La luna di miele tra SpaceX e il mercato sembra essere terminata nel modo peggiore possibile. Dopo aver perso più dell’8% nelle ultime due sedute di borsa il titolo del gigante aerospaziale di Elon Musk sembrerebbe avviato verso il terzo tonfo fragoroso consecutivo: alle 18:45 ora italiana il titolo perdeva quasi il 10,5% a 165,5 dollari per azione.
Un crollo verticale che fa scivolare il titolo al settimo posto delle società più capitalizzate al mondo, superato anche dal colosso taiwanese dei semiconduttori Tsmc.
A onor del vero, non si può – almeno per ora – definire l’ipo più grande della storia come un fiasco totale. Tutt’altro: nei primi tre giorni dopo la quotazione sul Nasdaq il titolo aveva guadagnato quasi il 45%, arrivando a trattare nell’intraday del 16 giugno sopra i 225 dollari per azione, novanta in più rispetto al prezzo di ipo a 135 dollari.
La flessione odierna, dopo le premesse delle prime giornate, è particolarmente marcata, tanto che gli analisti sono divisi tra chi sostiene che la fiammata iniziale è stata solo frutto della Fomo (Fear-of-missing-out, che in finanza comportamentale indica la paura irrazionale di rimanere fuori da un trend rialzista) e chi invece evidenzia come quello attuale sia solo un ribasso strutturale verso il fair value.
Per ora il titolo SpaceX è coperto da otto analisti (fonte MarketScreener): per sei di essi va comprato, per uno mantenuto (raccomandazione hold) e per uno soltanto è da vendere.
Il prezzo obiettivo medio è di 187,8 dollari: il che significa che alla chiusura dello scorso giovedì – venerdì le borse americane erano chiuse per festività – il titolo incorporava un rialzo potenziale dell’1,5%. Un upside potenziale salito ieri al 12-13%, anche se ora bisognerà capire come si esprimeranno gli esperti di mercato alla luce di queste flessioni considerevoli.
L’ultima raccomandazione in ordine di tempo è quella della investment bank Oppenheimer, che ha suggerito l’acquisto del titolo con prezzo obiettivo di 250 dollari citando come punto di forza per SpaceX le sinergie derivanti dalla maxi-acquisizione di Cursor per 60 miliardi di dollari.
Non mancano però gli scettici: già a poche ore dalla quotazione il provider indipendente Cfra Research aveva avviato la copertura del titolo con un rating sell (vendere) e un prezzo obiettivo a dodici mesi di 115 dollari.
A far storcere il naso agli analisti è l’assenza di fondamentali di bilancio convincenti, tanto che nel 2025 SpaceX ha perso quasi 5 miliardi di dollari e si è quotata a multipli estremi, con una capitalizzazione di mercato pari a circa cento volte il fatturato.
Dall’altra parte, i più ottimisti si concentrano invece sulle spese in conto capitale, un parametro sempre più osservato per valutare la capacità di investimenti delle magacap tecnologiche focalizzate sullo sviluppo di AI e data center. Il capex di SpaceX è quintuplicato in due anni, superando i 20,7 miliardi di dollari nel 2025 contro i 4,4 miliardi del 2023.
Nel frattempo l’azienda aerospaziale di Musk continua a siglare accordi strategici. La società, secondo quanto riportato dalla Cnbc, ha firmato un importante accordo per la fornitura di potenza di calcolo con la startup Reflection AI.
In base al contratto, Reflection otterrà accesso immediato a NvidiaGB300, chip di intelligenza artificiale di fascia alta utilizzati per addestrare ed eseguire modelli avanzati di intelligenza artificiale, e ha concordato di pagare a SpaceX 150 milioni di dollari al mese a partire dal 1° luglio 2026 fino al 2029. Se l’accordo dovesse essere portato a termine, i pagamenti ammonterebbero a circa 6,3 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)