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Scontro su Internet e algoritmi, il New York Times pensa di portare in tribunale ChatGPT
Orsi & Tori Leggi dopo

Scontro su Internet e algoritmi, il New York Times pensa di portare in tribunale ChatGPT

25 agosto 2023, 19:30

Faro sull’uso di articoli per addestrare il software. Il nodo dei compensi. Perché il giornale Usa ha ragione

La guerra è dichiarata. Il più importante organo di informazione al mondo contro la soluzione più avanzata di intelligenza artificiale per interrogare e conoscere. Ma non è che la punta dell’iceberg. Come ha spiegato, prima che accadesse, l’ex-presidente Barack Obama. Un’analisi talmente profonda che vale la pena di rileggere. Perché in questa materia Obama docet. Nessuno come lui è andato a fondo su lo sconvolgimento in atto, parlando ai professori e agli studenti della Stanford university. Con competenza e preveggenza.

Prima affermazione fondamentale: «Durante alcuni dei giorni più bui della seconda guerra mondiale, il filosofo americano, Reimhold Niebuhr scrisse: “La capacità dell’uomo di giustizia rende possibile la democrazia, ma l’inclinazione dell’uomo all’ingiustizia rende necessaria la democrazia”. Stiamo vivendo un altro momento tumultuoso e pericoloso della storia. La guerra contro l’Ucraina è un atto che non si vedeva in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale… Troppe volte abbiamo dato la libertà per scontata. Ciò che sta avvenendo ci ricorda che la democrazia non è né inevitabile né autoeseguita… Uno dei fattori che hanno contribuito all’indebolimento delle istituzioni è la globalizzazione, che ha sì contribuito a far uscire centinaia di milioni di persone dalla povertà, in particolare in Cina e in India, ma che insieme all’automazione ha anche sconvolto intere economie, accelerato la diseguaglianza globale e lasciato milioni di altri cittadini traditi e arrabbiati con le istituzioni politiche esistenti… A livello internazionale l’ascesa della Cina e le disfunzioni politiche croniche qui negli Stati Uniti e in Europa, per non parlare del quasi collasso del sistema finanziario globale del 2008 hanno reso più facile per i leader di altri paesi ignorare l’attrattiva della democrazia. Nella fretta di proteggere “noi” da “loro”, virtù come la tolleranza e il rispetto per i processi democratici iniziano a sembrare non solo sacrificabili, ma come una minaccia al nostro modo di vivere… Quindi se vogliamo rafforzare la democrazia dovremmo affrontare tutti questi punti di forza. Dovremmo elaborare nuovi modelli per un capitalismo più inclusivo ed equo».

Democrazie più deboli: il ruolo della tecnologia

Ed ecco l’affondo sulla rivoluzione digitale: «Uno dei principali motivi dell’indebolimento delle democrazie è il profondo cambiamento che sta avvenendo nel modo in cui comunichiamo e consumiamo le informazioni. Non sono un luddista, quindi non sono contro le macchine anche se è vero che a volte devo chiedere alle mie figlie come usare le funzioni di base del mio telefono. Sono stupito da Internet: collega miliardi di persone in tutto il mondo, mette a nostra disposizione la conoscenza raccolta da secoli. Ha reso le nostre economie molto più efficienti, ha accelerato i processi della medicina, ha aperto nuove opportunità, ha permesso a persone con interessi comuni di incontrarsi. MySpace, MeetUp e Facebook hanno permesso a un esercito di giovani volontari di organizzarsi, raccogliere fondi, diffondere il nostro messaggio. Questo è ciò che mi ha eletto. Quindi Internet e la rivoluzione dell’informazione che l’accompagna sono stati trasformativi. E non si torna indietro».

Le conseguenze non previste

Ma…

«Ma come tutti i progressi tecnologici, questo progresso ha avuto conseguenze indesiderate, che hanno anche un prezzo molto alto. E vediamo che il nostro ecosistema informativo sta mettendo il turbo ad alcuni dei peggiori impulsi dell’Umanità. Non tutti questi effetti sono intenzionali o addirittura inevitabili. Sono semplicemente la conseguenza di miliardi di esseri umani improvvisamente collegati a un flusso di informazioni globali istantaneo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Quarant’anni fa se eri un conservatore nelle zone rurali del Texas, non eri necessariamente offeso da quello che stava succedendo nel Castro District di San Francisco perché semplicemente non sapevi cosa succedesse là. Se vivevi in un villaggio yemenita molto povero, non avevi idea delle abitudini di spesa dei Kardashian… Ora invece hai la pura proliferazione di contenuti e la frammentazione di informazioni e del pubblico. È elementare dire che ciò ha reso la democrazia assai più complicata. Se guardavi la televisione negli Stati Uniti negli anni fra il 1960 e il 1990 circa, è probabile che stavi guardando una delle tre grandi reti. Spesso la programmazione escludeva le voci e le prospettive delle donne, delle persone di colore e di altre persone al di fuori del mainstream. Ma ciò aveva rafforzato il senso di una cultura condivisa. Oggi, ovviamente, abbiamo realtà mediatiche completamente diverse, inserite nei nostri telefonini. E ciò ha reso noi più inclini a ciò che gli psicologi chiamano bias di conferma (cioè distorsione), ovvero la tendenza a selezionare fatti e opinioni che rafforzino le nostre visioni del mondo. Quindi all’interno delle nostre bolle di informazioni personali, i nostri presupposti, i nostri punti ciechi non vengono sfidati, vengono rafforzati. E naturalmente è più probabile che reagiamo negativamente verso coloro che consumano fatti e opinioni diverse. Tutto ciò approfondisce le divisioni razziali, religiose e culturali esistenti».

Il ruolo delle aziende

La profondità dell’analisi di Obama è davvero straordinaria. Via via fa emergere i lati negativi, peggiori dell’innovazione Internet. Il Professor Mario Rasetti ricorda sempre come la scoperta della fusione atomica, insieme agli straordinari risultati scientifici, abbia portato alla bomba atomica che non solo ha fatto i 250 mila morti di Hiroshima ma minaccia costantemente la pace del mondo. E Obama spiega che il lato negativo potrebbe anche essere evitato: «È corretto ad affermare che alcune delle attuali sfide da affrontare sono inerenti a un mondo completamente connesso. I nostri cervelli non sono abituati a ricevere così tante informazioni così velocemente e molti di noi stanno sperimentando un sovraccarico da questa nuova (?) tecnologia. Ma non tutti i problemi che stiamo vivendo sono un inevitabile sotto prodotto della attuale tecnologia. Sono anche il risultato di scelte molto specifiche fatte dalle aziende che sono arrivate a dominare Internet in generale e le piattaforme di social media in particolare. Decisioni che inevitabilmente sono state prese dalle democrazie più vulnerabili».

Tutto fatto per vendere pubblicità

Evidentemente Obama ritiene, giustamente, che quella americana sia una democrazia molto vulnerabile. E chiaramente pensa a Donald Trump. Ma non si ferma verso le aziende e spiega: «Vent’anni fa i pilastri della ricerca sul Web erano la completezza, la pertinenza e la velocità. Ma con l’ascesa dei social media e la necessità di comprendere meglio il comportamento online delle persone, al fine di vendere più pubblicità, le aziende vogliono raccogliere più dati. Più aziende ottimizzate per personalizzazione degli utenti, coinvolgimento e velocità. E sfortunatamente abbiamo dovuto scoprire che il contenuto, infiammatorio e polarizzante, attrae e coinvolge.

Altre caratteristiche di queste piattaforme hanno aggravato il problema. Per esempio, il modo in cui i contenuti appaiono sul tuo telefonino, così come il velo di anonimato che le piattaforme forniscono ai loro utenti. Molte volte può essere difficile, se non impossibile, distinguere tra, diciamo, un articolo sottoposto a revisione dal prof. Antony Fauci e una cura miracolosa proposta da un venditore ambulante. E nel frattempo attori sofisticati, dai consulenti politici agli interessati al business, alle armi di intelligence di potenze straniere, possono ingannare gli algoritmi della piattaforma o aumentare artificialmente la portata dei messaggi ingannevoli».

Da Obama una grande lezione di giornalismo

L’intelligenza di Obama, la sua capacità di analisi, mettono a nudo tutti i rischi che il mondo sta correndo. Ma c’è di più. Obama non esita a dire che nel progetto per evitare i danni da degenerazione di internet e dei social media, sono fondamentali due obbiettivi: 1) «Come cittadini dobbiamo assumerci la responsabilità di diventare migliori consumatori di notizie, guardando le fonti, pensando prima di condividere e insegnando ai nostri figli a diventare pensatori critici, che sappiano valutare le fonti e separare l’opinione dai fatti. In effetti, un certo numero di distretti scolastici in tutto il paese stanno lavorando per addestrare i ragazzi a questo tipo di alfabetizzazione mediatica on line, non su una particolare prospettiva ideologica ma solo come controllare una fonte. Questa persona che sta scrivendo nella cantina di sua madre, in mutande, sembra un’autorità credibile sul cambiamento climatico? Questo è qualcosa che tutti dovremmo voler sostenere». 2) «Parte di questo progetto ci richiederà di trovare modi creativi per ringiovanire il giornalismo di qualità, compreso il giornalismo locale, perché una delle sfide che abbiamo, a condizione dell’indipendenza della proprietà dei media, è che quasi tutti i media sono per così dire nazionalizzati, cioè tendono a essere nazionali, e quindi più ideologici, mentre i fatti sono fatti e localmente si vedono anche meglio».

Quindi il giornalismo di qualità va rinforzato. Non si può non essere d’accordo con Obama, ma appunto l’avvento estensivo dell’intelligenza artificiale connessa all’informazione, come nel caso di ChatGPT che è pronto a dare risposte a chi è abbonato traendo i contenuti dai giornali, è un’evoluzione che richiede regole sia di correttezza di citazione sia del pagamento dei diritti. Quindi bene ha fatto a portare in tribunale ChatGPT il New York Times, che fra l’altro è il maggior successo di trasformazione dalla carta al digitale. Ma è come qualsiasi prodotto: il marchio di fabbrica conta, deve contare; una storia di informazione corretta e indipendente deve essere valorizzata anche nel digitale. La formazione di chi, per fare il giornalista, deve superare un esame, la professionalità di chi scrive e di chi viene fatto parlare, devono avere un valore superiore. È come ha detto Obama: non si può confondere la cura contro il covid suggerita dal prof. Fauci con quella suggerita da un venditore ambulante.

Insegnare come si consuma l’informazione

Fondamentale è quindi anche l’incitamento di Obama a insegnare come si consuma l’informazione, perché, giova ripetere il suo avviso, «con l’emergere dell’intelligenza artificiale la disinformazione diventerà via via più sofisticata e lo standard dell’integrità giornalistica non deve essere sminuito. Senza alcuni standard inviolabili l’implicazione dell’intelligenza artificiale, potrebbero essere spaventose per le nostre elezioni, per il nostro sistema legale, per la nostra democrazia, per le regole di prova, per il nostro intero ordine sociale».

Obama, in ogni caso, fa riferimento al Primo emendamento alla Costituzione americana, che fra l’altro garantisce libertà di parola e di stampa, per dire che lui è abbastanza vicino a essere un assolutista di quell’emendamento, ma per precisare che: «… Il primo emendamento è un controllo sul potere dello stato. Non si applica a società private come Facebook o Twitter, non più di quanto si applichi alle decisioni editoriali prese dal New York Times o Fox News. Non l’ha mai fatto. Le società di social media hanno un loro codice di ciò che è consentito o non è consentito sulle piattaforme. Il problema è che non sappiamo quali principi governino tali decisioni e così non c’è nessun controllo democratico».

In questo, forse, l’Unione europea è più avanti (e proprio venerdì 25 ha compiuto un ulteriore passo con l’entrata in vigore del Dsa-Digital Service Act che disegna nuove regole per il mondo digitale), ma è chiaro che il cammino è lungo. E se poi si entra nel campo dell’informazione finanziaria, monetaria, societaria, che determina l’andamento dei mercati e degli investimenti, appare chiaro come, per evitare aggiotaggio e truffe verso gli investimenti dei cittadini, le regole e il controllo da imporre all’informazione digitale dovrebbero essere doppie o triple rispetto a tutte le altre tematiche.

Grazie Presidente Obama. (riproduzione riservata)



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