Almeno un quarto del rendimento delle attività finanziarie (azioni, obbligazioni societarie, fondi, e conti di deposito) va in imposte. Dal 2011 in Italia la tassazione delle rendite finanziarie è stata portata al 26% (prima era al 12,5%) e quella dei fondi pensione al 20% (dall’11%). Fanno eccezione i titoli di Stato e i buoni postali, rimasti con aliquota fiscale del 12,5%. Nel frattempo il governo Monti, nel pieno della crisi dello spread, aveva introdotto 14 anni fa anche un’imposta di bollo che oggi ha un’aliquota dello 0,2% all’anno e colpisce tutti gli strumenti di investimento tranne i fondi pensione e le gestioni separate delle polizze vita di ramo I (tabella in pagina).
L’unica isola felice restano i pir, i piani individuali di risparmio che sono esentasse (a determinate condizioni). Varati per iniziativa del governo Renzi, i pir sono nati nel 2017, nella loro versione ordinaria e poi nel 2020 sono arrivati i pir alternativi. Mentre i primi investono in attività quotate e sono aperti, i secondi sono orientati all’investimento in titoli di aziende non quotate e sono chiusi, quindi hanno una scadenza. Ma per entrambi vale lo stesso principio: esenzione totale delle imposte sui capital gain e di successione se tenuti per almeno cinque anni e a condizione che vengano rispettati alcuni vincoli all’investimento tra cui privilegiare imprese italiane.
Questa evoluzione si inserisce in una tendenza in atto in Europa che nel 2015 ha lanciato gli Eltif, un contenitore normativo che consente di investire in strumenti non quotati (private equity e private debt) e che è una delle versioni in cui in Italia il pir alternativo può prendere forma. Il fatto è che per alcuni vincoli normativi gli eltif non hanno mai davvero preso piede in Europa e in Italia dove neanche i pir ordinari hanno avuto il successo sperato.
Per gli eltif e in generale per i pir alternativi, bisognerà aspettare un bilancio definitivo che sarà tra tre o quattro anni quando arriveranno a scadenza i primi fondi. Mentre per i pir ordinari, dopo un iniziale boom tra il 2027 e il 2018, la raccolta è crollata probabilmente a causa delle loro concentrazione sul mercato azionario italiano. Solo negli ultimi mesi stanno iniziando a raccogliere molto i pir di tipo obbligazionario perché sono collocati dalle reti di vendita come alternativa esentasse a un’obbligazione, ai Btp in primis.
Proprio sulla scorta di questi esperimenti italiani sui pir, degli eltif europei e di altri casi a fisco light a livello internazionale, potrebbero essere disegnati i nuovi conti di deposito citati nella Savings and Investments Union (Siu), programma strategico presentato il 19 marzo scorso dalla Commissione europea per mobilitare i capitali privati verso le necessità dell’Europa nel nuovo scenario che vede le due sponde dell’Atlantico sempre più distanti. Il piano potenzia la Capital Market Union, l'iniziativa dell'Ue volta a integrare ulteriormente i mercati dei capitali degli Stati membri.
La Siu ricorda che l’Ue ha rilevanti esigenze di investimento che il rapporto Draghi stima in 750-800 miliardi di euro all’anno entro il 2030. Tale previsione è ulteriormente impattata dall’aumento della spesa in difesa nello stesso arco di tempo. Gran parte di queste necessità aggiuntive riguarda le piccole e medie imprese e le aziende innovative, con queste ultime che, in particolare, non sono facilmente finanziabili dalle banche. Per questa ragione, afferma la Commissione, uno sviluppo dei mercati di capitali deve essere un elemento essenziale dell’Unione dei risparmi e degli investimenti affinché l’Europa possa affrontare il crescente disallineamento tra risorse delle famiglie e necessità di finanziamento dell’economia.
In Ue i risparmi privati certo non mancano: rappresentano il 25% del pil contro il 18% degli Usa, ma il problema è che sono tenuti liquidi. Attualmente, circa 10 mila miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee sono depositati in conti correnti o sono in contanti, oltre il 40% della ricchezza finanziaria netta totale (24 mila miliardi di euro), rispetto a 13 mila miliardi di euro negli Usa, un importo molto più basso sul totale di 82 mila miliardi di euro, il 16%. Questa differenza sostanziale evidenzia la necessità di indirizzare questi fondi in investimenti produttivi. Sebbene i depositi sono sicuri e facilmente accessibili, ricorda sempre la Commissione, generano un rendimento relativamente basso rispetto agli investimenti in strumenti del mercato dei capitali. Secondo un’analisi della Bce, se le famiglie dell'Ue dovessero allineare il loro rapporto tra depositi e attività finanziarie con quello delle famiglie statunitensi, un ammontare fino a 8 mila miliardi di euro potrebbe essere reindirizzato sui mercati, ossia un flusso di circa 350 miliardi di euro all’anno.
I risparmiatori svolgono già un ruolo centrale nel finanziare l’economia dell’Ue tramite i depositi bancari, prosegue la Commissione, ma devono essere incentivati e stimolati a investire una maggiore parte dei loro risparmi in strumenti del mercato dei capitali dove possono ottenere rendimenti più elevati oltre a contribuire direttamente alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica. In questo contesto una maggiore fiducia nei prodotti finanziari è una condizione fondamentale affinché i cittadini partecipino di più ai mercati finanziari, il che implica la necessità di un accesso facile, semplice e a basso costo alle opportunità di investimento, avverte l’esecutivo europeo.
Quindi bisogna offrire strumenti che soddisfino le loro esigenze durante le diverse fasi della vita, in particolare in preparazione alla pensione (si veda box). A livello nazionale, si legge ancora nella proposta di Siu, saranno necessarie misure politiche per attrarre gli investitori al dettaglio nei mercati finanziari tramite opportuni strumenti di risparmio e agevolazioni, incluse quelle fiscali. La Commissione ricorda che l’esperienza in alcuni Stati membri ha già mostrato il potenziale dei conti di risparmio e investimento per aumentare l’esposizione ai mercati finanziari, specialmente quando tali conti sono abbinati a incentivi adeguati. Nei casi più di successo, questi strumenti sono facili da usare e progettati con interfacce digitali che danno accesso a una vasta gamma di prodotti, prevedono aliquote fiscali di favore, offrendo una portabilità a costo nullo o basso.
In alcuni Stati, i conti e gli stimoli fiscali sono progettati per supportare gli investimenti nelle imprese europee e in priorità strategiche come la difesa, la ricerca e l’innovazione e la transizione verde. «Per incentivare ulteriormente la partecipazione dei risparmiatori nei mercati finanziari e mobilitare gli investimenti nell’economia europea, l’accesso ai conti di risparmio e investimento dovrebbe essere esteso in tutta l’Ue», spiega la Commissione che per ora non ha fornito ulteriori dettagli su come potrebbero essere disegnati questi strumenti limitandosi ad affermare che adotterà misure entro il terzo trimestre del 2025 per creare un modello europeo per conti o prodotti di risparmio e investimento basato sulle migliori pratiche esistenti. Queste misure saranno accompagnate da una raccomandazione indirizzata agli Stati membri sul trattamento fiscale.
L’esecutivo europeo presieduto da Ursula von der Leyen aveva peraltro proposto nel 2023 il pacchetto di riforme della Retail Investment Strategy che si è concentrato sull'assicurarsi che i risparmiatori siano protetti e ottengano un buon rapporto qualità-prezzo quando investono. La proposta è in fase di discussione con il Parlamento europeo e il Consiglio. Come punto di partenza, avverte la Commissione, livelli più elevati di alfabetizzazione finanziaria sono essenziali per sviluppare una cultura di investimento tra le famiglie. L’indagine Eurobarometro del 2023 mostra che solo il 18% dei cittadini dell’Ue possiede un alto livello di educazione finanziaria. Alcuni Stati membri hanno già intrapreso azioni in tal senso, osserva la Commissione, ma è necessaria un'azione più coordinata.
Sulla Siu è intervenuta subito l’Alfi, ovvero l’associazione dell’industria dei fondi del Lussemburgo, hub europeo molto importante insieme all’Irlanda per la distribuzione dei prodotti di risparmio gestito, che ha appena redatto alcune proposte per mettere in circolo la liquidità dormiente. Un aspetto chiave dovrebbe essere il rafforzamento dei fondi pensione.«Attivando i 33,5 mila miliardi di euro di asset finanziari lordi delle famiglie in Europa possiamo accelerare la crescita dell’economia e alimentare una nuova era di rafforzamento finanziario. La chiave di questa trasformazione è sbloccare il vasto potenziale dei risparmi retail, in particolare promuovendo le pensioni del secondo pilastro attraverso adesioni obbligatorie, soluzioni di investimento adeguatamente progettate e incentivi fiscali mirati», osserva l’Alfi proponendo tre azioni concrete che possano essere implementate sia a livello nazionale che Ue, sul fronte dei giovani, delle pensioni e dei conti di investimento. «Sebbene molte di queste leve rientrino nelle competenze dei governi nazionali, le istituzioni europee possono svolgere un ruolo chiave nel guidare e incoraggiare riforme fondamentali», ricorda l’associazione lussemburghese.
Le proposte rivolte ai più giovani partono dall’educazione finanziaria obbligatoria nelle scuole, per arrivare a conti di investimento ad hoc per bambini. Mentre per aumentare la partecipazione ai fondi pensione, necessità impellente di fronte all’invecchiamento della popolazione, Alfi propone prodotti accessibili ai vari fornitori (banche, assicuratori, gestori di asset) con l’obiettivo di ottenere costi competitivi, nel frattempo i lavoratori dovrebbero avere la libertà di scegliere tra le diverse proposte d'investimento. Inoltre, per via dei loro bassi rendimenti, i prodotti con garanzia di capitale dovrebbero essere limitati a coloro che si avvicinano alla pensione. Poi bisognerebbe promuovere l'auto-iscrizione e la portabilità delle pensioni tra Paesi: quindi adesione automatica per i dipendenti, con entrambi, datori di lavoro e lavoratori, obbligati a contribuire, supportati da agevolazioni fiscali. Sul terzo fronte, quello dei conti di risparmio per investimenti, i cosiddetti Investment Saving Accounts (Isa) che già sono in uso nel Regno Unito, Alfi osserva che, se dotati di una tassazione di favore, potrebbero essere un ulteriore punto di ingresso nei mercati.
Per l’Alfi un Isa dovrebbe coprire un ampio spettro di asset come azioni, obbligazioni, fondi ed Etf, mentre per gli attivi non quotati gli strumenti ci sono già e sono gli Eltif. Gli Isa dovrebbero poi essere facilmente accessibili tramite banche, assicuratori, gestori di fondi, oltre a essere disponibili per i minori, promuovendo in questo modo l'alfabetizzazione finanziaria precoce. Il tutto con un trattamento fiscale uniforme e semplice: contributi deducibili dalle tasse e capital gain esenti. Ma a patto di «evitare restrizioni inutili come i limiti alle commissioni o allocazioni obbligatorie degli investimenti. Gli Isa offrono un modello collaudato, pronto per essere implementato senza la complessità di nuove etichette», conclude Alfi. (riproduzione riservata)