La commessa da 30 milioni di dollari per realizzare la facciata del nuovo edificio Nokia H2 nel New Jersey è solo l’ultimo dei contratti che Fabbrica, la controllata statunitense di Somec, ha vinto negli Stati Uniti.
Finora ha operato prevalentemente lungo l’East Coast, dove tra l’altro ha realizzato le facciate di tre edifici del Mit a Boston, quella del palazzo Rolex e il terminal Twa dell’aeroporto Jfk a New York.
Oscar Marchetto, fondatore e dominus di Somec, si gode i successi de si prepara alla conquista dell’Ovest. «C’è tanto da fare, non penso che l’America nel prossimo futuro si blocchi» a causa dei dazi imposti da Donald Trump, ha spiegato. «Ho deciso di acquistare Fabbrica perché volevo avere un’azienda local. Non è solo Trump a voler portare la manifattura in America, ancora prima di Barack Obama c'era questa ambizione».
In una recente intervista a MF-Newswires il candidato democratico a sindaco di New York, Whitney Tilson, ha detto che - se eletto - eliminerebbe il blocco delle costruzioni. Una prospettiva che non può che arridere a Fabbrica. «Per noi è una partita win-win», ha spiegato Marchetto: «Siamo operativi sia nel new building sia nella ristrutturazione. Prima del Covid è stata emanata una legge, rallentata dalla pandemia, che prevede che tutti gli edifici di New York debbano essere resi sostenibili entro il 2035. La sostenibilità a New York è pessima perché sono tutte costruzioni che risalgono al secolo scorso. Ora la città si sta risvegliando. Vedo grandi opportunità nei prossimi anni».
Lo sbocco naturale di Fabbrica è a Ovest. «In questo momento operiamo in un triangolo che va da Boston, a New York, a Philadelfia, a Washington Dc. Stiamo facendo alcuni lavori anche in Florida e pensiamo di espanderci dal là di questo triangolo del nord-est». I dazi sembrano non essere un problema, anzi. «Per assurdo speriamo che si riducano per il bene di tutti, diventano un’opportunità per noi, perché tengono fuori i concorrenti esteri. Noi, essendo local, abbiamo dei vantaggi rispetto a importatori di manufatti dall’estero».
La situazione contingente negli Usa può essere vantaggiosa non solo per il glazing civile, ma anche per altre linee di business del gruppo come per esempio il glazing navale e la progettazione e creazione di interni di pregio. «Noi», ha aggiunto, «abbiamo altri due business. Uno è quello navale. È vero che gli armatori più grossi come Royal Caribbean, Carnival, Ncl o altri sono americani. Però tutte le navi vengono fatte fuori dagli Stati Uniti e lo stesso vale per le operazioni di refitting, perché le navi battono bandiere off-shore, non battono bandiera americana».
Il rapporto con gli Usa è destinato a divenire sempre più stretto. «Abbiamo recentemente parlato con una banca per iniziare un percorso che ci porti a farci conoscere maggiormente negli Stati Uniti, un percorso che potrebbe essere importante anche per Mestieri», la business unit che raggruppa eccellenze artigianali. «In America di fatto non esiste la figura dell’artigiano. Se qualcuno vuole il marmo italiano intarsiato, il legno intarsiato, il bronzo, lo paga anche il 10-15% in più, perché non c’è nessun altro in grado di realizzarlo» con la stessa perfezione dei maestri artigiani italiani. «Tra l’altro il 10-15% in più riguarda solo il materiale, non la lavorazione. E poi l’America rimane sempre la prima economia mondiale. Ci possono essere alti e bassi ma solitamente i bassi rientrano talmente velocemente che quasi non ce ne accorgiamo».
Marchetto, anche alla luce della commessa appena ottenuta, guarda con fiducia al 2025 per quanto riguarda i conti. «Quest’anno lo vedo bene. Già nel 2024 abbiamo realizzato grandi risultati e continueremo a fare la stessa cosa anche nei prossimi mesi. Se guardiamo alle guidance che esprimono gli analisti che ci seguono, queste danno una leggera crescita, una riduzione della posizione finanziaria netta e un incremento dell’ebitda. Questo è quello che faremo nel 2025». (riproduzione riservata)