Negli Stati Uniti è in corso da tempo un risiko un po’ defilato dalle prime pagine che, macinando record su record, può arrivare presto a impattare anche il mercato europeo: quello del risparmio gestito. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita dati Lseg, nel 2025 sono state realizzate operazioni per 38 miliardi di dollari, più del doppio del 2024.
Il numero di transazioni ha raggiunto quota 378: non erano mai state così tante dall’inizio delle rilevazioni, nel 1980. I dati confermano peraltro quanto calcolato da PwC in un report di metà dicembre dal quale emergeva che negli Usa l’attività di m&a nel terzo trimestre era cresciuta del 15% rispetto ai tre mesi precedenti, trainata dal +27% del settore wealth management.
Il consolidamento arriva in una fase cruciale per l’industria del risparmio gestito mondiale e americana in primis: la concorrenza degli Etf passivi a basso costo e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale costringono il settore, un tempo molto frammentato, ad aumentare la scala per ovviare a margini sempre più ridotti e clienti informati ed esigenti.
A tutto ciò, sottolinea il quotidiano britannico, si aggiungono i tagli ai tassi di interesse da parte della Fed, che abbassano i costi di finanziamento e sostengono la conclusione di accordi di m&a. La tendenza è stata evidente in una serie di transazioni di alto profilo, tra cui l’acquisto del colosso Janus Henderson per 7,4 miliardi di dollari da parte di un gruppo guidato dal fondo attivista Trian Fund Management, l'acquisizione da parte di Rithm Capital della società di credito privato Crestline Management per espandere la sua attività nell’ambito degli alternativi e l'acquisto da parte di Nomura per 1,8 miliardi di dollari delle divisioni di gestione patrimoniale pubblica statunitense ed europea di Macquarie.
L’ascesa fin qui inarrestabile dei prodotti di investimento passivi ha messo in difficoltà soprattutto le sgr di media dimensione, che si trovano a dover sostenere costi sempre più elevati ma senza la potenza di fuoco e le infrastrutture necessarie a competere nella complessa arena degli Etf.
I margini operativi ante imposte per i gestori patrimoniali nordamericani sono scesi al 32% nel 2023 dal 39% di due anni prima, riflettendo «ricavi stabili e costi più elevati», secondo quanto calcolato dalla società di consulenza McKinsey. In particolare, il boom dei prodotti di investimento passivo a basso costo ha pesato sui ricavi da commissioni e ha rallentato o perfino invertito gli afflussi di fondi presso i gestori attivi. Dall’altro lato, la forte spesa per l'intelligenza artificiale (ambito dal quale gli asset manager non possono più sottrarsi per essere competitive) ha aumentato ulteriormente la pressione sui costi.
Se questo è lo scenario di partenza, l’articolo del FT analizza anche l’identikit delle operazioni più frequenti. La casistica più diffusa è quella per cui una società di gestione acquisisce un competitor più piccolo (o realizza una fusione se le dimensioni sono simili) per aumentare scala, clientela e potenza di fuoco, ma non è insolito che asset manager grandi entrino nella partita per internalizzare competenze che ancora non hanno. Due in particolare: Etf attivi e asset alternativi.
Goldman Sachs, per esempio, nel 2025 ha realizzato due acquisizioni rivolte in questa direzione: il provider di Etf Innovator Capital Management e la società di venture capital Industry Ventures.
Il fermento che c’è negli Stati Uniti non può certo lasciare l’Europa indifferente. Primo, perché l’industria del risparmio del Vecchio continente vive il problema dei margini in modo ancora più amplificato rispetto agli Stati Uniti, così come la concorrenza degli Etf che, salvo alcune eccezioni notevoli (Amundi e Xtrackers-Dws in primis) è stato in gran parte delegato alle società di gestione americane (su tutte BlackRock, Vanguard, State Street e Jp Morgan Am nel mondo degli attivi).
Avere concorrenti più grandi e diversificati a livello di offerta può mettere ulteriormente alle strette il risparmio gestito europeo dopo che, secondo quanto calcolato in un recente raport da Iss Market Intelligence, nell’ultimo decennio le masse in gestione delle sgr americane in Ue e Regno Unito sono cresciute di quasi il 125%. Quelle degli asset manager europei sono salite solo del 75%. (riproduzione riservata)