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Quella richiesta degli eredi Del Vecchio che può cambiare il risiko bancario
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Quella richiesta degli eredi Del Vecchio che può cambiare il risiko bancario

27 giugno 2025, 19:30 Ultimo aggiornamento: 21:37

Vendere o assegnare le partecipazioni bancarie e finanziarie di Delfin agli otto destinatari dell'eredità del fondatore di Luxottica modificherebbe tutti gli assetti e le alleanze in corso su Mps, Mediobanca e Generali. Ma la proposta è concreta o è solo un avviso ai naviganti dell'ad Francesco Milleri?

La notizia era già nell’aria, tanto che il nostro Andrea Deugeni l’aveva anticipata lo scorso 7 giugno: ora Marigia Mangano, che è diventata brava giornalista nel giornale che state leggendo, ha rivelato su Il Sole 24Ore di giovedì 26 che gli azionisti di Delfin sono in pressing per vendere tutti gli asset finanziari non core rispetto a EssilorLuxottica, che è alla base dell’enorme ricchezza dei numerosi eredi del fondatore, Leonardo Del Vecchio. Nel mirino almeno di una parte degli eredi del formidabile imprenditore degli occhiali, dando per scontato che l’indiscrezione sia fondata, c’è una volontà precisa: potersi spartire l’enorme ricchezza creata dal padre per i numerosi figli di due mogli e una compagna, oltre che della seconda moglie, madre anche di chi ha già avuto in eredità almeno il nome Leonardo, pur essendo chiamato Leonardino per differenziarlo dal padre.

Il ruolo di Francesco Milleri

Probabilmente, almeno una parte dei numerosi eredi figli, pensa sì di essere ricco ma non lo è, appunto perché la parte più consistente dell’eredità, cioè il valore dello straordinario gruppo degli occhiali, è tuttora indivisa e comunque affidata alla gestione, a vita, di Francesco Milleri.

Mentre nessun erede può lamentarsi della gestione, perché Milleri non ha fatto altro che incrementare il valore del gruppo creato da quel formidabile imprenditore che è stato Leonardo Del Vecchio (cresciuto all’orfanotrofio dei Martinitt, perché orfano di padre già nel grembo della madre), certamente ad alcuni di loro pesa appunto il fatto che il valore degli asset è al momento indiviso e quindi gli eredi debbano accontentarsi, si fa per dire, di un dividendo di circa 10 milioni all’anno.

Cosa sta succedendo davvero

In sostanza ognuno vorrebbe prendersi la propria quota di ricchezza, ma non potendo certo richiedere che sia venduto l’asset fondamentale della holding Delfin (un nome, un programma) e cioè EssiLux, avrebbero chiesto, secondo la brava Marigia, di vendere le altre partecipazioni e cioè quelle bancarie e assicurative: il 20% di Mediobanca, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 9% di Mps.

Le quattro partecipazioni, con l’esclusione di quella in Unicredit, già da prima della morte del fondatore Leonardo hanno marciato in quasi completa sintonia con Francesco Gaetano Caltagirone (a proposito, l’ingegnere romano non è riuscito nel di lui tentativo, all’assemblea di giovedì 26, a entrare nel consiglio e nel collegio sindacale di Class Editori, che edita il giornale che state leggendo).

I valori delle partecipazioni di Delfin

A conti fatti (con fonte Bloomberg scelta da Marigia) i valori delle partecipazioni di Delfin sono i seguenti: 32% di EssiLux valore circa 36 miliardi; 28% di Covivio (immobiliare) circa 1,6 miliardi; 19,9% di Mediobanca circa 3,2 miliardi; 10,01% di Generali circa 4,6 miliardi; 9,8% di Mps circa 855 milioni; 2,7% di Unicredit circa 870 milioni: valore complessivo, circa 50 miliardi di euro.

Gli eredi, pur di origine diversa, sono stati trattati nel testamento del fondatore con gli stessi diritti: tre figli di primo letto, la seconda moglie madre di Leonardino, Leonardino, Rocco Basilico, figlio di primo letto della seconda moglie, e i due figli avuti fuori con l’ex compagna Sabina Grossi.

Cosa chiedono gli eredi?

A conti fatti, in termini di valore ciascun erede se venisse liquidato tutto il portafoglio avrebbe diritto a circa 6,2 miliardi, considerato che anche Milleri ha ricevuto azioni di Delfin oltre alla carica a vita. Ma in realtà, secondo le fonti citate, buona parte degli eredi chiedono che siano vendute solo le partecipazioni finanziarie e cioè quelle in Mediobanca, in Generali, in Mps e in Unicredit: in totale circa 14 miliardi di euro, con l’indicazione a Milleri di concentrarsi solo su EssiLux, anche con un richiamo alla fonte di tutte le ricchezze.

Chi chiede davvero questa decisione

Ma è sicuro che siano i figli a chiedere questa decisione o piuttosto che sia Milleri a suggerirlo, finito come è nel conflitto dei conflitti della storia dell’imprenditoria e della finanza italiana? C’è chi scommette che in realtà sia proprio Milleri a desiderare una simile soluzione, anche perché lui stesso potrebbe godere del lascito ricevuto dal fondatore, che quando era in vita teneva sotto controllo il mercato degli occhiali in un modo molto empirico: infatti non era rado trovarlo nel negozio di ottica da lui preferito a Milano e cioè quello fondato dalla famiglia Artioli in Piazza XXV aprile, vicino a Eataly. Del Vecchio verificava così l’andamento dei vari modelli.

Ma allora non c’era ancora l’integrazione degli occhiali con la più moderne tecnologie non solo per l’udito ma anche, oggi, con fotocamere, audio open-ear, intelligenza artificiale e funzionalità di streaming in collaborazione con Meta.

I valori molto alti raggiunti dal settore finanziario

È forse anche questa integrazione con le più avanzate tecnologie che potrebbe aver motivato sia gli eredi che Milleri a ipotizzare un’uscita dalle partecipazioni finanziarie a valori probabilmente irripetibili o comunque difficilmente ripetibili, dato che nascono in larghissima misura dalle varie ops che sono state lanciate.

In tal senso c’è anche la teoria fondata, secondo cui a far emergere da parte degli eredi familiari e inevitabilmente anche da Milleri l’ipotesi di una vendita delle partecipazioni finanziarie sono i valori molto alti raggiunti nel settore finanziario e bancario grazie appunto alle varie ops in corso.

Se fosse così, vorrebbe dire che sia Milleri che gli altri eredi sono convinti che in futuro sarà difficile che le stesse partecipazioni finanziarie raggiungano valori così elevati. E del resto proprio Milleri non solo in una circostanza aveva mostrato più di un rispetto verso i manager di Mediobanca.

Un messaggio concreto al mercato

Del resto, per svincolarsi, dal coinvolgimento nel confronto in atto sul mercato finanziario e bancario, che cosa ci potrebbe essere di più concreto che far sapere al mercato che sono gli eredi familiari a voler uscire dagli investimenti finanziari? Anche perché gli eredi di Leonardo Del Vecchio per più di un motivo vogliono ciascuno far cassa. E Milleri è si a vita il capo operativo, ma anche lui tiene famiglia.

Teorie fantasiose? Non credo, conoscendo le dinamiche dei giornali, che il mio vecchio allievo Fabio Tamburini (il suo primo articolo lo scrisse per Capital, sulla collezione di penne stilografiche), direttore responsabile de Il Sole 24Ore si sarebbe avventurato a pubblicare un articolo come quello scritto da Marigia se non avesse contezza precisa della reale situazione fra gli eredi di Del Vecchio.

Il rapporto con Alberto Nagel

E poi ci sono anche le poche dichiarazioni di Milleri, la principale delle quali faceva intuire il buon feeling con l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel: il bravissimo manager di Luxottica, intercettato prima delle varie assemblee, in sostanza disse che avrebbe voluto approfondire la situazione di Mediobanca con il suo ceo, appunto Nagel. Dichiarazione che l’ing. Caltagirone non si sarebbe mai abbassato a fare.

Così, mentre procedono tutte le dinamiche di diritto e dinamica societaria fra le varie ops in corso, occorrerà tenere presente, anche se come ipotesi estrema, che le richieste degli eredi di Del Vecchio di poter uscire dagli investimenti finanziari e fare cassa, si possano realizzare e che quindi mentre gli stessi eredi farebbero cassa, il panoram bancario e finanziario italiano potrebbe delinearsi con contorni diversi da quelli oggettivamente visibili in questo momento, in cui appare non lontana dalla soluzione finale il risiko bancario-assicurativo con possibile conquista di Mediobanca da parte di Mps. Con tutto ciò che ne potrebbe conseguire fra Siena, Milano e Trieste.

Cosa può cambiare per il risiko bancario

Non resta che aspettare, ma certo la prorompente richiesta degli eredi di Del Vecchio (o di parte di essi) potrebbero cambiare davvero gli scenari. Senza contare che vanno tenute in conto anche le indagini della magistratura, pur essendo fuori discussione la competenza e l’onestà intellettuale del ministro Giancarlo Giorgetti a proposito del parziale collocamento delle azioni di Mps a soci privati come Caltagirone e Delfin. Ma anche se c’è competenza e serietà, talvolta il diavolo ci mette la coda e quindi occorrerà aspettare la decisione della magistratura sull’indagine in corso su quel collocamento diretto di azioni Mps in primo luogo a Caltagirone e Delfin.

L’arrivo di Internet in borsa e quello dell’AI

Ricordate l’effetto delle prime applicazioni di informazione attraverso i siti Internet? Sto parlando degli ultimi anni del millennio precedente, quando le società che adottarono prima delle altre il sistema internet ebbero un balzo notevole in borsa, come è ragionevole per ogni passo in avanti al servizio dell’informazione, che sia giornalistica o anche pubblicitaria fa relativamente poca differenza.

Parlo per esperienza perché quotammo Class Editori nel 1998 e i valori in borsa furono un continuo crescendo come tutti coloro che avevano colto la possibilità di innovare proprio con Internet. Con l’avvento dei vari tipi di intelligenza artificiale sta avvenendo lo stesso fenomeno. Ora nella Silicon Valley sta avvenendo un fenomeno analogo a quello della popolarizzazione di internet. Per ora sostanzialmente al di fuori della Borsa, ma in certi casi con crescite di valore ancora più violente dell’epoca Internet.

L’esempio di Mira Murati

Un esempio? Mira Murati, ex responsabile della tecnologia di OpenAI. Uscita dalla società fondata da Sam Altman e alla quale per un periodo di tempo ha partecipato anche Elon Musk, ha immediatamente raccolto 2 miliardi di dollari di capitale per Thinking Machine, una start up che ha già una valutazione di 10 miliardi di dollari. Certo, il suo successo è dovuto anche al fatto che ha co

n sè alcuni dei migliori ricercatori di OpenAI. Ma poi ci sono aziende come Meta che offrono ingaggi e stipendi enormi per le star della AI.

I nuovi parametri per raccogliere denaro al tempo dell’AI

A fronte di questo mercato delle tecnologie di AI, il mercato dei calciatori o i dei campioni del basket Nba impallidiscono. In passato i criteri di remunerazione erano il tipo di crescita del fatturato, il tasso di abbandono dei clienti e il consumo di liquidità; oggi sono meno importanti del passato, secondo analisti qualificati di Wall Street.

E la ragione, spiegano, è dovuta alla rapidità di evoluzione dell’AI. Oltre naturalmente alle possibilità di spesa sia di start up come quella della albanese Murati o di giganti già oligopolisti sulla rete come Meta, ma non solo. Gli indicatori presi in considerazione non sono più, per esempio quello che in sigla è indicato come Arr, cioè quello che in italiano si può definire come fatturato ricorrente annuo.

E per usare questo indicatore poteva essere preso in considerazione il numero degli abbonamenti di un periodo minimo di un mese moltiplicandolo poi per 12 quanti sono i mesi di un anno per avere il dato di valutazione. Ma ciò che è cambiato con la AI è che la crescita può essere prorompente: è il caso di Cursor, un tool di successo che ha visto passare il suo fatturato mensile del mese di giugno a 550 milioni di dollari, cioè ben cinque volte il fatturato di gennaio. Tutto ciò indica la potenzialità enorme di crescita di chi offre sistemi di AI specialmente se si tratta di intelligenza generativa, cioè quella realizzata da OpenAI con ChatGpt.

Le perdite contano ancora?

È del tutto ordinario che i conti delle aziende di AI, specialmente generativa, mentre cresce il fatturato necessariamente non generino profitti, anche se hanno comportato miliardi di investimenti. Il caso più clamoroso è proprio quello di Open AI, che nel 2024 ha bruciato ben 5 miliardi di dollari, mentre il suo valore è stimato a 300 miliardi.

E in realtà gli operatori di private equity non si preoccupano delle perdite che registrano le start up di intelligenza artificiale perché sono convinti che la capacità di produrre fatturato crescerà appunto esponenzialmente. E più di una società di investimento guarda a Perplexity, potenzialmente concorrente di Google, che pure ha fatturato 34 miliardi di dollari nel 2024 bruciandone 65. Ma nell’ultima raccolta di fondi Perplexity ha ottenuto capitali per 14 miliardi di dollari, che è pari a oltre 400 volte il fatturato.

Naturalmente è molto importante il tipo di AI che viene valutato. Al momento il record spetta all’AI generativa, quella già citata di OpenAI con la prima ChatGpt al mondo, che con la valutazione di 300 miliardi ha un moltiplicatore di ben 60 volte, non del fatturato ma delle perdite.

Post scriptum: a proposito di MFGpt

P.S. Per la nostra MFGpt, la prima in assoluto in Italia, che al momento ha un migliaio di cosiddetti allenatori, abbiamo investito qualche milione di euro, non considerabili ancora come perdite ma appunto come investimento.

P.S.2. Ecco come MFGtp dà conto dell’assemblea di giovedì 26 di Class Editori spa:

L’assemblea degli azionisti di Class Editori, riunitasi il 26 giugno 2025, ha approvato il bilancio 2024 e ha proceduto alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale per il triennio 2025-2027

I punti salienti dell’assemblea sono stati:

Affluenza: Il 77,54% dei voti totali validi si è presentato in assemblea, evidenziando una significativa partecipazione.

Bilancio 2024: Il bilancio è stato approvato, chiudendo con ricavi consolidati pari a 86,57 milioni di euro (in lieve calo rispetto agli 88,67 milioni di euro del 2023) e un Ebitda positivo di 12,05 milioni di euro.

Nomina del CDA: La lista presentata dall’azionista di maggioranza, Paolo Panerai, che detiene il 56,79% dei diritti di voto, ha eletto 13 amministratori. Giorgio Luigi Guatri è stato riconfermato Presidente.

La lista di minoranza presentata da Rome Communication srl ha ottenuto il 31,19% dei voti in assemblea (corrispondente al 25,9% del capitale sociale) ed ha eletto un amministratore, Antonio Rappazzo.

Collegio Sindacale: Sono stati nominati sindaci effettivi Pamela Palazzi (Presidente del Collegio Sindacale), Mario Medici e Laura Restelli.

La lista di minoranza presentata da VM2006 srl (Francesco Gaetano Caltagirone) ha ottenuto il 9,81% dei voti in assemblea (corrispondente all’8,36% del capitale sociale), senza eleggere alcun consigliere o il presidente del collegio sindacale. (riproduzione riservata)



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