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Super app all’attacco: conviene davvero investire senza banca, senza sportello e senza consulente?
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Super app all’attacco: conviene davvero investire senza banca, senza sportello e senza consulente?

23 gennaio 2026, 20:00

Satispay sta rivoluzionando l’offerta di fondi grazie alla piattaforma di 6 milioni di clienti che hanno scaricato l’applicazione. Ma conviene investire tramite la fintech? Attenzione a costi e rendimenti  

Satispay ha rivoluzionato il modo con cui finora i fondi comuni sono stati collocati in Italia. Ovvero tramite sportelli bancari e reti di consulenti finanziari. Partita semplificando i pagamenti digitali, la fintech italiana ora punta a fare lo stesso con gli investimenti. Prima ha conquistato sei milioni di consumatori ai quali ha offerto la sua app di gratuita con cui fare acquisti nei punti vendita.

Il salvadanaio remunerato

Poi ha lanciato un servizio di investimento portando sul telefonino di questi utenti la possibilità di acquistare fondi comuni. Un esperimento iniziato lo scorso maggio con l’offerta di un fondo monetario di Amundi (Euro Liquidy Select). A oggi questo comparto presenta un rendimento annualizzato al netto dei costi, ma non della tassazione (26%), dell’1,89%, modesto proprio perché si tratta di una alternativa a breve termine per dare un minimo di rendimento alla liquidità in eccesso depositata su Stasipay o sul conto. Il comparto in questi otto mesi ha visto investire più di 300 mila persone con una raccolta di oltre 120 milioni di euro. Un risultato che ha convinto la società ad allargare l’offerta aprendo la sezione Investimenti.

I tre nuovi fondi

E l’8 gennaio è partito il collocamento di tre fondi, gestiti da Invesco. Si tratta di Satispay Obbligazionario (che investe in obbligazioni corporate e titoli di Stato europei), Satispay Bilanciato (un mix di azioni, obbligazioni e titoli di Stato) e Satispay Azionario Globale (specializzato sulle azioni di società a livello internazionale). «Partiti per dare un'alternativa alla liquidità ferma sui conti, ora facciamo un passo in più. Ci rivolgiamo non solo a chi inizia, ma anche a chi già investe», spiega Alberto Dalmasso, co-fondatore e ceo di Satispay. Inoltre, per facilitare la ricarica del proprio portafoglio, la fintech ha introdotto il programma di assegnazione di un Iban personale che l’utente potrà scegliere di attivare direttamente dall’app. Questa funzionalità permette, ad esempio, di ricevere fondi da altri conti correnti dell'utente non collegati a Satispay, o - pensando ai più giovani - di ricevere in modo semplice un contributo da genitori o nonni per alimentare i propri risparmi. Per iniziare a investire in questi comparti basta un euro. Inoltre i fondi sono riscattabili in qualsiasi momento e Satispay si prende carico di tutti gli adempimenti fiscali. La sottoscrizione non prevede costi di acquisto o vendita, anche per incentivare i piani di accumulo.

Commissioni ai raggi x

Ma ci sono commissioni di gestione annue trattenute sull’importo investito dal sottoscrittore (tabella in pagina), suddivise tra Satispay e il gestore. Queste sono attorno all’1%, un livello più basso rispetto ai fondi collocati nei canali tradizionali, ma superiori a quelli degli Etf. Satispay infatti è partita offrendo fondi e non Etf, a differenza dei suoi concorrenti più diretti, ovvero le banche app che propongono entrambi gli strumenti: nella tabella in pagina sono riportate le commissioni per l’acquisto di fondi tramite queste piattaforme e in diversi casi sono più elevate di Satispay.

«Abbiamo scelto di partire dai fondi come modalità semplice ed efficiente per offrire agli utenti un accesso facile ai mercati. L’approccio rimane sostanzialmente passivo, poiché i fondi investono principalmente in Etf. Inoltre, la struttura delle commissioni del fondo ci consente di eliminare i costi di sottoscrizione e rimborso, rendendo efficienti e sostenibili nel tempo anche gli investimenti di piccolo importo e ricorrenti», aggiunge Dalmasso.

Il confronto con gli Etf

Ma conviene affidarsi all’offerta Satispay? Sul fronte dei costi (tabella in pagina) la proposta è competitiva rispetto a prodotti venduti nei canali tradizionali: ad esempio il Satispay Azionario Globale, con l’1,02% di commissioni annue, è ben più economico della media dei fondi azionari collocati nell’Ue che è del 2,1%, ma costa di più rispetto allo 0,6% degli Etf azionari (dati Esma) considerando anche che i fondi hanno in portafoglio prevalentemente Etf.

Oltretutto ci sono Etf che costano molto meno, anche lo 0,2%. Ovviamente si tratta di investimenti passivi, mentre questi fondi si dichiarano a gestione attiva, quindi dovrebbero produrre rendimenti superiori a fronte di una commissione maggiore. Ma per ora non ci sono dati storici sulle performance perché i fondi sono appena nati, quindi ci si deve affidare alle simulazioni che la società di gestione del fondo deve mettere a disposizione ai sottoscrittori (tabella in pagina). In base a queste ad esempio sempre per l’Azionario Globale nello scenario sfavorevole la perdita annua sarebbe del 12,7%, in quello moderato del 9,4% annuo e nell’ipotesi più favorevole del 43%. Si tratta di rendimenti calcolati prendendo come riferimento l’andamento dei mercati degli ultimi dieci anni che potrebbero non riflettersi nelle performance future, come per tutte le attività finanziarie.

Pro e contro

In ogni caso il punto di forza di questa offerta è l’assenza di barriere all’ingresso: bastano pochi click dalla app per iniziare a investire sui mercati globali a partire da un euro. E c’è la possibilità di uscire senza vincoli rigidi come avviene ad esempio per le polizze. Tutto questo a fronte dell’assenza di consulenza personalizzata o una qualche forma di educazione finanziaria che Satispay non mette a disposizione perché fa solo da tramite. Soprattutto per capire non soltanto i costi, ma quali rischi ci si assume quando si investe. (riproduzione riservata)



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