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Quel gran rifiuto di Dybala, un esempio anche per i top manager
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Quel gran rifiuto di Dybala, un esempio anche per i top manager

29 agosto 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2024, 19:58

Non è facile decidere di rifiutare un’offerta principesca ma proveniente da un paese lontano per valori e cultura sportiva. Ma il calciatore argentino ha preferito rispettare quei valori. E quanti valori e culture aziendali sono state dimenticate, come insegna il caso Stellantis...

Quale manager italiano rinuncerebbe a un compenso di 80 milioni di dollari per tre anni di lavoro, come ha fatto un calciatore, Paulo Dybala?

In Italia le classifiche dei manager che guadagnano di più si sprecano. Quelle più attendibili si riferiscono ai capi delle aziende quotate in borsa perché i compensi dei top manager devono essere dichiarati dalle società. Ma appunto nella bizzarria di alcune di queste classifiche finisce in prima posizione per un anno (il 2022) anche Mike Manley, ex ad di Fca, la teorica parte torinese dell’attuale Stellantis: ma i 51 milioni e 184 mila euro si riferiscono a quanto gli è stato pagato perché lasciasse la posizione: quindi si tratta di un compenso più una liquidazione.


Vicinissimo al guadagno straordinario di Manley è stato nello stesso anno Fulvio Montipò, presidente e amministratore delegato di Interpump, con 49 milioni e rotti. Ma Montipò di fatto ha creato la attuale Interpump, che ha avuto un successo mondiale; quindi, non è solo manager ma imprenditore. Per arrivare a un manager, che però è anche di fatto il controllore della società, bisogna arrivare al capo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera che viaggia vicino ai 20 milioni. Un milione e mezzo meno lo guadagnano Miuccia Prada e il marito, Patrizio Bertelli che hanno l’identico compenso all’euro. Ma anche loro sono i controllori della più importante società italiana della moda, quotata a Hong Kong.

Il caso Stellantis

Per arrivare a un manager e solo manager occorre arrivare al sesto in classifica, il presidente di Unipol e membro del cda di Rcs, Carlo Cimbri, che viaggia un po’ sopra ai 16,5 milioni. Mentre settimo è Giovanni Tamburi, intorno ai 15 milioni, ma anche lui oltre che manager è fondatore e controllore di Tip oltre a ricevere compensi anche da Ovs e Interpump (come vicepresidente), e come consigliere di amministrazione di Amplifon.


Nella classifica del 2022 compariva anche Carlos Tavares, ad di Stellantis con 15 milioni circa; ma nell’assemblea dell’aprile scorso il suo compenso 2023 è balzato a qualcosa come 35,6 milioni, che ha fatto infuriare gli azionisti di minoranza perché se è vero che nel 2023 la società da lui gestita aveva avuto un utile record di 18,6 miliardi di euro, negli ultimi mesi la gestione di Stellantis appare pressoché disastrosa. E non solo in Italia come sottolinea la polemica durissima e legittima del ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, per l’abbandono delle fabbriche italiane, ma ora anche in Usa, dove Frank Rhodes jr., l’erede e bisnipote di Walter P. Chrysler, fondatore della Chrysler, ha sparato a zero sul manager portoghese, a cui vengono attribuiti programmi per cancellare la casa automobilistica proprio a un anno dal centenario della fondazione. E pensare che proprio con la Chrysler, Sergio Marchionne aveva fatto tornare in utile non solo la casa americana, ma aveva con questa azione salvato anche la Fiat.

L’importanza della decisione di Dybala

Di fronte a queste situazioni, la decisione di Dybala, a mio avviso, riveste una grande importanza, specialmente perché proviene da un settore economico qual è diventato il calcio, dove investono imprenditori e fondi per scopo di profitto, procedendo alla progressiva cancellazione di valori propri dello sport. Ma il valore della decisione di Dybala è anche superiore, perché mette a nudo i disegni di chi pensa, come i Paesi arabi, di cancellare anche i residui valori sportivi di uno sport che deve diventare, secondo il loro progetto, solo spettacolo grazie ai miliardi e miliardi di petrodollari di cui dispongono.


Non vi è dubbio che il messaggio proveniente dai Paesi arabi è fortemente inquinante proprio per i residui valori sportivi del calcio in quanto comunque sport. E dire di no ai petrodollari e in quella misura può essere molto importante come esempio per tutti i giovani e in particolare per i giovani che militano già nelle squadre professionistiche o che giocano nelle giovanili con la speranza di arrivare in Serie A. Serie A e anche B e ora C di calcio professionistico dove certo i valori del cartellino dei calciatori sono sempre più lievitati e dove si assiste a una progressiva degenerazione per i sistemi di scommesse sempre più diffuse, come se fossero corse dei cavalli o giochi di carte nei casinò. Fino al punto, e dispiace dirlo, che anche calciatori che hanno rivestito la maglia della nazionale, come Sandro Tonali, ex Milan, hanno violato le regole sulle scommesse, meritando la squalifica di 10 mesi e una multa di appena 20 mila sterline.

Il valore del rifiuto

Con la sua faccia pulita, Dybala ha dato una lezione a tutti e cioè che nello sport calcio (e non solo) il denaro è diventato il padrone, ma al padrone si può dire anche di no. Bravo Paulo. Anche per le motivazioni che hai dato del rifiuto. Rifiuto di cui molto spesso non sono capaci i manager, anche se sanno di andare in una azienda che non rispetta le regole fondamentali di un sistema economico pulito.
Più alto è il successo delle società quotate in borsa e quindi di chi le gestisce, e più clamorose sono le scoperte che vengono fatte su non poche di esse a proposito della loro correttezza.

Il potere degli over the top

Uno dei casi più clamorosi è stata la scoperta dell’accordo segreto fra Google ed Apple, dove evidentemente la lezione morale di Steve Jobs è completamente evaporata. Mi riferisco alla messa a nudo fatta dall’Antitrust americano, sotto la guida finalmente di una giovane preparatissima e determinatissima come Lina Khan, ex professoressa di legge alla Columbia University: in cambio di ben 30 miliardi di euro all’anno Apple ha garantito per anni a Google che le ricerche da parte degli utenti avvenissero automaticamente con il sistema Google.


Credo che la nomina della Khan e l’azione che con lei al vertice la Federal Trade Commission ha avviato, sia la più importante e positiva decisione che sia stata presa dalla presidenza di Joe Biden. E aver colpito con una multa pesante gli accordi fra Google e Apple c’è da sperare sia solo l’inizio di quanto è necessario per tutelare i cittadini rispetto al potere degli over the top del settore digitale, al quale si somma ora quello dell’uso e non solo da parte loro dell’intelligenza artificiale.

La tecnologia e la necessità del controllo

Naturalmente la tecnologia può anzi va anche a vantaggio del genere umano, però è necessario sempre il controllo da parte delle autorità, sia con competenza tecnica sia con competenza economica per quanto riguarda in particolare l’AI e le sue mille utilizzazioni.


Proprio in questi giorni sta diffondendosi la conoscenza della tecnologia dei cosiddetti Gemelli digitali. Attenzione, non riguarda affatto la procreazione di gemelli attraverso il processo digitale. Si tratta invece di una tecnologia che ci può toccare direttamente, per esempio nell’utilizzazione di auto anche in città, gestita da società oggi concorrenti dei taxi classici. L’esempio che circola è riferito alla descrizione di che cosa può succedere quando al posto del taxi normale si richiede un’auto appartenente al sistema Uber e simili. A descrivere questo straordinario fenomeno dei Gemelli digitali per la richiesta di auto Uber è stato un giornale inglese che letteralmente scrive: «In cerca di un taxi si ordina un Uber, bastano pochi tocchi su uno smartphone per far apparire un’auto, come per magia. Traffico permettendo, si viene presto trasportati alla destinazione finale. Ma i trucchi magici non finiscono qui. Non appena si preme su quello schermo, il passeggero, insieme a tutti gli altri passeggeri, autisti e sistemi di Uber che li collegano, diventa parte di una replica digitale completa del funzionamento interno dell’azienda Uber. Questo Gemello digitale, uno dei più sofisticati nel suo genere, consente a Uber di decidere le sue operazioni in tempo reale. I passeggeri infastiditi potrebbero pensare che ciò consenta a Uber di massimizzare i ricavi, quando le tariffe aumentano improvvisamente per bilanciare la domanda di corse e l’offerta di conducenti. Ciò è in parte vero. Ma l’effetto più immediato e più positivo è che il Gemello digitale consente ottimizzazioni di percorso aggiornate al minuto attraverso il traffico cittadino in continua evoluzione».

Definizione e caratteristiche del Gemello digitale

In realtà occorre capire bene che cosa è il Gemello digitale. La migliore spiegazioni è quella di Wikipedia: «Un gemello digitale è la rappresentazione virtuale di un’entità fisica, vivente o non vivente, di una persona o di un sistema anche complesso connessa a una parte fisica e con la quale può scambiare dati e informazioni, sia in modalità sincrona (in tempo reale), che asincrona (in tempi successivi). Il gemello digitale può evolversi fino a diventare una vera e propria replica digitale di risorse fisiche potenziali ed effettive (gemello fisico), di processi, di persone, di luoghi, di infrastrutture, di sistemi e dispositivi che possono essere utilizzati per vari scopi. La componente digitale può includere tutte le informazioni relative al ciclo di vita degli elementi fisici che rappresenta. In termini generali le principali caratteristiche del Gemello digitale sono:

1) L’insieme dei dati e delle informazioni in qualunque modo riferibili alle entità rappresentate dal Gemello digitale. La connessione tra gli elementi della componente fisica con la corrispondente parte virtuale (cibernetica).

2) La possibilità di accesso ubiquitario a dati e risorse informatiche attraverso il web, con possibilità di ricerca e analisi delle informazioni (big data, machine learning, intelligenza artificiale).

3) Lo scambio di dati e informazioni tra la componente virtuale (cibernetica) e quella fisica, con utilizzo di sensori e attuatori.

Il concetto di gemello digitale può essere paragonato ad altri concetti (ambienti di realtà incrociata, cospazi, modelli speculari), che mirano, in generale, a modellare parte del mondo fisico (per esempio un oggetto o un luogo) con la sua rappresentazione cyber (che può essere un’astrazione di alcuni aspetti del mondo fisico). Utile citare il libro di David Gelernter, Mirror Worlds. I Gemelli digitali possono integrare l’Internet delle cose, l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico e l’analisi dei dati. Possono creare modelli di simulazione digitale che si aggiornano e cambiano quando cambiano le loro controparti fisiche. Un Gemello digitale può apprendere e aggiornarsi continuamente da più fonti. Può anche rappresentare, in tempo reale, lo stato, la condizione di lavoro o la posizione degli oggetti o del sistema fisico.

I dati che rappresentano il Gemello digitale possono derivare dalle fonti più diverse: dai sensori che trasmettono vari aspetti delle sue condizioni operative; dati storici relativi alle condizioni passate; dati forniti da esperti umani, come ingegneri, tecnici, medici, con una conoscenza specifica e pertinente; dati raccolti da altre macchine simili, o dai sistemi e dall’ambiente di cui può far parte; informazioni recuperate da qualunque banca dati accessibile attraverso Internet.

Il Gemello digitale può anche utilizzare sistemi di machine learning e di intelligenza artificiale, per elaborare i dati e produrre nuova conoscenza. Il termine «Gemello digitale» è sempre più diffuso in ambito industriale, dove è specificatamente utilizzato per indicare la riproduzione virtuale di un processo o di un servizio reale realizzato attraverso i dati raccolti dai sensori. In molti settori industriali, i gemelli digitali sono già ampiamente utilizzati per ottimizzare il funzionamento e la manutenzione sia di beni fisici che di sistemi e processi produttivi. Rappresentano una tecnologia che si basa sull’Internet industriale delle cose (Iot), in cui gli oggetti fisici possono vivere e interagire virtualmente con altre macchine e persone. Nel contesto dell’Internet delle cose, i Gemelli digitali vengono anche definiti «cyberobject» o «avatar digitali». Il Gemello digitale è anche un componente importante del concetto di sistema ciberfisico».
Capito a che punto siamo? Così ognuno di noi può avere un Gemello digitale a sua disposizione. Non sarà però facile trovare un Gemello digitale di Dybala. (riproduzione riservata)



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