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Risparmio, ecco i fondi e gli Etf per cavalcare la corsa delle banche in borsa
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Risparmio, ecco i fondi e gli Etf per cavalcare la corsa delle banche in borsa

28 marzo 2025, 20:00

Tra risiko e bilanci solidi i titoli finanziari sono tra le prime scelte dei gestori: perché i money manager preferiscono le banche europee a quelle Usa

A Piazza Affari da qualche mese a questa parte c’è un fermento che non si vedeva da tempo, e a innescarlo è stata la più grande stagione di risiko bancario degli ultimi anni. Mai era successo che tutti i principali istituti di credito del Paese (tolta Intesa Sanpaolo, che il risiko lo ha anticipato nel 2020 comprando Ubi) siano in qualche modo interessati, come predatori o come prede, alle dinamiche delle opa e delle ops.

La cavalcata degli Etf sulle banche Ue

Il fermento, che peraltro non è solo limitato all’Italia ma interessa buona parte dell’Europa (si pensi all’operazione Unicredit-Commerzbank), si sta traducendo in performance di borsa stellari per i titoli del settore tanto che da inizio anno il più grande Etf sui titoli bancari europei, un comparto di Amundi che replica l’indice Stoxx Europe 600 Banks (2,8 miliardi di euro di masse) sta guadagnando il 30,4%, con un indicatore di spesa (total-expense-ratio o ter) dello 0,47%, quindi piuttosto alto per la media degli Etf passivi.

Chi corre di più

In generale, tutte le principali banche europee stanno viaggiando in territorio positivo da inizio anno, con circa 40 tra i principali istituti di credito del continente che stanno registrando performance a doppia cifra. Alcuni esempi: da gennaio Société Générale cresce del 61%, Commerzbank del 48%, Santander del 47,5%, Unicredit di oltre il 42%. Ma investire in titoli finanziari non significa solo scommettere sulle banche e sul risiko: all’interno del settore rientrano anche le assicurazioni, il risparmio gestito, le reti di consulenza, le fintech.

La tabella in basso, elaborata da Fida, propone una selezione di fondi a gestione attiva che si focalizzano sui titoli finanziari: da inizio anno la loro performance media è del 7,9%. Un numero che non riesce a competere con il +30% degli indici sulle banche europee, anche se fondi di questo tipo puntano a una maggiore diversificazione sia geografica sia tra i vari settori della finanza. A un anno il loro rendimento medio sale al 37,3% (ancora più basso del 53,8% dello Stoxx 600 Banks), per arrivare al 46,7% su un orizzonte triennale. In tutto ciò, va considerato anche il capitolo dei costi: le commissioni medie annue per i comparti considerati sono dell’1,4%, ma c’è una differenza sostanziale tra i più economici (0,67% per un fondo di Mediolanum) e i più cari, che arrivano al 2%.

Europa batte Usa: ecco perché

Fideuram Asset Management (Ireland), società del gruppo Intesa Sanpaolo, è prima in graduatoria Fida con il comparto Fonditalia Euro Financials, che da gennaio rende il 15% e arriva sopra il 55% a tre anni, con costi sotto la media: 1,25% di commissioni annue. Frederick Michelon, senior portfolio manager del team Global Equities and Quant Solutions, sottolinea che «il portafoglio è caratterizzato da una preferenza per le banche, in particolare titoli tedeschi e italiani». All’interno del settore bancario, aggiunge il money manager, «si privilegiano titoli in grado di creare valore per gli azionisti». Che cosa significa questo in concreto? «Riteniamo che il settore finanziario dell’Eurozona, in particolare quello bancario, continuerà a produrre risultati economici molto soddisfacenti e, quindi, a prescindere da possibili episodi di correzione del mercato, rimanga un investimento di medio-lungo termine di particolare interesse con valutazioni più interessanti rispetto al settore bancario statunitense», aggiunge Michelon, che preferisce l’Europa agli Usa anche per una ragione di politica monetaria: «Con i piani di spesa fiscale annunciati dalla Germania e da altri Paesi Ue per il riarmo e le infrastrutture, le curve dei rendimenti obbligazionari per scadenza sono divenute più ripide, fenomeno che favorisce i margini di interesse delle banche».

Stati Uniti, l’opzione delle assicurazioni Vita

Tra i comparti con commissioni più elevate ne figura uno di Algebris Investments, il Financial Equity. Un fondo denominato in dollari Usa che, su un orizzonte di tre anni, arriva all’89% di rendimento (+8,2% nel 2025): un buon rimedio contro i costi che, nello stesso lasso di tempo, sono stati del 2% annuo. «La strategia è entrata nel 2025 con posizioni positive di rilievo nelle banche europee e nelle assicurazioni Vita statunitensi, integrate da alcune opportunità in Asia e America Latina, mentre abbiamo relativamente sottopesato le banche Usa», spiega il portfolio manager Mark Conrad. Allo stato attuale il gestore preferisce le banche europee «per la loro redditività, per il significativo ritorno di capitale e per le valutazioni convincenti, che gettano le premesse per un significativo potenziale di rialzo». Visto il rialzo degli istituti di credito del continente in atto da inizio anno, Conrad ha ridotto «tatticamente una parte dell'esposizione», pur rimanendo «costruttivo sull’asset class nel medio termine». (riproduzione riservata)



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