Si alza il sipario del Salone del Risparmio di Milano, la tre giorni milanese organizzata da Assogestioni che dal 5 al 7 maggio riunirà professionisti dell’asset management e della consulenza finanziaria, con un obiettivo comune: «Attivare la liquidità e accelerare la crescita», come recita il titolo della rassegna.
D’altronde, il tema della liquidità da mettere in movimento è più che mai attuale: il Salone inizia proprio dopo che la Berkshire Hathaway, holding di investimento fondata da Warren Buffett (e oggi guidata dal suo numero due Greg Abel) ha svelato di possedere quasi 400 miliardi di dollari non investiti.
Il 2025 si è chiuso con un patrimonio record per le associate di Assogestioni, superiore ai 2.600 miliardi di euro: merito di un mercato favorevole, certo, ma anche di 38 miliardi di raccolta, di cui 16 provenienti dai fondi comuni. «Una dinamica trainata dai fondi obbligazionari, mentre le altre categorie sono in sofferenza», ammette Maria Luisa Gota (Eurizon), presidente dell’associazione di categoria.
«In Europa invece tutte le categorie di fondi sono in attivo, anche gli azionari, grazie soprattutto al boom degli Etf». I risultati dell’industria, sottolinea Gota, «sono tutto sommato positive, viste anche le complesse dinamiche geopolitiche: la tenuta dei mercati è stata quasi sorprendente, ma questa non è una condizione sufficiente per far prosperare la nostra industria».
Da anni, evidenzia la numero uno di Assogestioni, «i margini dell’industria si stanno contraendo, e i ricavi sono sotto pressione». Inoltre, a livello di scala «l’industria italiana ed europea non è ancora sufficientemente grande, nonostante la mole di risparmio nel Paese e nel continente sia immensa: tuttavia, il 30% della ricchezza finanziaria degli europei non è investita».
E questo in un momento in cui «pianificare il lungo periodo, anche alla luce della condizione demografica che si sta configurando, è quanto mai indispensabile». L’immobilismo del risparmio «rallenta anche lo sviluppo del mercato dei capitali: il rapporto tra capitalizzazione della borsa italiana e pil è tra i più bassi in tutte le economie sviluppate».
Cosa fare per affrontare queste sfide? Un passaggio importante, secondo Gota, è stata la riforma del Tuf, «che credo vada nella giusta direzione di avvicinare le imprese alla borsa». In Europa nel marzo 2025 è stata inoltre «approvata la Saving and Investment Union, che ha instaurato un dialogo tra istituzioni e mercato per rendere più facile per le imprese muoversi, investire e operare all’interno dell’Unione».
L’industria italiana del risparmio, in questo contesto, si deve muovere lungo tre leve operative. La prima riguarda gli operatori: «Dobbiamo aumentare la nostra produttività, cioè un mix di tecnologia e offerta». In particolare, aggiunge, «è indispensabile superare la contrapposizione tra gestione attiva e passiva: è la sintesi tra le due a rappresentare la forza del servizio che possiamo offrire».
Il secondo filone riguarda la previdenza complementare, «sulla cui riforma abbiamo trovato molti dei nostri cavalli di battaglia: dall’iscrizione di default al comparto life cycle alla maggiore flessibilità in uscita». La presidente di Assogestioni sottolinea però che, oltre alle riforme tecniche, è necessario «diffondere una cultura previdenziale, anche tramite iniziative di collaborazione tra pubblico e privato».
Gota pensa di imitare il modello della «paghetta previdenziale tedesca: l’apertura di una posizione previdenziale per i bambini con un contributo pubblico iniziale».
La terza leva riguarda il supporto all’economia reale, «con la creazione di strumenti simili ai Piani Individuali di Risparmio, i Pir, ma con declinazione e respiro europei». Queste tre leve, conclude Gota, rappresentano «i tre pilastri operativi del Salone: come industria, dobbiamo fare un esercizio di consapevolezza e renderci conto che siamo, insieme alle reti distributive, un ecosistema che è e sarà sempre più motore di trasformazione dell’Italia e dell’Europa». (riproduzione riservata)