Nel 2025 la propensione psicologica a risparmiare si rafforza e cresce l’ansia da mancanza di risparmio, anche perché la capacità effettiva di accantonare si riduce: più famiglie consumano tutto il reddito o attingono ai risparmi. Nel dettaglio le famiglie che risparmiano sono il 41%, in contrazione rispetto al 46% del 2024, il dato più basso dal 2018. E anche le aspettative per i prossimi 12 mesi indicano una ulteriore flessione della capacità di risparmio.
La conseguenza di questa crescente difficoltà a risparmiare, unita a una decisa volontà di farlo anche per le famiglie in difficoltà, è che tre italiani su quattro sono in grado di affrontare spese di piccola entità (1.000 euro), ma è sempre più ridotto il numero di famiglie (36%) che può assorbire senza problemi una spesa rilevante (10.000 euro). É quanto emerge dall'indagine realizzata da Acri in collaborazione con Ipsos, in occasione della 101esima giornata mondiale del risparmio.
Gli italiani riconoscono sia il ruolo individuale che collettivo del risparmio: è una importante tutela sia per le situazioni personali meno prevedibili (57%) sia per quelle che derivano dal contesto economico generale (per il 54% è molto rilevante in caso di crisi economica), nonché per aumentare la sicurezza quando non sarà più possibile avere redditi aggiuntivi, come in vecchiaia (49%). Risulta molto rilevante, spiega ancora l'indagine, il ruolo sociale e collettivo del risparmio, che attutisce l'impatto sul Paese delle crisi globali (67%), riduce la dipendenza dalle risorse estere (63%), permettendo maggiori investimenti in settori strategici (56%), e fornisce una migliore stabilità al sistema bancario (56%).
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella non ha alcun dubbio: «La Costituzione riconosce un alto valore civico al risparmio. La sua immediata finalità corrisponde all'aspirazione delle famiglie di perseguire obiettivi di crescita sociale, di risposta a bisogni, di protezione a fronte di emergenze. La Carta prescrive la tutela di un bene delle famiglie, dunque della comunità nazionale e questa tutela si esprime, anzitutto, nella sua salvaguardia, azione cui devono guardare istituzioni e ordinamenti. Tutelare il risparmio significa favorirne impieghi che ne accrescano il valore, creando condizioni affinché possa agire da leva fondamentale dell'economia. Essere, cioè, una risorsa che espanda il benessere personale e collettivo, proiettando questo patrimonio sulle generazioni future», si legge nel messaggio inviato dal Capo dello Stato, in occasione della 101esima giornata mondiale del risparmio.
La maggiore prudenza degli italiani emerge chiaramente dal trend dei consumi. Si registra infatti una contrazione sia degli acquisti di beni voluttuari sia di quelli essenziali. Nel dettaglio, si riducono alcune voci essenziali (beni di base, salute), si blocca il recupero delle spese per la «cura di sé» (vestiario, estetica, sport),si contraggono le spese del «fuori casa» (ristorazione, viaggi) e quelle culturali (lettura, cinema, teatro, musei); tengono le spese per auto e spostamenti, telefonia e internet ed elettronica ed elettrodomestici.
Il portafoglio delle famiglie resta ancora fortemente ancorato alla liquidità, con il 64% degli italiani che sceglie questa opzione. La quota di risparmiatori che preferisce investire è minoritaria (circa un terzo) e, quando lo fa, privilegia strumenti semplici e percepiti come sicuri.
Da notare poi che il possesso di prodotti finanziari è stabile nel tempo e mediamente poco diversificato. Le preferenze di investimento segnalano un parziale ritorno all’immobiliare, mentre cresce la quota di coloro che non sanno indicare un investimento idoneo per le caratteristiche della loro famiglia. Chi investe lo fa prevalentemente perché ha in mente un progetto futuro (22%), oppure per accrescere il valore del capitale (21%), o difenderlo dall’inflazione (19%), nonché per tutelare i propri familiari in futuro (11%). Altri investono per evitare di spendere troppo (8%), o perché si rendono conto che i soldi sul conto corrente non danno alcun vantaggio (9%).
Cambia il «come» si decide un investimento: cresce l’attenzione alla rischiosità, aumenta la propensione al rendimento, rimane stabile l’attenzione al soggetto proponente, mentre perdono rilevanza gli investimenti Esg (14% rispetto al 20% del 2024).
Per svolgere appieno il ruolo del risparmio per la tutela individuale e per l'economia del Paese, il risparmio, emerge dalla ricerca, avrebbe bisogno di una fiscalità «amica» del risparmiatore per il 32% degli italiani. Al contempo sarebbe necessario sviluppare una maggiore cultura finanziaria (27%) e avere prodotti semplici, adatti ai tempi, fruibili da tutti (27%). La fiducia degli italiani nei confronti di leggi e strumenti a tutela del risparmio risulta invece in crescita, e raggiunge quasi un italiano su due.
Sulla scia di questi dati, l'Acri lancia una proposta all'Abi e al ministero dell'Istruzione: «Fare in modo che nell'ultimo anno delle superiori, in tutti gli istituti, la giornata mondiale del Risparmio sia dedicata a sei ore di educazione finanziaria». Lo ha detto il presidente dell'Acri, Giovanni Azzone, nel corso del dibattito con il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli. Si tratterebbe, ha spiegato Azzone, «di un investimento sotto i 10 milioni di euro, che Acri e Abi potrebbero sostenere se il ministro fosse d'accordo».
Nella ricerca Acri-Ipsos c’è anche poi una sezione dedicata agli italiani e l’Europa. Emerge che a oltre vent'anni dalla sua nascita, «l'euro continua a non essere percepito come un fattore in grado di apportare un valore significativo», la soddisfazione arretra progressivamente dopo il picco del 2021. Il 65% degli italiani si dichiara «insoddisfatto (60% nel 2024), con i giudizi più negativi pronunciati tra gli adulti, i residenti nel Sud, e quelli con un'istruzione inferiore». Anche la visione a lungo termine si raffredda e si polarizza: la quota di chi ritiene che l'euro rappresenti un vantaggio per il Paese nei prossimi vent'anni scende al 45% (dal 50% nel 2024), a favore dei più pessimisti (41% vs 37% nel 2024). Restano più favorevoli i giovani (18-30enni), i residenti nel Nord Est, i laureati e le classi dirigenti. (riproduzione riservata)