Il carico dell’Imu 2026 per chi possiede più di una casa potrebbe cambiare. Con la pubblicazione del decreto del 6 novembre 2025, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha aggiornato l’allegato sulle agevolazioni Imu introdotte lo scorso anno. Il testo non stravolge l’imposta, ma ne ridefinisce i confini, delegando di fatto una maggiore autonomia ai Comuni nella determinazione del carico fiscale e delle agevolazioni.
La mossa, che coincide con l’attivazione della piattaforma Gestione Imu (disponibile dal 12 novembre 2025 per l'invio dei prospetti comunali), crea un nuovo scenario: le amministrazioni comunali avranno adesso lo strumento per modulare l’imposta in base all’effettivo utilizzo dell’immobile. L’opportunità è significativa soprattutto per i proprietari di seconde case al mare o in montagna, che ora intravedono la possibilità di un alleggerimento fiscale sulla seconda casa a disposizione.
Il focus centrale del decreto riguarda la possibilità per i comuni di differenziare l’imposizione fiscale sulle cosiddette «case a disposizione», ovvero quelle abitazioni che non sono locate, non sono oggetto di comodato e vengono utilizzate dal proprietario solo per brevi periodi dell’anno (come ad esempio le classiche case vacanza al mare o in montagna).
La novità sostanziale sta nell’ampliamento della facoltà di modulare l’aliquota. I Comuni potranno considerare l’effettivo e limitato utilizzo dell’immobile, potendo applicare una tariffa inferiore rispetto alla base ordinaria se l’abitazione presenta, ad esempio, consumi energetici ridotti o utenze sospese per gran parte dell’anno. Questo apre uno scenario di potenziale alleggerimento fiscale per i proprietari di immobili a uso prettamente stagionale.
Da sottolineare che questa potenziale agevolazione è esclusivamente rivolta agli immobili senza reddito da locazione. Restano esclusi da questo sconto tutte le unità immobiliari affittate o inserite in circuiti commerciali, come le locazioni turistiche brevi.
Secondo il Mef, l’iniziativa si inserisce nel solco tracciato nel 2024, mirando a una maggiore armonizzazione della fiscalità immobiliare su scala nazionale. Il decreto non costituisce un generale taglio all’Imu sulle seconde case, bensì una cornice regolamentare precisa che permette ai Comuni una flessibilità controllata, prevenendo applicazioni disomogenee e ingiustificate delle aliquote sul territorio.
Il principio cardine del provvedimento è che l’introduzione di aliquote agevolate è una facoltà, non un obbligo. Di conseguenza, per i contribuenti, nulla sarà automatico. Ogni Comune dovrà bilanciare le esigenze di gettito con la volontà di alleggerire il carico fiscale. Nei centri a forte vocazione turistica, dove l’Imu sulle seconde case costituisce un pilastro fondamentale del bilancio, è plausibile che molti sindaci scelgano di mantenere inalterate le aliquote. (riproduzione riservata)