell’intellighenzia anglosassone arriva a tanto, è inevitabile che tutto il mondo democratico, non solo gli Usa, sia in allarme vero.

Detto in altre parole, si percepisce che il paese simbolo della democrazia è veramente in pericolo e con esso il mondo, indipendentemente da chi sarà il presidente. Se dovesse essere Donald Trump, abbiamo già visto nel suo precedente mandato a quali pericoli ha esposto il mondo intero con lo spettacolo incredibile dell’assalto al Campidoglio, simile solo a quando a Mosca l’allora presidente Boris Eltsin nel 1993 ordinò ai carri armati di sparare contro i suoi oppositori chiusi nel parlamento, la Duma. Il successore di Eltsin è stato Vladimir Putin, che con l’accorciamento antidemocratico di far eleggere presidente al suo posto, dopo i primi due mandati, il suo (di fatto) attaché Dmitrij Medvedev, per diventare lui stesso primo ministro e poi ritornare a fare il presidente, è la dimostrazione di come può essere presa in giro la democrazia. Ma questa era ed è la Russia. Quanto sta accadendo negli Usa potrebbe essere l’inizio della dissoluzione del paese emblema della democrazia, se le forze migliori non sapranno, dal lato dei democratici, far scendere da cavallo (si fa per dire) il tremebondo Biden, e nello stesso tempo fermare un Trump bis con un candidato credibile e sicuro come potrebbe essere Michelle Obama.

La crisi di Emmanuel Macron

Di fronte a quanto sta accadendo in Usa, viene perfino ridimensionata la crisi del presidente francese Emmanuel Macron, che purtroppo sta avendo ripercussioni dirette su tutta l’Europa e quindi anche sull’Italia. Il risultato del ballottaggio sarà decisivo per capire se anche la Francia è di fronte all’ingovernabilità. E non per essere pessimisti, ma se si mettono nel conto le condizioni precarie in cui versa il governo tedesco, da tempo poco efficace, visto che nasce da una coalizione di tre partiti quasi opposti come i socialisti del cancelliere Olaf Scholz, i liberali che sono di destra, e i verdi che hanno idee molto radicali. Ah, come il mondo democratico ripiange la saggezza e l’abilità di Angela Merkel, che emersa dagli anni drammatici della Germania dell’Est comunista e dal muro di Berlino, ha disseminato saggezza per anni in tutta Europa.

Se poi si pensa a che cosa sta accadendo nel resto del mondo, da Israele all’Iran, all’Ucraina, si ha la percezione fortissima che gli anni migliori dalla fine della Seconda guerra mondiale siano realmente finiti. È possibile sperare che ci sia una nuova ricomposizione degli equilibri e il recupero di una pace sostanziale con una prospettiva di economia positiva per i prossimi anni?

Il viaggio di Meloni a Pechino sarà decisivo

A mio giudizio un elemento non trascurabile per creare una svolta almeno per l’Italia sarà il prossimo viaggio a Pechino, a fine luglio, della presidente Giorgia Meloni. Il viaggio fa seguito alla decisione dell’Italia di uscire (era l’unico paese del mondo occidentale a farne parte) dalla cosiddetta Via della Seta, cioè l’unione di interessi di una serie di paesi lungo il percorso della seta, cioè dalla Cina all’Europa e anche oltre. A lanciare il progetto è stato il presidente Xi Jinping, giunto ora al suo terzo mandato. Oltre a un percorso, la Via della Seta era il modo per connettere economicamente vari paesi, fino all’Africa, con particolare attenzione ai porti. In assoluto una buona idea, ma che non ha avuto frutti particolarmente positivi per l’Italia, che secondo il progetto doveva anche essere il ponte sul Mediterraneo per arrivare in Africa, il continente di fatto conquistato dalla Cina di fronte all’assenza sostanziale di altri paesi e in particolare degli Usa. Pochi giorni dopo la sua nomina, l’ex-presidente Barack Obama era andato al Cairo per pronunciare un discorso molto alto sulla necessità di un aiuto concreto ai paesi africani. Sarà stato poi per pudore (Obama è stato il primo e al momento unico presidente degli Usa di origine africana), nei suoi otto anni come presidente egli è tornato in Africa solo due altre volte, forse proprio per evitare che si pensasse a un interesse importante per il fatto di avere sangue africano. Di ciò ha appunto approfittato la Cina finanziando moltissime infrastrutture in moltissimi paesi africani. A parte ciò, la Via della Seta non ha avuto i frutti sperati, almeno per l’Italia. Da qui e per visione politica, la decisione del governo Meloni di non rinnovare, alla scadenza quadriennale, l’adesione. Il compito di comunicarlo al governo cinese è toccato due mesi fa al bravo vicepresidente e ministro degli esteri, Antonio Tajani, che tuttavia ha comunicato la volontà dell’Italia di rinnovare l’accordo di partenariato, come farà formalmente la presidente Meloni alla fine di questo mese.

Un anno chiave per i rapporti Italia-Cina

E mai anno più felice per rinsaldare comunque i rapporti fra Italia e Cina non poteva esserci, visto che sono i 700 anni di Marco Polo. Altrettanto fortunata è la circostanza che oggi l’ambasciatore a Pechino è Massimo Ambrosetti, che conosce molto bene la Cina avendo avuto uno se non il primo incarico diplomatico molti anni fa come numero due del dipartimento commerciale.

A parte le favorevoli combinazioni fra i 700 anni di Marco Polo e il sapere cinese dell’ambasciatore Ambrosetti, ci sono altri importanti elementi che la presidente Meloni potrà sfruttare. A cominciare dai risultati positivi del viaggio iniziato il 1° luglio nel più vasto paese del mondo dal bravo ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. I temi che ha affrontato Urso sono sintetizzati dal titolo «L’Italia cerca capitali in Cina e usa la linea soft sul 5G». Un compito non facile per il ministro, anche tenuto conto della conflittualità del mondo occidentale verso le problematiche del 5G. Ma il ministro non è tornato a Roma a mani vuote, nonostante le tensioni derivate dal clima incandescente per i dazi che il mondo occidentale ha previsto sulle auto elettriche, iper-competitive della Cina. C’è poi grande spazio in tutta l’area delle tecnologie, una ragione in più perché l’Italia sia collaborativa in molte aree dove la Cina è ormai da primato.

Del resto, a Pechino non dimenticano il gesto che l’Italia compì nel 1978, grazie alla genialità dell’allora ministro del commercio estero, Rinaldo Ossola che andò in Cina per aprire al grande paese una importante linea di credito stand by per comprare prodotti italiani. Fu un grandissimo successo e il capo di allora, il Vice presidente (non ha mai voluto essere presidente) Deng Xiaoping lo ricevette ben tre volte in una settimana. Il ministro mi aveva usato la cortesia di farmi parte della delegazione ed ebbi la possibilità come unico giornalista di intervistare colui che ha fatto la seconda rivoluzione (questa volta industriale) in Cina.

I rapporti con i media cinesi

I cinesi non si sono mai dimenticati di quel gesto di Ossola e quindi sia Urso ora e la presidente Meloni fra poche settimane possono contare su un clima di simpatia e di amicizia.

Ne sono testimonianza anche le varie partnership che Class Editori ha con i più autorevoli media cinesi, da Xinhua, l’agenzia nazionale di informazioni con anche un dipartimento specializzato, Cesis, in economia e finanza, con cui la nostra agenzia MF newswires scambia notizie e analisi; China media Group, che riunisce televisione e radio, con cui coproduciamo il programma economico «Cargo», e anche con Il Quotidiano del popolo, il principale del paese, anche attraverso il controllato Global Times, il principale quotidiano economico anche in lingua inglese. Per la visita della presidente Meloni, Class Editori ha programmato una serie di iniziative per le aziende italiane che vogliono crescere in Cina e per quelle cinesi che vogliono crescere in Italia. Il lavoro del ministro Urso è centrato anche sulla individuazione di capitali cinesi che possano rafforzare la produzione italiana in Italia e in Cina. Per l’occasione, Class Editori ripubblica in italiano moderno Il Milione, il libro scritto da Marco Polo, per il suo viaggio. Se vorrà, la presidente Meloni potrà regalare al presidente Xi Jinping il Milione tradotto in italiano moderno da Giorgio Trombetta Panigadi, che è stato una delle fondamentali colonne di Class Editori.

Un’occasione da non perdere

Con il vento di incertezza che tira in Europa, non solo per la guerra in Ucraina, e per le drammatiche elezioni di novembre negli Stati Uniti, o l’evoluzione-involuzione in Francia, il viaggio di Urso e la Meloni in Cina, pur nella necessaria considerazione delle problematiche che caratterizzano la Cina ma anche delle ultime previsioni del Fondo monetario che prevedono una forte crescita per il paese di Mao, è una grande occasione da non perdere. Nonostante gli anni difficili del Covid abbiano frenato lo sviluppo della Cina, la forza finanziaria e industriale che il paese conserva, la crescita del tenore di vita dei cittadini cinesi, la voglia della Cina di fraternizzare, sono tutti fattori che l’Italia può e deve cogliere. E il passe-par-tout dei 700 anni di Marco Polo, il vero rivelatore al mondo occidentale, della grandezza di quel popolo e di quel paese, sono una occasione unica, che il paese Italia non deve perdere. E Class Editori, con la sua esperienza sulla Cina e con le partnership con tutti i principali media cinesi, sarà pienamente disponibile a contribuire al successo della missione Cina della presidente Meloni. Non importa che le ideologie siano ben diverse, la missione è l’occasione per lo sviluppo dei rapporti economici e sociali, due elementi che anche nelle diversità politica e di tipo di governo, possono contribuire allo sviluppo. E la presidente Meloni ben sa di quanto sviluppo abbia bisogno l’Italia.

La cancelliera Merkel con la Cina non ha mai sottolineato quanto la Germania fosse e sia un paese capitalista, ma ha sempre badato a essere il leader dell’interscambio con la Cina ottenendo grande sviluppo per la Germania. Per anni la cancelliera ha organizzato jumbo carichi di imprenditori e commercianti e oggi, tanto per fare un esempio, la Volkswagen realizza in Cina il 40% del suo fatturato di primo gruppo automobilistico al mondo.

Come dobbiamo considerare Pechino

Ma oltre a quello commerciale e industriale, la Cina va vista anche dal punto di vista dello sviluppo finanziario e borsistico.

È vero, la Cina è apparentemente partner privilegiato della Russia. Quando intervistai Deng Xiaoping, il rinnovatore della Cina mi spiegò che Nikita Krusciov era il peggio che si potesse immaginare come capo di un paese con amplissimi confini con la Cina. A spingere Cina e Russia a incontrarsi sono state le sanzioni che proprio Obama (e lui stesso lo ha riconosciuto) mise alla Russia per la questione Crimea. «Ho sbagliato», ha avuto modo di dire a Stanford l’ex-presidente americano: «Non tenni conto che l’80% della popolazione di Crimea era russa».

Non vi è dubbio che l’Italia debba essere fedele nell’essere parte del mondo occidentale e della Nato, ma per fortuna la Cina non ha scontri con la Nato. C’è forte tensione con gli Usa per Taiwan, la capitale mondiale dei semiconduttori (ha circa il 60% della produzione mondiale), ma prima di morire centenario Henry Kissinger, recandosi per l’ultimo viaggio a Pechino, ricordò che il presidente Mao Zedong, dopo aver sconfitto i nazionalisti di Chiang Kai- Shek, lasciò che l’avversario si rifugiasse a Taiwan, dicendo a quasi il miliardo di cinesi di dimenticarsi per 100 anni di quell’isola. La guerra civile in Cina finì nel 1949 e quindi a quei 100 anni ne mancano ancora 25. Sarebbe bene che gli Usa si ricordassero delle parole di Mao, che Henry Kissinger ha scandito a ripetizione prima di morire. (riproduzione riservata)



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