??????Il 2026 del risparmio gestito italiano parte a due velocità ma in realtà, a ben guardare, potrebbe trattarsi di due facce della stessa medaglia, soprattutto quando si va a passare in rassegna il bilancio dei fondi comuni.
Secondo quanto censito da Assogestioni, associazione di categoria presieduta da Maria Luisa Gota (Eurizon), a gennaio l’industria ha registrato circa 4 miliardi di euro di deflussi.
Un dato che però è stato ampiamente zavorrato dalle gestioni di portafoglio istituzionali (-7,5 miliardi), mentre i fondi hanno registrato una raccolta positiva per 3,5 miliardi (di cui 3,2 dai fondi aperti).
L’elemento forse più interessante è però lo spaccato dei fondi comuni. Dopo anni di trionfo assoluto dei comparti obbligazionari, infatti, il reddito fisso ha chiuso il mese con una raccolta positiva piuttosto anonima, pari a 392 milioni.
A vincere il confronto sono stati invece i grandi dimenticati dell’ultimo biennio: i fondi azionari, forti di una raccolta di 1,9 miliardi. Di pari passo, sono cresciuti di molto i fondi monetari (+2,1 miliardi): comparti che investono in bond a brevissima scadenza, e che sono quindi assimilati a un investimento di liquidità.
In realtà, afflussi così alti sui monetari potrebbero però essere sintomatici di un ritorno ancora più forte sull’azionario nei prossimi mesi: non è infatti insolito che gli investitori restino alla finestra con un po’ di liquidità da investimento, pronti a entrare sui mercati al momento migliore.
Bisognerà ora valutare l’impatto della nuova tempesta sulle borse scatenata dal conflitto in Medio Oriente: ma per vederne gli effetti bisognerà attendere un po’ di tempo, fino alla comunicazione dei dati di marzo che arriveranno verosimilmente in primavera inoltrata.
Forte dell’effetto mercato positivo, e nonostante il duro colpo delle gestioni di portafoglio, il patrimonio complessivo delle associate di Assogestioni è arrivato a fine gennaio a 2.651 miliardi (dai 2.636 di fine 2025).
I fondi aperti rappresentano da soli il 51,1% del totale (1.356 miliardi): sulla torta complessiva gli obbligazionari pesano per 489 miliardi, mentre gli azionari inseguono a quota 432. (riproduzione riservata)